Quante persone sono in attesa di trapianto e come funziona la procedura in Italia

Da giorni sta facendo discutere la vicenda del bimbo napoletano di 2 anni ricoverato in fin di vita dopo il trapianto di un cuore danneggiato. Per fare chiarezza su un tema, quello del trapianto, delicato ma fondamentale per tante persone, Fanpage.it ha raccolto informazioni sulla procedura, così come i dati sugli interventi e sulle persone in attesa.
Quanti sono stati i trapianti nel 2024 in Italia: i numeri dei pazienti in attesa
Secondo i numeri diffusi dal Centro nazionale trapianti, che riporta l'ultima edizione della Newsletter Transplant (il rapporto annuale edito dal Consiglio d'Europa), a fine 2024 in Italia c'erano 8.024 pazienti in lista per un trapianto.
I tempi medi di attesa sono di 3 anni per un trapianto di rene, 1 anno e 7 mesi per il fegato, 3 anni e 4 mesi per il cuore e 2 anni e 5 mesi per il polmone. Tempi che si riducono molto per i pazienti in urgenza nazionale: in questo caso, l'attesa media è di 2 giorni per il fegato, 5-6 giorni per rene e polmone e 10-11 giorni per il cuore.
Nel 2024 sono stati 4.642 i trapianti totali realizzati, di cui 179 in urgenza nazionale (75 di fegato, 86 di cuore, 14 di polmone, 4 di rene) e anche 191 pediatrici (79 di fegato, 76 di rene, 32 di cuore, 4 di polmone).
L'azienda ospedaliera che ne ha effettuati di più è stata Città della Salute e della Scienza di Torino (440), davanti all'Ospedale di Padova (413) e all'Ismett di Palermo (276).
I dati sulle donazioni: l'Italia è seconda tra i grandi Paesi europei
Come si legge ancora sul report relativo al 2024, l'Italia è seconda tra i grandi Paesi europei per tasso di donazione: 29,5 donatori utilizzati per ogni milione di abitanti, dietro i 48 della Spagna ma davanti a Francia (28,3), Regno Unito (19,2) e Germania (10,9).
Anche per quanto riguarda l'attività di trapianto, il nostro Paese è secondo a livello mondiale per quelli di fegato (28,8 trapianti per milione di abitanti), superato soltanto dagli Stati Uniti (31,8), e settimo per quanto riguarda il cuore (7).
Il documento conferma il 2024 come un anno importante per le donazioni, con 3.165 donatori segnalati nelle rianimazioni (+2,3% sul 2023), 1.730 donatori effettivamente utilizzati (+3,6%), con un'età media di 62,6 anni.
Tra i 221 ospedali nei quali sono state effettuate le donazioni, i più attivi sono stati quello di Padova (53), il Civile Maggiore di Verona (47) e il Bellaria di Bologna. Nel report si parla ampiamente dell'attività di donazione a cuore fermo, cresciuta in un anno del 34,6%: nel 2024 i prelievi di questo tipo sono stati 284, il 16,4% del totale delle donazioni di organi.
Come funziona la procedura per il trapianto degli organi
La procedura per il trapianto inizia con la segnalazione del potenziale donatore di organi: una persona deceduta, dopo l'accertamento della morte sulla base di criteri neurologici o cardiaci, che ha espresso in vita il suo consenso alla donazione, attraverso i modi previsti dalla legge. In assenza di dichiarazione saranno i familiari a decidere.
È importante ricordare che la morte cerebrale è una condizione definitiva e irreversibile che non riguarda il coma o condizioni simili. La segnalazione del potenziale donatore avviene in strutture pubbliche (ospedali), in cui il personale sanitario ha ricevuto una formazione specifica.
Successivamente si passa alla verifica dell'idoneità clinica del donatore: in poche ore i medici devono accertare l'assenza di malattie trasmissibili al ricevente attraverso la storia anamnestica del donatore e una serie di indagini (esami strumentali, obiettivi, colturali, sierologici, biochimici).
In aggiunta ai protocolli, gli operatori della Rete Nazionale Trapianti sono supportati da una task force di esperti (la cosiddetta “second opinion”), interpellati per i casi clinici in cui sia richiesta una valutazione più approfondita. Fanno parte della task force nazionale: un anatomopatologo, un medico legale e un infettivologo.
A questi professionisti si aggiungono ulteriori esperti che sono di volta in volta chiamati a esprimersi a seconda dei casi da affrontare; tra questi ci sono, ad esempio, un ematologo e un intensivista. Appena otttenuto il via libera alla donazione, si procede prelievo di organi e tessuti.
I tempi di ischemia massimi e i criteri di assegnazione degli organi
Il corpo del paziente, è bene specificarlo, non viene deteriorato e il prelievo si svolge come un normale intervento chirurgico. Ogni organo ha un tempo di ischemia massimo, ovvero un tempo limite di vita fuori dal corpo: per cuore e polmoni si parla di 3–5 ore, per il fegato 5–7 ore, per i reni fino a 12–18.
Una volta verificata l'idoneità bisogna procedere all'assegnazione degli organi, che avviene tramite un algoritmo. Vengono incrociati i dati del donatore con quelli dei pazienti in lista d'attesa.
I criteri sono gruppo sanguigno, compatibilità immunologica, urgenza clinica, tempo in lista d'attesa e dimensioni dell'organo. Una volta individuato il ricevente, l'organo parte in valigette refrigerate omologate. Se la distanza è breve si usano mezzi su gomma (ambulanze, automediche), in caso contrario il trasporto avviene tramite velivoli.
Il paziente a questo punto viene operato. Chi ha ricevuto un trapianto è seguito per il corso di tutta la vita dal centro trapianto di riferimento per accertare periodicamente lo stato di salute complessivo della persona e l’esito dell’intervento.
Come esprimere il consenso o dissenso alla donazione degli organi
Come ricordano le associazioni per la donazione degli organi la legge stabilisce il principio del consenso o dissenso esplicito, per cui ogni persona maggiorenne è chiamata a dichiarare la propria volontà tramite diverse modalità.
È possibile iscriversi all'Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule (AIDO) e compilare l'apposito atto; dichiarare l'assenso o il dissenso presso l’ufficio anagrafe dei Comuni al momento del rilascio o rinnovo della carta d’identità o presso gli appositi sportelli dell’Azienda sanitaria locale (ASL) di appartenenza.
Inoltre, una persona può usare il tesserino blu inviato dal Ministero della Salute nel 2000 o le tessere predisposte dalle Associazioni di donatori e di pazienti, oppure predisporre una dichiarazione in carta libera completa dei dati personali, datata e firmata.
Come ricorda AIDO, "le dichiarazioni sul tesserino blu e quella in carta libera vanno conservate tra i propri documenti personali e non danno un tracciamento completo della volontà nel caso in cui vengano perse".