Scuola Carabinieri Taranto, legionella e presunti abusi. La denuncia di un’allieva: “Non mi sentivo più umana”
Hai frequentato il mondo militare e delle forze dell'ordine e sei stato vittima di punizioni eccessive, umiliazioni o abusi di potere? Sei stato costretto a subire in silenzio un clima di oppressione psicologica o hai dovuto abbandonare la divisa? Raccontaci la tua storia, scrivi a segnalazioni@fanpage.it per inviare la tua testimonianza o compila questo form.
Alla scuola allievi dei carabinieri di Taranto dal 30 settembre le lezioni sono sospese per la presenza di tracce di legionella nell’impianto idrico, ma le condizioni igienico sanitarie purtroppo non sembrano l’unico problema dell’istituto, che ha una capienza di circa 500 posti letto per allievi tra i 17 e i 24 anni. Nelle ultime settimane il sindacato di categoria Unarma ha ricevuto numerose segnalazioni riguardanti presunti episodi vessatori o bullizzanti nei confronti degli allievi. “Abbiamo raccolto numerose testimonianze – spiega il segretario generale del sindacato Antonio Nicolosi – che denunciano abusi, umiliazioni e pressioni psicologiche che nulla hanno a che vedere con il rigore, la disciplina formativa e l’addestramento”. Fanpage.it ha potuto leggere alcune segnalazioni arrivate al sindacato che effettivamente raccontano episodi che sembrano travalicare le esigenze didattiche.
“Mi hanno fornito una divisa di tre taglie più grandi e mi hanno presa in giro perché era larga”
“Durante i momenti più ‘leggeri’ come i pasti – racconta un allievo – i marescialli approfittano dell’assenza degli ufficiali per vessarci, ci fanno alzare mentre stiamo ancora masticando e contare alla rovescia da 200 saltando ogni 2 numeri”. A un’allieva è stata fornita una divisa di tre taglie più grandi ed è “stata presa in giro e ovviamente anche ripresa poiché la divisa era larga e quindi non calzava bene”, denuncia la ragazza che anche per questo motivo ha deciso di abbandonare la scuola.
“Avevamo fatto richiesta per acquistare, di tasca nostra, attrezzi per pulire – prosegue – e nonostante tutto non è arrivato nulla e ci punivano poiché c’era la polvere in stanza. Ci facevano fare il cambio lenzuola la domenica alle 21 così da darci solo mezz’ora di tempo per fare la doccia, pulire la camera e avere il telefono per chiamare i genitori. Non mi sentivo più una persona umana, non avevo più tempo per curarmi, eravamo privati di tutto, anche della possibilità di uscire per comprare qualcosa per la didattica. Sono arrivata a desiderare spasmodicamente un momento per lavarmi i denti. Mi hanno tolto tutti i valori nei quali credevo e che mi hanno spinto ad arruolarmi. Purtroppo l’arma dei carabinieri in cui ho vissuto non è la stessa nella quale credevo”.
Altri hanno evidenziato il mancato rispetto delle due ore di tempo libero, previste dal regolamento, dalle 20:00 alle 22:00, spesso ridotte a un’ora o anche meno. Altre denunce riguardano inutili marce con gli allievi obbligati a tenere le braccia alzate con “i marescialli che bullizzano per divertirsi”, o il “divieto di parlare tra di noi” durante i pasti e l’obbligo di “tagliare la frutta con coltello e forchetta se è più grande del palmo della mano”, o inutili stazionamenti sotto il sole a 40 gradi con l’ombra a disposizione vicino. Segnalazioni preoccupanti sono arrivate anche da alcuni genitori degli allievi, spesso anch’essi carabinieri, anche sulla qualità del cibo servito in mensa.
“Quadro di estrema gravità” per il sindacato, al Comando generale non risultano episodi
“Quanto sta emergendo dalle numerose e concordanti segnalazioni – prosegue Nicolosi – delinea un quadro di estrema gravità che Unarma non intende far passare sotto silenzio. Il nostro impegno primario però è anche rivolto a tutelare la massima privacy e la riservatezza dei giovani coinvolti, i quali continuano a riporre fiducia nella nostra sigla inviandoci testimonianze sempre più dettagliate”.
“Abbiamo chiesto che vengano fatti dei controlli immediati – sottolinea il segretario di Unarma – per verificare le relative responsabilità, organizzando anche dei colloqui individuali con gli allievi svolti in condizioni di effettiva riservatezza e senza timore di ripercussioni”. Controlli che, almeno per alcuni membri del sindacato Unarma Puglia, sono stati negati lo scorso 28 settembre. “Dei nostri rappresentanti regionali – spiega Nicolosi – si sono recati alla scuola allievi per un’assemblea sindacale con il quadro permanente. Per l’occasione avevano chiesto anche di poter effettuare una visita, regolarmente richiesta via mail il 19 settembre senza ottenere alcuna risposta. I nostri rappresentanti sostanzialmente non sono potuti uscire dall’aula dell’assemblea e gli allievi sono stati blindati nelle aule con lezioni prolungate e corsi formativi inseriti proprio in concomitanza con la nostra presenza, con il chiaro intento di evitare qualsiasi contatto tra gli allievi e i membri della nostra sigla sindacale. Valuteremo formalmente se sussistano gli estremi per una denuncia per condotta antisindacale ma, al di là di questo aspetto, questa reticenza da parte della direzione della scuola è preoccupante. Non intendiamo emettere sentenze né sostituirci agli organi competenti – continua Nicolosi – ma non possiamo accettare che eventuali episodi di abuso, umiliazione o pressione psicologica vengano liquidati come semplice ‘metodo formativo'. Se le segnalazioni saranno confermate, ci troveremmo di fronte a condotte incompatibili con la funzione educativa e con i valori dell'Arma dei carabinieri".
Dal Comando generale dell’Arma fanno sapere che le procedure interne delle scuole sono costantemente sottoposte al vaglio di un livello centrale, il Comando delle scuole, e ad oggi non risultano gli episodi citati dal sindacato Unarma.
“A questo quadro già allarmante – conclude Nicolosi – si aggiunge la delicata questione della sicurezza sanitaria. Negli ultimi tempi abbiamo ricevuto varie segnalazioni riguardanti la presenza di legionella, recentemente riscontrata all'interno della scuola di Taranto, con la prescrizione agli allievi di fruire dei servizi di un altro edificio e di ricorrere persino all'acqua minerale per l'igiene personale e intima. Parallelamente ci sono giunte, da diverse allieve, notizie relative a problemi alle parti intime. Per questo motivo le ragazze si sono dovute rivolgere a medici esterni alla caserma per ricevere valutazioni e cure”.