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14 Giugno 2022
07:23

Tre ottime ragioni per diventare donatori di sangue, proprio oggi

Gianpietro Briola, presidente nazionale dell’Avis: “Il sangue è a tutti gli effetti un farmaco salvavita. Il calo delle donazioni preoccupa nei mesi estivi”.
A cura di Davide Falcioni
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"Donating blood is an act of solidarity. Join the effort and save lives". È questo lo slogan scelto dall'Organizzazione Mondiale della Sanità per celebrare anche oggi, come ogni 14 giugno, la Giornata Mondiale del Donatore di Sangue, un'occasione importante per sensibilizzare i cittadini di tutto il mondo all'importanza della donazione: sangue e prodotti emoderivati, infatti, sono indispensabili per la salute di milioni di persone e possono essere considerati a tutti gli effetti farmaci "salvavita". Donare rappresenta uno degli atti più concreti di solidarietà e, cosa non trascurabile, permette di monitorare gratuitamente anche la propria salute.

In Italia nel 2021 si è registrato un aumento sia dei donatori (+5%), sia delle donazioni (+3%). Tuttavia, siamo ancora al di sotto dei livelli pre-pandemia (-1,8% rispetto al 2019). Lo scorso anno il nostro Paese si confermato autosufficiente nella raccolta di sangue, mentre ha dovuto importare dall’estero circa il 25% delle scorte di farmaci plasmaderivati molto utili nella cura dell’emofilia, nelle immunodeficienze primitive e secondarie, nel trattamento di alcune patologie neurologiche, nella prevenzione di tetano, epatite B e nei trapianti. Per quanto riguarda l'anno in corso, invece, la situazione è ancora incerta: dopo il primo bimestre, in cui si è segnato un brusco calo della raccolta, dovuto probabilmente all’ondata di casi di variante Omicron, e dopo un marzo sostanzialmente stabile, i dati di aprile hanno mostrato, soprattutto per la raccolta di plasma, un nuovo calo mentre nel mese di maggio c’è stato un aumento. A fronte di questa instabilità è significativo il rischio di un inizio anticipato delle carenze di sangue, che ogni anno si registrano in estate, quando le alte temperature e le vacanze spingono i cittadini a donare di meno. Fanpage.it ne ha parlato con il dottor Gianpietro Briola, presidente nazionale Avis, associazione che da sola garantisce circa il 70% del fabbisogno italiano di sangue.

Gianpietro Briola, presidente nazionale Avis
Gianpietro Briola, presidente nazionale Avis

Dottore, il calo di donazioni di questi primi mesi del 2022 deve preoccupare?

La carenza di sangue oggi rappresenta soprattutto un campanello d'allarme in prospettiva dei mesi di luglio, agosto e settembre, quando i donatori andranno in vacanza e le donazioni diminuiranno. Al momento il calo di donazioni non ci preoccupa particolarmente, fatte salve alcune aree dove la raccolta è più difficile per ragioni prettamente organizzative: penso ad esempio a Roma, all'ospedale Cardarelli di Napoli e a Cosenza. Dal punto di vista numerico generale comunque siamo all'autosufficienza. Riscontriamo tuttavia alcune difficoltà nelle compensazioni extraregionali: le regioni del nord sono tendenzialmente più generose e negli scorsi anni facevano fronte alle difficoltà del sud. Quest'anno, tuttavia, anche il meridione ha avuto un piccolo calo delle donazioni coinciso con una ripresa di attività sanitarie che richiedono grande disponibilità di sangue ed emoderivati. Ciò fa aumentare il rischio, in prospettiva, di una carenza. Per questo invitiamo tutti coloro che possono farlo a donare.

E cosa accadrebbe se il sangue dovesse iniziare davvero a scarseggiare?

Sarebbe un problema. Il sangue va garantito innanzitutto ai pazienti urgenti, penso ad esempio a chi è in attesa di un intervento chirurgico indifferibile alle vittime di incidenti e ai pazienti talassemici, che altrimenti andrebbero incontro a un deciso calo della qualità della vita. In caso di carenze di sangue andrebbero sospese le attività programmabili: ad esempio operazioni all'anca e interventi oncologici non urgenti.

Molti donatori, anche di lungo corso, si chiedono se vi siano controindicazioni alla donazione durante la pandemia di Covid…

Voglio rassicurarli. Possono tranquillamente continuare a donare, tranne che – come per tutte le altre malattie – nel periodo in cui si è positivi e per alcuni giorni successivi alla guarigione. Ricordo che Sars-Cov-2 è un virus respiratorio e si trasmette solo tramite aerosol e non invece attraversi il sangue. Aggiungo poi che non vi è nessuna controindicazione a donare per i pazienti vaccinati.

Ci elenca i tre buoni motivi per diventare donatori?

Il primo è un strettamente pragmatico: i pazienti che non hanno disponibilità di emocomponenti (come globuli rossi, piastrine e plasma) o emoderivati per trattare le loro malattie non dispongono di nessuna alternativa, perché non esistono sostanze sintetiche sviluppate in laboratorio che possano sostituire elementi di origine ematica come albumina, immunoglobuline, fattore VIII, fattore IX o prodotti contro il tetano e l'epatite. Il sangue, dunque, è a tutti gli effetti un "farmaco" salvavita. Se abbiamo a cuore la vita di amici e parenti malati dobbiamo donarlo. Un altro buon motivo per diventare donatori è di tipo valoriale: viviamo in comunità, siamo interconnessi e dobbiamo essere solidali gli uni con gli altri. Come abbiamo il diritto alla salute, abbiamo anche il dovere di fare in modo che il sistema sanitario sia efficiente. L'ultima ragione è che ciascun donatore ha l'opportunità di monitorare costantemente la sua salute

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