Terapie intensive ancora sotto pressione in Italia. Secondo l'ultimo bollettino del Ministero della Salute, a fronte di 7.767 nuovi casi diagnosticati, 421 morti Covid e un tasso di positività al 6,9%, è aumentato anche il numero dei pazienti ricoverati in area critica. Attualmente ne sono 3.743, mentre oltre 200 sono stati i nuovi ingressi giornalieri. La conferma di questa situazione difficile arriva dai dati di Agenas, l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, aggiornati al 6 aprile 2021: a livello nazionale è stata superata di ben 11 punti percentuali la soglia critica di occupazione dei posti letto in terapia intensiva del 30% individuata dal decreto del Ministro della Salute del 30/4/2020, arrivata ora al 41%. Ed anche a livello locale non va meglio, con 14 regioni che hanno scavallato questa soglia.

Le regioni in cui le terapie intensive sono sotto pressione

Come abbiamo visto, a livello nazionale le terapie intensive sono occupate al 41%, sopra la soglia d’allerta fissata al 30%. Le regioni che superano la soglia sono 14, sempre secondo dati Agenas. Tra queste ci sono la Lombardia (61%), la provincia autonoma di Trento (59%), il Piemonte (58%), le Marche (57%), Vale d'Aosta (50%) il Friuli-Venezia Giulia (49%), che fanno registrare le situazioni più difficili. Non va meglio in Emilia Romagna (48%), ma dove tuttavia si va verso un miglioramento rispetto a quanto fatto segnalare nelle ultime settimane, in Toscana (44%), nel Lazio (42%), che nonostante numeri da fascia arancione vede arrivare sempre più pazienti Covid in area critica, e la Puglia (42%). Poco sopra la soglia critica anche la Liguria (35%) e l'Abruzzo (33%). Poco sotto la soglia critica c'è la Campania (26%). Si segnala anche l'aumento delle TI in Sardegna, con i posti letto occupati dai malati Covid cresciuti del 7 per cento in una settimana.

Cosa dice la Cabina di Regia sulla pressione ospedaliera

L'allarme sulla saturazione dei posti letto occupati in terapia intensiva da pazienti Covid era stato lanciato già venerdì scorso in occasione della presentazione dei dati del monitoraggio settimanale sulla situazione epidemiologica in Italia da parte della Cabina di Regia. In particolare, Gianni Rezza, direttore della Prevenzione del Ministero della Salute, aveva spiegato in conferenza stampa che "vediamo ora l'effetto di accumulo delle infezioni avute nelle scorse settimane. Passerà del tempo prima che si svuotino le terapie intensive, anche in area medica la percentuale tende a crescere. Dunque, la trasmissione sta diminuendo ma il carico sulle strutture sanitarie rischia di essere elevato per un tempo relativamente lungo. C'è poi circolazione delle varianti, quella inglese è presente all'86%, che ha sostituito completamente la variante precedente in meno di due mesi, perché maggiormente trasmissibile. Più 4% per la cosiddetta brasiliana, non è aumentata rispetto alle scorse settimane, ma ci preoccupa un po' perché raggiunge punte del 20% in alcune regioni dell'Italia centrale".