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Sacche di plasma sprecate nelle Marche, la Regione minimizza lo scandalo del sangue e dà numeri sbagliati

La versione ufficiale della Regione Marche sul caso del plasma eliminato presenta non poche incongruenze. La crisi non è durata un solo giorno, come afferma l’assessore Calcinaro, e le sacche gettate non sono “solo 300”, ma molte di più. Infine: il sangue non correttamente conservato non può essere destinato alla ricerca scientifica senza il consenso dei donatori.
A cura di Davide Falcioni
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La vicenda del "plasma buttato" nelle Marche raccontata da Fanpage.it ha suscitato un ampio dibattito coinvolgendo da una parte migliaia di donatori di sangue e, dall'altra, i vertici istituzionali della Regione. Proprio ieri, poco dopo la pubblicazione della nostra inchiesta, l'assessore alla salute Paolo Calcinaro ha fornito una replica ufficiale sia in occasione di una seduta del Consiglio Regionale dedicata al tema della salute, sia tramite un comunicato stampa.

L'assessore ha garantito che verrà istituita una "commissione di verifica", ma ha anche minimizzato la portata del problema affermando che "non è delle dimensioni riportate". "In realtà parliamo di 300 sacche, certamente non 6 quintali di plasma, l’equivalente della raccolta di un giorno di donazioni. La criticità – spiega Calcinaro – era stata segnalata dal DIRMT, cioè la struttura regionale che coordina le attività di lavorazione e gestione di sangue e plasma derivati, a causa dell’assenza contemporanea di due dipendenti nei primi giorni di marzo".

Paolo Calcinaro, assessore alla salute della Regione Marche
Paolo Calcinaro, assessore alla salute della Regione Marche

L'assessore ha aggiunto che "insieme alla rete trasfusionale regionale sono state attivate subito tutte le misure necessarie per limitare al minimo i disagi. Immediatamente dopo la segnalazione delle criticità sono stati chiamati 4 tecnici dalla AST di Ancona, affiancati da 3 operatori interni dell’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche. Dal momento in cui si è manifestata la criticità alla soluzione sono passate poche ore, ma in questo frangente 300 sacche di sangue sono rimaste inutilizzabili (prevalentemente da 250 grammi di plasma). Altre unità sono state comunque recuperate e destinate alla ricerca immunologica dalla Biobanca di Torrette". Calcinaro ha quindi rassicurato che "ad oggi il servizio è pienamente operativo" e che, in ogni caso, la commissione di verifica "dovrà comunque chiarire" cosa è accaduto.

La versione ufficiale della Regione Marche presenta tuttavia alcune incongruenze. Vediamo quali.

"Un problema risolto in poche ore"? No, è durato settimane

Secondo l'assessore Paolo Calcinaro la criticità è stata "legata alla carenza di personale di una giornata, nei primi giorni di marzo" e la soluzione è stata trovata in "poche ore" impiegando quattro tecnici provenienti dall'AST di Ancona. La documentazione di cui Fanpage.it è in possesso però racconta una storia diversa. Come si può osservare nella galleria fotografica in basso – che mostra documenti interni dell’officina trasfusionale – l’eliminazione di sacche di plasma non ha riguardato una sola giornata "ai primi di marzo" ma ha interessato un periodo più lungo. File Excel interni all'azienda sanitaria certificano lo smaltimento di plasma raccolto i giorni 11, 12, 13 e 14 marzo per "cause tecniche" legate alla scadenza dei tempi di conservazione. Il materiale ematico in questione è stato gettato fino al 18 marzo alle 22.27.

Ma non solo. Fanpage.it ha potuto visionare mail interne tra il direttore del Dipartimento Salute Antonio Draisci e alcuni direttori delle unità operative dei centri trasfusionali. È il 19 marzo quando uno di loro scrive: "Ribadisco la necessità di una rimodulazione temporanea per almeno sette giorni della raccolta di sangue intero e plasma al fine di evitare una saturazione dei siti di stoccaggio degli emocomponenti, derivante dal disallineamento tra raccolta e capacità attuale produttiva dell'Officina". Il direttore Draisci replica poche ore dopo chiedendo di "porre in essere ogni azione organizzativa e operativa utile, finalizzata ad evitare criticità di qualsiasi natura". Il giorno seguente, 20 marzo, arriva però un'altra richiesta da un centro trasfusionale: "Ridurre per i prossimi 7 giorni a circa 20 donazioni giornaliere fino a venerdì 27 marzo". Le criticità, dunque, non sarebbero durate solo un giorno, né sarebbero state risolte in poche ore come sostiene l'assessore Calcinaro.

Non solo. Venerdì scorso il direttore dell'officina trasfusionale, dottor Mauro Montanari, ha rassegnato le dimissioni dal suo incarico: abbiamo provato a interpellarlo per un commento, ma ha risposto che "sulla vicenda non sono autorizzato a rilasciare dichiarazioni". 

Eliminate "solo 300 sacche"? I conti non tornano

Nella sua nota ufficiale la Regione Marche sostiene inoltre che sono state eliminate "300 sacche, prevalentemente da 250 grammi, certamente non 6 quintali di plasma", e qui è bene fare chiarezza.

Una mail interna di lunedì 23 marzo forniva un dettagliato report della situazione riguardante le ultime due settimane in merito alle unità di plasma non lavorate o lavorate dopo 24 ore "data la situazione di criticità del personale e di congestione degli spazi disponibili per lo stoccaggio". Ebbene, al 23 marzo erano state smaltite "solo 323 unità" su 1.650 circa, "per un totale di circa 540 chili di plasma da eliminare". I dati riportati da Fanpage.it, dunque, sono assolutamente corretti. Una parte del plasma è stato già buttato, il restante verrà gettato non appena possibile. Ma la sua sorte, purtroppo, è segnata: per intenderci, è come avere dello yogurt scaduto nel frigorifero, non averlo ancora gettato nella spazzatura ma sapere, in ogni caso, che lì finirà molto presto.

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Il plasma destinato alla "ricerca immunologica"

Dopo aver smentito l'eliminazione di 1.650 sacche di plasma, confermando "solo" quella di 323 unità, per la Regione Marche si è posto un altro problema: come giustificare all'opinione pubblica la sorte di circa 1.300 sacche di donazioni "scadute"? E qui l'assessore alla salute Paolo Calcinaro fornisce una versione curiosa: nel suo comunicato stampa, infatti, afferma che quelle sacche "sono state comunque recuperate e destinate alla ricerca immunologica dalla Biobanca di Torrette".

Anche questa spiegazione però sembra fare acqua da tutte le parti: le legge italiana, nelle "Disposizioni relative ai requisiti di qualità e sicurezza del sangue e degli emocomponenti" del Ministero della Salute, prescrive che il plasma di un donatore non può essere utilizzato per la ricerca senza il suo consenso informato.

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Per scrupolo, abbiamo interpellato al riguardo la professoressa Lucia Sciannella, docente di diritto pubblico comparato presso l'università di Teramo, la quale ci ha confermato che tale consenso è effettivamente obbligatorio, e che deve essere "libero, specifico e documentato per iscritto. Anche l'uso per ricerca richiede informativa specifica e consenso alla successiva utilizzazione. In alcuni casi eccezionali, tuttavia, quando il materiale è anonimizzato e la ricerca scientifica è autorizzata, il comitato etico può ammetterne l'uso senza un nuovo consenso".

A questo punto la Regione dovrebbe chiarire se ha ottenuto il consenso all'utilizzo del plasma ai fini della ricerca da circa 1.300 donatori, uno per uno. E, se no, se questo utilizzo sia stato autorizzato formalmente da un comitato etico.

La versione dell'Avis Marche

Intanto sulla vicenda anche l'Avis regionale delle Marche ha diramato un comunicato:

Nelle ultime ore sono comparse sulla stampa notizie relative alla gestione del plasma nelle Marche, secondo cui significative quantità di plasma sarebbero state destinate allo smaltimento. Si tratta di una vicenda che chiama in causa la fiducia nel sistema trasfusionale e il rispetto di un gesto volontario di grande valore sociale. Alla luce di quanto emerso, AVIS Regionale Marche ha ritenuto necessario offrire alcuni elementi di chiarimento e ribadire il ruolo e l’impegno di AVIS all’interno del sistema.

"Siamo profondamente amareggiati per quanto accaduto – dichiara il Presidente di Avis Regionale Marche, Daniele Ragnetti – e riteniamo sia doveroso intervenire con urgenza per correggere malfunzionamenti del sistema ed evitare che si verifichino nuovi episodi. A destare particolare amarezza è il rischio di mortificare il valore del dono, un gesto gratuito, consapevole e responsabile che costituisce il fondamento dell’intero sistema trasfusionale e su cui Avis investe con profonda convinzione. Preservare il sangue e plasma che con grande generosità viene donato è una responsabilità, e l’intera filiera deve essere in grado di accogliere e gestire quel gesto. Nel corso degli anni, Avis Regionale Marche ha sempre operato con senso di responsabilità, mettendosi al servizio del sistema e attenendosi scrupolosamente alle indicazioni ricevute dalle istituzioni competenti. Nello specifico, rispetto a quanto accaduto, teniamo a specificare che Avis non ha un rapporto diretto con l’Officina trasfusionale. Il compito di Avis – conclude Ragnetti – è la chiamata del donatore e la gestione degli appuntamenti, secondo l’agenda che viene messa a disposizione dai centri trasfusionali stessi. Confidiamo che le azioni ora in corso a tutti i livelli saranno utili a restituire al sistema la garanzia di qualità a tutela del gesto del dono, del rispetto dei volontari che lo compiono e della tutela della salute dei malati".

L'Associazione Volontari Italiani del Sangue prende dunque le distanze da quanto avvenuto, anche a tutela delle migliaia di persone che ogni giorno, e in tutta Italia, donano il loro sangue. Va chiarito, tuttavia, che le varie sezioni territoriali – e anche quella regionale – erano state da tempo informate delle criticità da mail anonime recanti in oggetto "A Torrette si buttano via centinaia di sacche di plasma ogni giorno".

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Queste segnalazioni – di cui Fanpage.it ha copia – sono state evidentemente inviate da persone ben informate sulla situazione. Ciononostante, grazie alla Regione Marche che non ha mai sospeso né rallentato le chiamate, le Avis territoriali hanno potuto continuare a convocare donatori anche mentre le sacche di plasma venivano eliminate.

Il Centro Nazionale Sangue avvia verifica sulle sacche nelle Marche

Intanto è stata avviata una verifica del Centro nazionale sangue (Cns) sul caso delle sacche inutilizzabili di plasma nelle Marche. "In merito alle notizie stampa relative a sacche di plasma eliminate nelle Marche per problemi tecnici relativi alla conservazione, il Centro Nazionale Sangue – si legge in una nota – sta verificando con la Struttura regionale di coordinamento quanto accaduto. Al termine di questa verifica preliminare, il Cns valuterà le opportune iniziative di competenza, in accordo alla normativa vigente".

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