Con 1.368 nuovi casi e 1.085 decessi nelle ultime 24 ore la Puglia potrebbe presto diventare una delle nuove "regioni rosse" d'Italia. I numeri dell'epidemia di coronavirus infatti continuano ad essere allarmanti e giorno dopo giorno la situazione sta peggiorando: stando all'ultimo bollettino, infatti, sono 1.320 i pazienti ricoverati con sintomi, mentre quelli in terapia intensiva sono 198 ed è proprio quest'ultimo dato il più preoccupante: ieri, infatti, erano 16 di meno (182) e i posti liberi rimasti sono ormai solo 65. Di questo passo nel giro di qualche giorno saranno esauriti del tutto.

In merito alla situazione pugliese Antonio Amendola, presidente dell’Aaroi-Emac (Associazione Anestesisti Rianimatori Ospedalieri Italiani – Emergenza Area Critica) è stato estremamente chiaro: "Secondo i miei dati – ha detto – ormai siamo vicini al momento in cui in ospedale si comincerà a scegliere chi intubare e chi no. La trasformazione dei posti letto di terapia intensiva in posti Covid ha un suo limite naturale perché non si possono sottrarre tutti i posti alle terapie intensive No Covid, peraltro già piene. L’altro limite è rappresentato dal personale: si possono moltiplicare all’infinito i posti letto, ma se non ci sono anestesisti e rianimatori, quei posti rimangono sulla carta. Bisogna rendersi conto che ci sono questi due limiti, superati i quali si pone il problema drammatico di scegliere chi intubare e chi no. Per evitare di arrivare a questo punto bisogna fare un lockdown. Basta leggere i numeri dei bollettini giornalieri per accorgersi che sono numeri da zona rossa. Lo stesso vale per i decessi. Non possiamo garantire il turnover nei reparti attraverso i morti".

A confermare l'allarme di Amendola il dottor Nicola Gaballo, referente del sindacato Fimmg Puglia, settore “Emergenza Urgenza”, che ha chiesto che la Puglia diventi zona rossa: “Il sistema del 118 in Puglia è già oggi al collasso. Se vogliamo evitare altre morti, occorre rendere subito la Regione zona rossa”, ha avvertito. “Le chiamate continuano ad arrivare e i mezzi di emergenza non ce la fanno a stare dietro a tutte – racconta Gaballo – i casi Covid sono in costante aumento e noi veniamo coinvolti anche nei trasporti secondari, di ospedale in ospedale, in cui potrebbero invece essere impiegati mezzi dedicati. Il risultato è che il 118 non riesce più già oggi a coprire le emergenze di altro genere”.