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Omicidio Altavilla Milicia a Palermo

Strage di Altavilla, la 17enne interrogata conferma la sua partecipazione e svela altri particolari

La 17enne scampata al massacro della sua famiglia ad Altavilla Milicia è stata ascoltata nuovamente dagli inquirenti nelle scorse ore e avrebbe confermato quanto già raccontato in precedenza, compresa la sua partecipazione ai riti, ma avrebbe aggiunto anche ulteriori particolari utili all’inchiesta.
A cura di Antonio Palma
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Giovanni Barreca e Antonella Salamone
Giovanni Barreca e Antonella Salamone
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Avrebbe confermato tutto, compresa la sua partecipazione alla strage familiare di Altavilla Milicia, la 17enne scampata a febbraio al massacro della sua famiglia nel Palermitano. La ragazzina, che si trova in carcere con l'accusa di aver partecipato al rito di esorcismo che poi ha portato all'assassino della madre Antonella Salamone e dei fratellini Kevin e Emanuel Barreca, è stata ascoltata nuovamente dagli inquirenti nelle scorse ore e avrebbe confermato quanto già raccontato in precedenza.

Raggiunta dai magistrati della Procura minorile che si occupano del caso nell'Istituto di detenzione minorile Malaspina di Palermo, dove è rinchiusa, la 17enne ha fornito di nuovo la sua ricostruzione dei fatti davanti alla Procuratrice dei minori, Claudia Caramanna. La pm ha interpellato la minore alla luce delle ulteriore indagini e dei riscontri investigativi ottenuti dai Carabinieri nel corso degli accertamenti di queste settimane.

La giovane, che è accusata di omicidio plurimo e occultamento di cadavere, non solo avrebbe confermato di avere partecipato alle torture e alla strage familiare nella villetta di Altavilla Milicia ma. come apprende l'Adnkronos, avrebbe aggiunto anche ulteriori particolari, dando nuovi contributi all'inchiesta.

Nel primo interrogatorio, la ragazza aveva riferito di quei riti che andavano vanti da tempo per liberare i componenti della famiglia dalla presunta presenza del diavolo, dando un contributo significato a ricostruire il quadro di quanto accaduto nei giorni e nelle settimane precedenti alla strage. "Il rito collettivo era iniziato da un mese e coinvolgeva tutta la famiglia Barreca e la coppia formata da Massimo Carandente e Sabrina Fina. Erano tutti preda di un delirio mistico", aveva spiegato infatti il procuratore di Termini Imerese Ambrogio Cartosio

"Credo in dio e nei demoni", avrebbe detto la ragazza alla pm raccontato che per liberare la casa, per settimane avevano pregato, insieme a Carandente e Fina che il padre Giovanni Barreca aveva conosciuto sui social. Poi, non ottenendo risultati, avrebbero iniziato a usare la violenze sulla mamma e i fratellini, torturandoli fino a ucciderli.

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