Se ti fai male a casa durante lo smart working vale come infortunio sul lavoro: cosa dice l’esperto

L'8 aprile 2022 si è fatta male mentre lavorava in smart working e con sentenza il giudice le ha riconosciuto sia l'infortunio sul lavoro sia l'indennizzo per le spese sostenute. Come si legge nella sentenza che Fanpage.it ha visionato, il giudice del Tribunale di Padova, sezione Lavoro, Maurizio Pascali, ha obbligato l’INAIL a corrispondere 3.500 euro per le spese di lite e quelle mediche, pari a 1.284,83 euro, a una donna che stava lavorando da casa.
Una sentenza che fa giurisprudenza per diversi motivi, e non solo perché considera infortunio sul lavoro anche quello avvenuto in casa propria durante lo svolgimento dello smart working. Lo spiega a Fanpage.it l'avvocato civilista Salvatore Cappai.
Avvocato, perché l'INAIL ha risarcito come infortunio sul lavoro quello avvenuto in casa?
Già in precedenza l'INAIL aveva riconosciuto quello in smart working come infortunio sul lavoro. Questa nuova sentenza del Tribunale di Padova conferma l’indennizzabilità degli infortuni in smart working, circostanza riconosciuta anche durante la pandemia. Sicuramente questa pronuncia farà giurisprudenza.
Ci sono differenze tra l'indennizzo riconosciuto al lavoratore in sede e a quello in smart working?
No, la tutela assicurativa dell'INAIL si estende anche agli infortuni che avvengono durante lo svolgimento della prestazione in modalità di lavoro agile. Il requisito determinante non è il luogo fisico, ma la sussistenza della "occasione di lavoro". Pertanto, un infortunio occorso tra le mura domestiche è indennizzabile se esiste un nesso causale diretto con l'attività lavorativa svolta.
Come funziona il riconoscimento dell'indennizzo per infortunio sul lavoro?
L'assicurazione obbligatoria gestita dall'INAIL tutela i lavoratori in caso di infortunio avvenuto per "causa violenta in occasione di lavoro", questo lo distingue dalla malattia. Deve esserci un rapporto, anche indiretto, tra l’incidente che ha provocato l’infortunio e l’attività lavorativa. L'indennizzo INAIL, ha natura previdenziale e assistenziale, ed è diverso dal risarcimento del danno civilistico. Quest'ultimo si ottiene quando si dimostra che l'infortunio è stato causato da una responsabilità del datore di lavoro o di terzi. In questi casi il lavoratore può agire in giudizio per ottenere il cosiddetto "danno differenziale", ovvero il ristoro della parte di danno non coperta dall'indennizzo.
Quindi il lavoratore non deve necessariamente dimostrare una responsabilità per ottenere l'indennizzo dell'INAIL?
No, l'indennizzo dell'INAIL opera in automatico, quindi non si deve dimostrare la responsabilità di terzi se per qualsiasi motivo ci si fa male durante l'attività lavorativa. Tuttavia il suo riconoscimento in termini di danno biologico [l'invalidità n.d.r.] spetta solo dal 6% in su. Nel caso di Padova, la donna e l'INAIL si sono accordati riconoscendo il 9%.
Per fare fronte all'infortunio avvenuto in smart working, la donna ha affrontato una serie di spese mediche attraverso la sanità privata. Queste sono state rimborsate dall'INAIL. È una pratica usuale?
No, la particolarità della sentenza è proprio l’aver stabilito la rimborsabilità delle spese mediche di natura privata. L’INAIL aveva rilevato come sarebbero state rimborsabili solo ove il Servizio sanitario nazionale non fosse stato in grado di fornire prestazioni adeguate, se la prestazione sanitaria privata fosse stata giustificata da un’impossibilità o insufficienza documentata del percorso pubblico o, ancora se il ricorrente avesse provato la necessità di ricorrere a medici o specialisti privati.
Il giudice, invece, ha dato grande importanza alla lentezza del servizio pubblico, considerato non in grado di offrire celermente attività come quelle necessarie alla danneggiata nel caso specifico. Questa lentezza ha giustificato il ricorso al privato e le spese sostenute sono state valutate congrue nel loro ammontare.
Di solito invece come vengono fornite cure e rimborso delle stesse?
l'INAIL mette a disposizione medici, terapie, e una serie di attività tramite il servizio sanitario. Se si sceglie di rivolgersi alla sanità privata non è detto che si venga rimborsati, bisogna dimostrare di aver sostenuto spese congrue e giustificate. Nel caso della lavoratrice di Padova è stato riconosciuto il rimborso delle spese mediche anche se avvenute in sanità privata.