Trovato morto sulla A21, la sorella: “C’è una foto scattata da un testimone e inviata alla Polizia, ma è sparita”
Un urto accidentale contro il guard-rail, la discesa dall'auto per controllare i danni, poi il malore improvviso, la caduta e il decesso. Secondo la Procura della Repubblica di Alessandria è così che sarebbe morto Saad Eddafi, il 34enne di origini marocchine trovato senza vita la sera del 27 dicembre 2024 sulla corsia di emergenza dell'autostrada A21, nei pressi di Felizzano.
Sulla base di questo ipotetico scenario, il Pubblico Ministero titolare del fascicolo, originariamente aperto a carico di ignoti per l'ipotesi di reato di omicidio preterintenzionale, lo scorso 29 giugno ha depositato al Giudice per le indagini preliminari una richiesta di archiviazione. Per gli inquirenti dunque il caso può ritenersi chiuso, ma così non è per la famiglia della vittima, che ha deciso di contestare una decisione considerata profondamente ingiusta. In attesa di presentare una formale opposizione all'archiviazione e richiedere la prosecuzione delle indagini Riham Eddafi, sorella di Saad, ha lanciato – tramite Fanpage.it – un disperato appello affinché non cali il silenzio su una vicenda che fin dalle prime battute è parsa costellata di ombre. La famiglia infatti è convinta che Saad non sia morto a seguito di un banale malore o di una caduta accidentale sull'asfalto, ma che sia stato vittima di una brutale aggressione e che il suo assassino sia ancora a piede libero.
La famiglia di Saad Eddafi: "Molte lacune nelle indagini"
Secondo Riham la ricostruzione degli ultimi istanti di vita di Saad da parte degli inquirenti sarebbe stata lacunosa. "Molte cose non sono state approfondite a dovere", denuncia la donna. Il punto nevralgico dell'opposizione all'archiviazione ruoterà attorno all'esistenza di un testimone oculare che, inspiegabilmente, non sarebbe mai stato convocato negli uffici della Procura. "C'è un testimone fondamentale che si è fermato sul luogo del ritrovamento, ha visto la scena e ha persino scattato una fotografia che ritraeva mio fratello esattamente nella posizione in cui si trovava. Questa immagine è stata inviata sulla casella Pec di un ispettore della Polizia Stradale, eppure non è mai stata tirata fuori e non è mai finita negli atti ufficiali", accusa Riham.
Secondo il racconto della sorella, questo scatto fotografico sarebbe cruciale perché smentirebbe la versione ufficiale fornita alle autorità riguardo allo stato in cui è stato rinvenuto il cadavere. "Ci avevano raccontato che Saad era stato trovato con i pantaloni già abbassati, sostenendo che se li fosse tolti lui stesso perché in uno stato di grave alterazione", spiega Riham. "Tuttavia, in quella foto scattata dal testimone prima dell'arrivo dell'ambulanza, si vede chiaramente che lui era vestito normalmente, senza i pantaloni abbassati. In realtà glieli hanno tolti solo dopo i soccorritori". I dubbi della famiglia si estendono anche ad altri fronti dell'inchiesta, a partire dalla totale assenza di accertamenti sulla vita privata della vittima nelle ore immediatamente precedenti il dramma. "La mattina stessa della morte di Saad c'erano stati dei litigi pesantissimi con la sua fidanzata dell'epoca. Eppure lei non è mai stata sentita dagli inquirenti, non le è mai stato sequestrato il telefono per capire cosa fosse successo o con chi avesse parlato. Niente di niente", prosegue Riham.
A complicare ulteriormente il quadro vi è la presunta assenza di immagini di videosorveglianza sull'autostrada A21: secondo quanto riferito alla famiglia, la telecamera presente in quel tratto sarebbe stata ruotata dall'altra parte, riprendendo il traffico opposto e lasciando un "vuoto" sul punto in cui è morto Saad. Anche le dichiarazioni fornite dalle forze dell'ordine nei primissimi giorni non convincono i parenti: "Ci dicevano che mio fratello era molto alterato, ma come facevano a saperlo prima che venissero fatte le analisi, visto lo hanno trovato quando era già morto?", si chiede la sorella, ribadendo la necessità di fare piena luce anche sull'auto guidata dal 34enne, che non sarebbe stata mai analizzata a fondo. "Da quanto ho appreso in tribunale – ma verificherò tra qualche giorno leggendo gli atti – sull'auto l'unica impronta rilevata sarebbe quella di mio fratello. Di fronte a questo mi chiedo: la macchina è stata ripulita? E da chi? Mi sembra folle e assurdo che non sia stata trovata nemmeno un'altra traccia. Eppure su quell'auto sono salite tante persone: non c'è l'impronta di mio figlio, non c'è quella di mia madre, né di un suo amico, e non c'è neppure un'impronta della sua fidanzata. Il nulla assoluto".
Il medico legale esclude la morte per malore o caduta accidentale
A dare una consistenza ai dubbi della famiglia Eddafi non ci sono soltanto le supposte incongruenze investigative sollevate dalla sorella, ma anche le carte. Fanpage.it è in possesso della relazione di consulenza tecnica medico-legale redatta dal dottor Luca Tajana, specialista dell'Università di Pavia, incaricato proprio dalla Procura della Repubblica di Alessandria di eseguire l'autopsia e stabilire le cause della morte di Saad. Leggendo le conclusioni del medico legale, l'ipotesi del malore o della semplice caduta accidentale viene categoricamente esclusa in favore di uno scenario diverso e più compatibile con la morte violenta.
Il dottor Tajana, nella sua perizia, definisce la ricostruzione del lieve impatto sul guard-rail del tutto incompatibile con i traumi riscontrati sul cadavere: anche le immagini del corpo sono state visionate da Fanpage.it e si stenta effettivamente a credere che le ferite siano compatibili con un normale "malore" seguito da una caduta sull'asfalto. Il cadavere di Saad presentava infatti un "grande traumatismo". Nello specifico, l'uomo aveva subito danni irreparabili come una vasta emorragia subdurale e subaracnoidea con frattura della base cranica, la frattura della prima vertebra cervicale con lussazione e distacco dell'articolazione tra la testa e il collo, la rottura dell'osso ioide, lo sfondamento della clavicola sinistra, oltre a molteplici costole spezzate bilateralmente e gravissime lacerazioni ai polmoni e al fegato. È stata inoltre riscontrata la lacerazione a tutto spessore dell'arco aortico. Di fronte a questo quadro, il consulente della Procura spiega che è del tutto impossibile che tali lesioni siano il frutto di una caduta al suolo da fermo.
Ancora più importante, il dottor Tajana ritiene impossibile che un individuo con il cranio fratturato, la colonna vertebrale cervicale spezzata e l'aorta recisa avesse potuto mantenere la lucidità fisica e motoria necessaria per accostare la propria automobile in corsia di emergenza, spegnere il motore e scendere autonomamente sulle proprie gambe per controllare i danni della carrozzeria. Tali ferite, chiarisce il medico, avrebbero causato la morte nel giro di pochissimo tempo ed equivalgono a traumi che si osservano solo in incidenti stradali ad altissima velocità con urti frontali o in casi di precipitazione da notevole altezza. Il perito esclude inoltre che Saad sia stato investito da un veicolo in corsa mentre si trovava in piedi, poiché le sue gambe risultavano integre, prive di fratture tipiche da urto con paraurti. Nonostante le analisi tossicologiche abbiano certificato che il trentaquattrenne si trovasse sotto l'effetto di un'elevata dose di cocaina assunta a ridosso della morte, la causa del decesso è unicamente di natura traumatica, dovuta a uno shock neurogeno ed emorragico massivo.
La sorella di Saad Eddaf: "Non può esserci un assassino a piede libero"
Le conclusioni autoptiche potrebbero suggerire che il 34enne sia stato massacrato di botte; per questo la richiesta di archiviazione del caso da parte della Procura appare oggi inaccettabile alla famiglia. "Chiediamo – conclude Riham Eddafi – che venga fatta piena chiarezza e che si verifichi se è stato fatto davvero tutto il possibile: non può esserci un assassino a piede libero mentre una famiglia cerca ancora risposte. Rivolgo un appello a tutte le persone che sono passate lungo quel tratto di autostrada il 27 dicembre di due anni fa: stando al testimone, molti automobilisti si fermavano a fare video. Se qualcuno ha visto qualcosa, non abbia paura di parlare. Questa storia è stata liquidata troppo frettolosamente come un malore. Noi siamo convinti che mio fratello sia stato ucciso".