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Si fece fotografare con una salma al cimitero, operaio condannato a 8 mesi per vilipendio di cadavere

Un operaio di 57 anni è stato condannato a 8 mesi di reclusione per vilipendio di cadavere. L’uomo era finito a processo per essersi fatto fare una foto con una salma durante le operazioni di estumulazione nel cimitero di Uggiano La Chiesa (Lecce).
A cura di Eleonora Panseri
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È stato condannato a 8 mesi di reclusione, con l'esclusione della recidiva reiterata e specifica, l'operaio di 57 anni finito a processo per aver scattato una foto con uno scheletro durante le operazioni di estumulazione nel cimitero di Uggiano La Chiesa (Lecce). Il processo si è svolto con il rito abbreviato.

L'uomo, che è stato difeso dall'avvocato Umberto Leo, era accusato di vilipendio di cadavere. Il giudice che ha emesso la sentenza ha fissato in 15 giorni il termine per il deposito delle motivazioni, mentre il pubblico ministero aveva richiesto una condanna a un anno di carcere.

Lo scatto risale al 13 giugno, poco dopo era circolato in rete, diventando virale. Secondo quanto ricostruito successivamente, il 57enne e i colleghi stavano procedendo alla rimozione della salma.

Durante l'operazione il collega aveva chiesto che gli venisse scattata una foto insieme al cadavere. Nell’immagine lo si vedeva sollevare la salma con una mano, abbracciarla e posare come se fosse una persona ancora in vita.

La diffusione dello scatto aveva sconvolto la comunità locale. Tra i primi a condannare l'accaduto e a denunciare il fatto alle autorità competenti era stato il sindaco Stefano Andrea De Paola.

I Carabinieri avevano poco dopo identificato il 57enne che era stato accusato di vilipendio di cadavere per aver esposto il corpo in modo indegno. Il giudice per le indagini preliminari aveva emesso un decreto penale di condanna applicando una pena pecuniaria senza un processo tradizionale ma l’uomo si era opposto.

Durante il processo la difesa ha ribadito la posizione espressa dal 57enne, sostenendo che il gesto era stato frutto di una ingenuità. senza nessun intento di offendere la memoria del defunto. Che non si era reso conto della reale gravità dell'accaduto.

Come riporta il Quotidiano di Puglia, sarebbe ancora al vaglio degli inquirenti la dinamica della diffusione dello scatto: l'operaio lo avrebbe inviato a un amico e non è chiaro come abbia poi fatto il giro del web.

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