"Roberta Ragusa aveva disponibilità di denaro, derivante dall’attività di gestione dell’autoscuola. Costituisce un dato certo che il Logli, nonostante la lunga relazione con la Calzolaio, non avesse mai inteso separarsi". Sono queste le parole usate dalla I sezione della Cassazione, rese note con la pubblicazione delle motivazioni della sentenza dello scorso luglio, giunta dopo due verdetti-fotocopia in primo e secondo grado, per mettere un punto definitivo alla vicenda legata all'omicidio dell'imprenditrice di Gello, in provincia di Pisa, avvenuto circa 8 anni. Secondo i giudici della Corte Suprema, la condanna definitiva a 20 anni di carcere del marito Antonio Logli per omicidio volontario, pur in assenza del cadavere della vittima, mai ritrovato, "si fonda su solidi argomenti". Confermato, dunque, lo scenario delle continue liti per motivi economici, oltre a quelle legate alla presenza dell'amante di lui, Sara Calzolaio.

La vittima, si legge, era infatti "intestataria di quote della società e gestiva l’attività di famiglia, sicché in caso di separazione avrebbero dovuto trovare regolamentazione i suoi diritti di socia e di soggetto coinvolto nella gestione dell’impresa". I giudici, nelle 50 pagine di motivazioni, hanno ripercorso quanto successo la notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012 nella casa di Logli. "Mentre la moglie stava compiendo ordinarie attività domestiche prima di coricarsi – si legge -, avendo già indossato l’abbigliamento da notte descritto dalla figlia Alessia, si era ritirato in soffitta ed era stato impegnato in tre conversazioni con la Calzolaio, l’ultima delle quali, iniziata alle ore 00.17, si era interrotta bruscamente…" . A questo punto, è scoccata la scintilla, il momento in cui per i giudici accadde qualcosa di grave, come una lite o una minaccia. E poi ancora: "Lei aveva improvvisamente abbandonato l’abitazione senza indossare altri indumenti, né prelevare oggetti di qualsiasi tipo, per l’unica spiegazione possibile e ragionevole che fosse stata indotta a ciò da una forte emozione e da un forte timore per la propria incolumità dopo avere avuto la certezza, spiandolo, che il marito avesse ancora una relazione con un’amante e che costei fosse proprio l’amica e collaboratrice Sara Calzolaio. Il Logli, accortosi della fuga della moglie per i campi, senza essersi coricato a letto (come da lui sostenuto, ndr), era uscito a bordo della sua Ford Escort e si era posizionato lungo la via Gigli in luogo in cui aveva ritenuto di poterla intercettare, ove era però stato visto e riconosciuto dai coniugi Gozi-Gombi (i vicini e testimoni dell’accusa, ndr) nonostante il tentativo di nascondere il volto con la mano. Consapevole di ciò aveva fatto rientro a casa, distante da quel punto appena 700 mt., ove aveva lasciato in tutta fretta l’auto sul vialetto e prelevato l’utilitaria Citroen C 3 della moglie e si era recato nuovamente in via Gigli, ove aveva effettivamente incontrato la Ragusa, tanto che il cane molecolare aveva fiutato traccia della sua presenza".

Poi il tragico epilogo, come scrivono i giudici: "Logli aveva litigato con lei e l’aveva costretta a forza a salire sull’auto, venendo visto e sentito dal Gozi, mentre la Gombi aveva percepito le grida dalla sua abitazione senza poter comprendere da chi provenissero. Abbandonato il luogo in tutta fretta, l’aveva quindi condotta in altro luogo rimasto ignoto per poi sopprimerla con modalità anch’esse non potutesi accertare e farne sparire definitivamente, almeno sino ad ora, il corpo". Il cadavere di Roberta non è stato infatti mai ritrovato.