“Siamo costantemente in contatto con l’Università di Bologna e con tutti gli altri soggetti coinvolti per fare del nostro meglio affinché Patrick possa tornare presto a casa”. La professoressa Rita Monticelli è la coordinatrice del master europeo Gemma sugli studi di genere, quello che da qualche mese ha fra i suoi iscritti anche Patrick George Zaky, l’attivista e ricercatore egiziano di 27 anni arrestato a Il Cairo, perché "incita a manifestare senza permesso del governo per diminuirne il prestigio", perché "incoraggia a rovesciare il governo" e perché "usa Facebook per disturbare l’ordine pubblico". Accuse che possono sembrare assurde ma che, a quanto si apprende, avrebbero portato i miliziani del regime egiziano a torturare, anche con l’elettroshock, il giovane ricercatore.

Arrivato in Italia a settembre “dopo aver vinto una borsa di studio tramite selezione internazionale”, racconta la coordinatrice del master, “Patrick ha finora sostenuto brillantemente e con ottimi risultati tutti gli esami del primo semestre. L’ultimo proprio qualche giorno fa”. Per un po’ di meritato a casa, a Mansura, dove vive la sua famiglia, il 27enne era così partito da Bologna giovedì scorso, ma una volta arrivato all’aeroporto della capitale egiziana è stato arrestato in seguito ad un ordine di cattura del 2019 di cui il diretto interessato non sapeva proprio nulla.

“Le lezioni del primo semestre sono finite a dicembre –spiega ancora la professoressa Monticelli-. Poi c’è stata la sessione d’esame e lunedì 10 febbraio ricominciano le lezioni per il secondo semestre”. È più che plausibile, dunque, pensare che Patrick Zaky avrebbe fatto rientro a Bologna proprio in questi giorni, così da essere come sempre al suo posto in aula al ritorno sui banchi. Le cose però sono destinate ad andare in tutt’altro modo, visto che è stato confermato il fermo detentivo per altri 15 giorni nei suoi confronti.

“Patrick è un ragazzo che, da quanto ho visto, va sempre d’accordo con tutti i suoi colleghi di master –continua la coordinatrice dello stesso – . L’ho conosciuto abbastanza bene, è una persona molto rispettosa e durante le lezioni ha sempre dato l’impressione di essere molto aperto mentalmente, partecipando attivamente alle discussioni in classe”. La paura di ritrovarsi di fronte ad un nuovo caso Regeni è tanta. Sia sotto le Due Torri sia altrove.

L’ateneo bolognese e l'amministrazione comunale si sono già attivati per fare tutto ciò che è in loro potere per intervenire sulla vicenda, mentre gli studenti del master Gemma di Bologna, insieme all’Associazione dottorandi e dottori di ricerca in Italia, al movimento studentesco Link e ad Alessandra Ballerini, legale della famiglia Regeni, dicono in una nota congiunta: “Uniamo la nostra voce a quella della famiglia Regeni nel chiedere al Governo di inserire l’Egitto nella lista dei Paesi non sicuri e di richiamare l’ambasciatore italiano in Egitto per consultazioni. Con questa vicenda l’Egitto mostra una volta di più la spietatezza della sua dittatura. Si tratta dell’ennesimo schiaffo che il nostro Paese riceve da un regime disumano e rappresenta un’ulteriore dimostrazione che l’Egitto non ha intenzione di collaborare con l’Italia per fare finalmente chiarezza sulla tragica fine di Giulio; e anzi si accanisce contro chiunque solidarizzi o si avvicini alla storia di Giulio Regeni”. Stasera, in centro a Bologna, è previsto un flash mob per non lasciare “da solo Patrick! Patrick è uno di noi!”