Almeno 22 persone sono morte nell'attacco ad opera di un commando di uomini armati nel compound dell'università di Kabul. Dieci delle vittime sono studenti. Al momento sembra che lo scontro tra gli assalitori e le forze di sicurezza sia ancora in corso, dunque il bilancio dei morti resta provvisorio così come quello dei feriti. Le persone rimaste coinvolte infatti sono circa 40 accertate, ma sembra che il bilancio sia destinato a salire. L'Isis ha rivendicato l'attacco, sostenendo di aver preso di mira un "raduno di laurea per giudici e investigatori del governo afghano apostata". Due uomini sono stati nominati come esecutori materiali.

Le esplosioni e i colpi di arma da fuoco erano visibili dall'esterno del campus. Per ora è stato accertato che gli studenti uccisi sono almeno dieci, mentre undici sono i giovani universitari feriti. "Al nostro Centro chirurgico per vittime di guerra abbiamo ricevuto due studenti: si sono rivolto a noi dopo aver saltato il muro dell'università per scappare – racconta Marco Puntin, coordinatore di Emergency in Afghanistan. L'università di Kabul aveva appena revocato le restrizioni anti Covid-19 imposte negli ultimi mesi, permettendo agli studenti di rientrare nel campus. Al momento dell'attacco, migliaia di persone erano sparse tra aule e dormitori.

Secondo fonti locali, il gruppo di uomini armati sarebbe entrato all'interno del campus nella tarda mattinata del 2 novembre 2020 e si è diretto verso la facoltà di Giurisprudenza, dove le autorità avrebbero dovuto inaugurare una mostra di libri afgani e iraniani. "Ci preoccupa la situazione dell'Helmand, dove ormai si combatte giorno e notte – prosegue Puntin -. Gli attacchi sono continui: questa mattina abbiamo ricevuto undici pazienti il cui convoglio è stato colpito da una mina durante un'imboscata vicino a Bolan".

Nell'Helmand, infatti, i talebani stanno cercando di riconquistare l'area e nonostante l'avvio dei dialoghi di pace tra il governo della Repubblica Islamica dell'Afghanistan e i negoziatori talebani a Doha, solo questa settimana sono state coinvolte 27 province in scontri tra le diverse fazioni armate. I conflitti hanno provocato solo nel 2020 5.939 vittime tra morti e feriti. Di questi, 1.800 sono bambini. Con l'inizio dei negoziati di pace, non si è registrata alcuna riduzione del numero di civili coinvolti.