Riceviamo e pubblichiamo:

"Inizio questa lettera pensando alle parole che più mi hanno fatto male in questi anni e che in questi due giorni sono come una pugnalata al cuore ricolmo di felicità per la meravigliosa notizia del ritorno a casa di Silvia Romano.

Odio il dover iniziare una mail con i soliti rituali di presentazione perché vorrei subito cacciare tutto quello che ho dentro ma forse questa volta servono a far capire il mio stato d'animo. Sono Bartolomeo Ferrante, ad ottobre compio 28 anni e sono un medico fresco di laurea. Durante la mia vita ho sempre cercato di seguire, laddove possibile, i miei desideri ma ancor di più ho imparato ad ascoltare una voce interna, un qualcosa a metà tra il fortissimo desiderio il bisogno di fare qualcosa e così sono stato 3 volte volontario in Kenya. Sono partito con un'associazione ibrida medica-sociale che lavora da oltre 10 anni a Malindi.

Non sto qui a parlarvi di quello che significa questo percorso, di quanto sia difficile ritornare con la mente qui dopo una spedizione, dei sentimenti contrastanti che nascono, della frustrazione, dell'angoscia e della tristezza; di quanto sia snervante incontrare la superficialità delle persone che ti incontra e la prima cosa che ti dice è "proprio una bella esperienza" , riducendo tutto ad un unica cosa, ad un'unica definizione che, forse, è la parte minima del reale totale.

Vi scrivo perché Silvia potrei essere stato io e al solo pensarci mi sento vuoto, fragile e piccolissimo.

In questi lunghi mesi ho letto e ascoltato la solita opinione di tutti "era proprio necessario andare? non poteva aiutare noi che stiamo così?" oppure "se devi partire devi essere preparato e non partire come se stessi andando ad una gita" e ancora "se l'è cercata" .

Queste affermazioni ogni volta mi hanno fatto male perchè spesso dette anche da persone che gravitano attorno a me che non solo non hanno avuto tatto per me ed altri amici che in questi anni siamo partiti come volontari ma soprattutto non hanno avuto il minimo rispetto per una persona rapita.

Io non lo so cosa Silvia abbia dovuto patire in questo lungo calvario , ho fatto i pensieri più brutti e solo Dio sa , se davvero esiste, quello che quegli occhi e quel corpo hanno dovuto subire. Nessuno di noi potrà mai mettersi nei suoi panni perché non possiamo immaginare ed è inutile fare gli empatici.

Ciò che mi ha fatto male in questi giorni è stato l'odio verso questa liberazione, l'indignazione verso l'aspetto economico di essa . Queste accuse mosse magari da chi in questi mesi ha condiviso mille post sul perché non potesse andare in chiesa o riabbracciare gli amici , che condivide le preghiere per i morti per il coronavirus ma poi si indigna perché lo stato ha pagato per salvare una ragazza. Che brutta società, che pochezza…

In questi anni ho purtroppo visto che la vita di una persona può valere anche 50 scellini, 40 centesimi di euro , per un fratello e una sorella del terzo mondo che non può pagare un mezzo per portare la madre in ospedale e vederla così morire tra le sue braccia. Tante storie e tanta tristezza hanno riempito il mio cuore.

In questi mesi ho pensato, inizialmente spessissimo tra me e me, che potevo esserci io al tuo posto Silvia; ho provato a immaginare ciò che stavi vivendo, ai pensieri che facevi, alla mia famiglia e ai miei affetti in questa situazione e ogni volta un magone fortissimo mi veniva alla gola… ma non ci sono stato io in questa situazione e mi vergogno nei tuoi confronti a rasserenarmene.

Non ci dovevi essere nemmeno tu , perché non c'entrano la giovane età, la preparazione, sono tutte fesserie e lo dico a voce grossa perché se ti puntano una pistola non esiste nessuna linea guida al mondo.

Tu come me e come altri hai seguito quella strana voce , forza , bisogno che non sappiamo definire che ti ha imposto di andare ad aiutare chi di aiuto davvero ha bisogno.
Per un giorno avrei voluto che tutti quanti avessimo con commozione ed emozione seguire il tuo ritorno , vedere il tuo sorriso , il tuo abbraccio ai tuoi cari senza dover dire la nostra , senza sputare sentenze .

Odio anche il pensiero che oggi tu venga esaltata per quest'effimera moda di un momento e tra qualche giorno nessuno si ricorderà di te ma questo fa parte del marcio di questa società moderna che si indigna fino ad impazzire per qualcosa e il giorno dopo nemmeno se ne ricorda.

Ma sappi che la gioia della tua Liberazione, della tua Libertà non potranno mai essere scalfite da tutto questo.

Bentornata a casa, tuo fratello Bartolo.