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Incidente Funivia Stresa-Mottarone
26 Maggio 2021
21:17

Tragedia del Mottarone: i freni manomessi e i cavi usurati dall’umidità. Cosa sappiamo finora

Sono tre le persone fermate nella notte per l’incidente avvenuto sulla Funivia Stresa-Mottarone. Il primo è Luigi Nerini, proprietario dell’impianto. Gli altri due sono il direttore dell’esercizio Enrico Perrocchio e il capo servizio Gabriele Tadini. Perrocchio avrebbe dichiarato di non essere stato a conoscenza dell’inserimento volontario del forchettone per impedire malfunzionamenti della funivia. “Una pratica suicida” avrebbe detto tramite il suo avvocato.
A cura di Gabriella Mazzeo
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Incidente Funivia Stresa-Mottarone

Sono appena iniziate le indagini per accertare le cause della tragedia del Mottarone, costata la vita a quattordici persone. Due bambini sono rimasti feriti: uno è deceduto poco dopo l'arrivo dei soccorsi mentre l'altro, il piccolo Eitan, è stato da poco risvegliato dal coma farmacologico e respira da solo. Il bimbo di appena cinque anni ha perso nella tragedia il padre, la madre e i nonni. Con lui in ospedale la zia e i nonni paterni. Nella giornata di ieri, i Carabinieri di Verbania hanno rivelato a Fanpage.it di non aver ritrovato il forchettone, il dispositivo utilizzato per bloccare i freni di emergenza delle cabine sulle funivie. La foto che mostrava un forchettone ancora inserito sulla cabina non era stata scattata dai militari. "Stiamo analizzando tutti gli elementi che ci arrivano dall'esterno – aveva spiegato il Comandante Provinciale dei Carabinieri Alberto Cicognani – ma non abbiamo rinvenuto personalmente il mollettone del quale si sta parlando in queste ore". La foto però è diventata il principale elemento di indagine: durante gli interrogatori avvenuti nella notte, un dipendente delle funivie avrebbe confessato l'inserimento consapevole dei forchettoni per evitare blocchi della struttura. Il lavoratore sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati.

Durante un secondo sopralluogo avvenuto nella giornata di oggi è stato ritrovato il secondo forchettone che non era ancora stato individuato dalle forze dell'ordine a causa della pericolosità della zona nella quale la cabina è precipitata. L'ipotesi è quindi che Luigi Nerini, proprietario della Funivia, il direttore dell'esercizio Enrico Perrocchio e il capo servizio Gabriele Tadini fossero a conoscenza di pregresse problematiche dell'impianto.

Le cause dell'incidente

La causa principale della tragedia, secondo quanto accertato fino ad ora, sarebbe stata la rottura della fune traente. Un evento rarissimo, ma simulato durante i controlli di routine. La rottura della fune sarebbe stata poi accompagnata dal cedimento di un cavo portante, altra circostanza simulata durante gli accertamenti per verificare il funzionamento dei freni di emergenza. Ed è qui che è esplosa la scintilla: con dispositivi di emergenza a norma, la cabina sarebbe rimasta sospesa nel vuoto, richiedendo l'intervento dei soccorsi per riportare a terra i turisti bloccati, come già avvenuto nel 2001. Così però non è stato e la cabina è scivolata indietro schiantandosi poi a valle. La procura dovrà cercare di capire perché la fune si sia spezzata. Secondo quanto asserito dal proprietario della funivia, Luigi Nerini, i controlli erano stati effettuati 20 giorni prima dell'incidente, il 3 maggio del 2021. Tutto era stato dichiarato a norma, anche dopo l'esame specifico delle corde dell'impianto. Nonostante questo, però, i problemi erano tanti: i cavi erano severamente compromessi e usurati dall'umidità, secondo quanto accertato dalle prime verifiche nel corso dell'inchiesta. Da più giorni l'impianto viaggiava senza il sistema di freni inserito, per evitare malfunzionamenti. Interventi tecnici per rimediare ai disservizi erano stati richiesti ed effettuati, ma non erano stati risolutivi. Per evitare di perdere l'afflusso di turisti dovuto al clima mite degli ultimi giorni, il sistema dei freni è stato bloccato dai forchettoni in attesa di un intervento risolutivo durante la settimana.

I tre fermi e le dichiarazioni degli indagati

Sono state fermate tre persone durante la notte: il proprietario delle Ferrovie del Mottarone Luigi Nerini, il direttore dell'esercizio Enrico Perrocchio e il capo servizio Gabriele Tadini. In due avrebbero ammesso di non aver attivato il freno volontariamente. L'ingegner Perrocchio, invece, avrebbe negato di aver autorizzato l'utilizzo dei forchettoni. Secondo quanto asserito dal suo legale, Perrocchio avrebbe anche detto di non essere stato al corrente di quanto fatto. "Si tratta di una pratica suicida, nessun operatore di impianti a fune sarebbe così pazzo da montare su una cabina con le pinze inserite" ha dichiarato il legale Andrea Da Prato. "Eravamo preoccupati dal blocco della funivia. Stavamo studiando una soluzione" ha invece confessato durante l'interrogatorio Tadini. Secondo quanto emerso dalle indagini, nei loro confronti emergono dati "fortemente indiziari". Gli indagati avrebbero consapevolmente manomesso i freni in attesa di ulteriori interventi sull'impianto con problemi di funzionamento. I controlli non erano stati sufficienti a risolvere le criticità della funivia.

Ulteriori accertamenti sul blocco del giorno prima

La procura indaga per verificare se al momento del blocco avvenuto il giorno precedente la strage, vi fossero o meno turisti sulle cabine. Per accertare questo dato sono state sequestrate le immagini di diverse telecamere di videosorveglianza. I frame riguardano l'attività dell'intera settimana antecedente il disastro e saranno analizzati nel corso dei prossimi giorni. "Un lavoro impegnativo che servirà a chiarire se, nei giorni scorsi, altre persone abbiano viaggiato sulla funivia – ha dichiarato a Fanpage.it il Comandante Provinciale dei Carabinieri Alberto Cicognani -. Servirà del tempo per analizzare le immagini inquadratura per inquadratura. Ad aiutarci anche alcuni esperti che potranno chiarire nel dettaglio quanto avvenuto".

L'impianto ristrutturato dal 2014 al 2016

L'impianto del Mottarone era stato completamente rinnovato negli anni dal 2014 al 2016. La gara d'appalto per la ristrutturazione era andata deserta e il proprietario della funivia aveva quindi affidato l'incarico alla società Leitner, leader del settore. Sempre la Leitner era incaricata di effettuare controlli straordinari e ordinari periodici sull'interno impianto. Nelle pratiche emesse dopo le verifiche, l'azienda aveva attestato la regolarità del funzionamento.

I prossimi passi

Nella giornata di domani 27 maggio la procura di Verbania conferirà l'incarico ai consulenti tecnici per un nuovo sopralluogo e verifiche tecniche sulla fune spezzata. Seguirà inoltre il conferimento di accertamenti irripetibili. Continuano nel frattempo gli interrogatori per gli altri dipendenti della società di gestione dell'impianto. L'obiettivo della procura è capire se altri fossero a conoscenza della manomissione dei freni.

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