Devastato dall’impossibilità di pagare l’enorme debito contratto con gli usurai, aveva deciso di denunciare tutto e poi si era tolto la vita pensando di poter almeno mettere al sicuro la famiglia ma subito dopo il suo funerale, invece, gli usurai si sono presentati proprio a casa sua chiedendo ai familiari di continuare a pagare. La terribile storia è emersa nell'ambito della lunga indagine condotta dai carabinieri di Torino che questa mattina all’alba ha portato all’arresto di 17 persone accusate a vario titolo di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacente, porto abusivo d’arma da fuoco, riciclaggio, traffico internazionale di autovetture rubate e usura.

L’indagine dei militari dell’arma, coordinata dalla Procura della Repubblica di Torino, aveva preso il via proprio dalla denuncia dell’uomo seguita poi dal tragico gesto avvenuto nell’Agosto del 2018. L’imprenditore, vessato dagli usurai che gli avevano imposto tassi fino al 94%, aveva deciso di raccontare tutto ai carabinieri ma il giorno dopo si era impiccato nell’azienda. Nemmeno questo però aveva fermato i suoi aguzzini che pochi giorni dopo le esequie dell’uomo si sono presentati nell’abitazione di famiglia chiedendo a moglie e figli di continuare a corrispondere le quote del debito. La famiglia aveva così dovuto dare fondo a tutti i suoi risparmi per continuare a pagare

Le complicate indagini, che si sono servite anche di un’attività di intercettazione, sono andate avanti per anni, riuscendo infine a risalire alla banda di criminali che investiva i proventi dell’usura per l’acquisto di stupefacenti ai fini di spaccio. Scoperti anche episodi di ricettazione e riciclaggio di auto di lusso destinate al mercato estero. "Da questa vicenda è emersa la solitudine delle vittime. In questo caso la risposta dello Stato c’è stata ed è stata forte con 17 misure cautelari ma riteniamo che possano esserci altre vittime di usura. Di qui l’invito a far emergere un fenomeno che si ha l’impressione che sia sempre più presente sul territorio" ha sottolineato il procuratore capo di Ivrea, Giuseppe Ferrando.