Prelievi senza guanti da personale infetto, fumo e zanzare all’Ospedale di Reggio Calabria: “Zero norme igieniche”
"In 2 mesi non ho visto mai un infermiere mettersi i guanti per fare un prelievo. Le norme igienico-sanitarie non esistono lì, purtroppo". A dirlo a Fanpage.it è Mario – nome di fantasia scelto per tutelare la sua identità –, una delle persone che ci ha scritto per raccontarci la sua esperienza dopo aver letto l'articolo in cui abbiamo riportato la testimonianza anonima di un paziente dal presidio Morelli del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria.
Mario è stato ricoverato per due mesi in diversi reparti del GOM a seguito di un "grave politrauma stradale", come indicato nei referti medici visionati da Fanpage.it. "Tutto quello che ho visto mi ha fatto arrabbiare perché io, come tanti altri, non siamo stati trattati come avremmo dovuto", spiega.
La carenza di personale
Dopo i primi giorni trascorsi nell'unità di terapia intensiva rianimazione, a seguito di due interventi, Mario è stato trasferito in due reparti chirurgici. In entrambi i casi ha riscontrato carenza di personale: "Eravamo troppe persone per due infermieri e due oss (operatori socio sanitari) che erano in ogni reparto".
Questo aspetto, specialmente in unità in cui spesso i pazienti non sono autonomi anche solo nello svolgimento delle attività basilari, crea un ulteriore problema. "Io ho perso 20kg. Non mangiavo o mangiavo poco, non facevano entrare nemmeno i parenti e i due infermieri e oss che c'erano nel reparto erano impossibilitate a gestirne venti, perché si dovevano occupare di far mangiare, pulire, portare a fare raggi e visite tutte le persone che non potevano deambulare", dice a Fanpage.it.
La carenza di personale è un fattore che si riscontra su tutto il territorio nazionale. Secondo il primo Rapporto sulle professioni infermieristiche realizzato da FNOPI nel 2025, in Italia mancano almeno 65mila infermieri. L’Italia ha circa 6,5–7,8 infermieri ogni mille abitanti, contro una media OCSE superiore a otto infermieri ogni mille abitanti.
"È capitato molte volte, quando ero coricato sul materasso anti decubito, che ogni mezz'ora dovessi chiamare qualcuno perché venisse a rigonfiare il materasso che si sgonfiava perché era rotto. Tutte e due le volte un infermiere è venuto lì dopo cinque minuti e mi ha detto che il lettino non era un problema suo e che non poteva fare nulla. Avrebbe dovuto solo premere un pulsante per farlo ripartire, ma penso che non avesse tanta confidenza con quel sistema. Arrivava e non sapeva cosa fare, quindi diceva di avere un'urgenza e se ne andava", racconta Mario. Questo ha comportato dolori e fastidi ulteriori, viste le diverse fratture del paziente. Un "calvario" che è continuato per 2-3 giorni, fino a quando "finalmente hanno deciso di spostarmi in un altro lettino".
Norme igienico-sanitarie
La cosa principale che emerge dalla testimonianza di Mario, però, è la scarsa attenzione alle norme igienico-sanitarie che ha riscontrato all'interno del Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria. "Quando ti facevano qualsiasi tipo di puntura – prelievi o iniezioni – non usavano i guanti". Mario, parlando con gli infermieri, ha chiesto perché non venissero usati i guanti. La risposta che ha ricevuto ogni volta, però, è stata vaga. Si è anche sentito dire: "non ce li hanno forniti, non abbiamo forniture di guanti". Durante il suo ricovero non ha mai visto nessun infermiere usarli – solo i medici li avrebbero indossati, stando al suo racconto, quando facevano le visite in cui dovevano cambiare le fasciature o i drenaggi –, nonostante Mario avesse un'infezione ai polmoni in corso durata per circa un mese.
Questo può creare problemi di natura igienico-sanitaria e sicurezza per il paziente, ma anche per il personale stesso, che ha il diritto di essere tutelato durante l'esercizio del proprio lavoro, come sancito dal Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro (D.Lgs. 81/2008). I guanti monouso, infatti, rientrano tra i dispositivi di protezione individuale, definiti dall'Istituto Superiore di Sanità una "barriera che impedisce il contatto tra l’operatore e l’agente infettivo".

A sostegno della sua testimonianza anonima, Mario ha inviato dei video a Fanpage.it che dimostrano quanto ha detto. In uno dei filmati si vede un'infermiera che, senza guanti, prepara l'attrezzatura per eseguire un prelievo al suo compagno di stanza. La stessa, racconta il testimone a Fanpage.it, "quel giorno era venuta dicendoci di avere la febbre e la bronchite" e durante il prelievo ha tossito addosso al paziente e al materiale che avrebbe dovuto essere sterile, sporcandosi di sangue. Su richiesta dei familiari di indossare la mascherina, la risposta sarebbe stata "non la uso perché non riesco a respirare bene".
Un altro aspetto, testimoniato anche da un video, è la presenza di zanzare all'interno dei reparti di degenza post-chirurgica. Nelle strutture sanitarie si trovano spesso persone immunodepresse o debilitate, per le quali la puntura di un insetto vettore di virus può comportare complicazioni. Proprio per la presenza di zanzare ad aprile scorso sono state chiuse diverse sale operatorie all'Ospedale di Monza. Non è finita qui: "Spesso fumavano dentro l'ospedale, a volte proprio anche dentro le stanze", racconta.

"Non mi sono sentito al sicuro", conclude. L'esperienza di Mario, purtroppo, non sembra essere un'eccezione. A Fanpage.it sono arrivate diverse testimonianze che raccontano un sistema sanitario carente sia per quanto riguarda la tutela dei lavoratori – alle prese con turni massacranti, mancanza dei dispositivi di protezione individuale basilari, pazienti arrabbiati e così via –, sia per quello che concerne il benessere e la salvaguardia dei pazienti.