La mail con cui la Regione Marche chiedeva di raccogliere più sangue e plasma, nonostante mancassero i tecnici

C’è un momento esatto in cui la "crisi del sangue" nelle Marche smette di essere "solo" un problema sanitario, tecnico e etico – con centinaia di sacche di plasma appena donate che rischiano di essere eliminate a causa di una grave carenza di personale nell'officina trasfusionale – e diventa anche un caso di "gestione dell'immagine" agli occhi dell'opinione pubblica. Quel momento è racchiuso in una mail inviata venerdì 27 febbraio 2026 alle ore 9 e 40 del mattino, di cui Fanpage.it è venuta in possesso.

A scriverla è Antonio Draisci, Direttore del Dipartimento Salute della Regione Marche. I destinatari sono i membri dell'intera catena di comando della sanità regionale: direzione generale, direttori delle aziende sanitarie territoriali e governo politico della Regione, in particolare l'assessore alla sanità Paolo Calcinaro. L’ordine è chiaro: bisogna riprendere a raccogliere sangue a pieno ritmo, anche se l'officina trasfusionale di Torrette – il luogo in cui il plasma viene frazionato per poi essere inviato all'industria farmaceutica – non riesce a lavorarlo entro 24 ore, il tempo limite previsto dalla legge.
La mail di Antonio Draisci recita:
Buongiorno a tutti, giunge notizia che la raccolta di sangue è di fatto in riduzione… Contrariamente a ciò che avevo chiesto.
Vi chiedo di adoperarvi affinché la situazione non riveste poi un carattere mediatico del quale non ne abbiamo bisogno.
Si chiede al dr. Gozzini Armando (direttore generale dell'Azienda ospedaliero universitaria delle Marche, ndr) di intervenire sull'organico tecnico dell'officina immediatamente per ripristinare l'ordinaria operatività, come tra l'altro già richiesto e ribadito anche in comitato di coordinamento Enti del 25 c.m.
Si chiede ai direttori generali AA.SS.TT. di stimolare clima organizzativo collaborativo tra i direttori dei trasfusionali. Si precisa che nel weekend c'è maggiore raccolta e qualora dovesse saltare la lavorazione del sangue ci potremmo trovare in situazioni pericolose da scongiurare. I media stanno aspettando che qualcuno faccia dichiarazioni…. Quindi ciascuno faccia la sua parte.
Per capire la criticità della mail di Draisci bisogna fare un passo indietro di pochi giorni. Il 16 e il 20 febbraio, il dottor Mauro Montanari – all'epoca direttore del Dipartimento Regionale di Medicina Trasfusionale delle Marche e direttore dell'officina trasfusionale dell'Ospedale Torrette di Ancona – aveva inviato comunicazioni drammatiche ai centri trasfusionali: "Smettete di raccogliere, o riducete drasticamente". Il motivo era semplice: nell'officina trasfusionale non c'erano tecnici a sufficienza per lavorare e congelare il plasma entro le 24 ore necessarie. Meglio quindi rallentare o sospendere temporaneamente la raccolta di sangue che rischiare di gettarlo tra i rifiuti speciali.

I direttori dei centri trasfusionali territoriali avevano recepito l'indicazione del dottor Montanari. Per qualche giorno – indicativamente nella settimana 23-27 febbraio – la macchina aveva rallentato, permettendo all'officina di smaltire l'arretrato e, di fatto, fermare o rallentare l'emorragia di sacche "scadute". Una soluzione di buon senso, che aveva dato respiro ai tecnici e limitato drasticamente le unità di plasma non utilizzabili.
Ma la logica sanitaria si è scontrata con quella del "palazzo". Il 27 febbraio, Draisci "richiama all'ordine" i vertici della sanità marchigiana e chiede di ripristinare la raccolta di sangue a pieno regime. Il Direttore del Dipartimento Salute ignora, o decide di scavalcare, l'evidenza tecnica fornita da Montanari. Nonostante l'emergenza di organico non fosse affatto risolta (nella stessa mail lo scrivente chiede infatti al direttore generale Gozzini di intervenire "immediatamente" sui tecnici, ammettendo implicitamente che il problema esiste ancora), Draisci pretende che i rubinetti vengano riaperti.
Nella sua mail Draisci invoca un "clima organizzativo collaborativo" e chiede di aumentare la raccolta in vista del weekend. Contestualmente, però, sembra perfettamente consapevole che, senza i tecnici invocati, quel surplus di lavoro avrebbe portato a "situazioni pericolose da scongiurare".
Ciò che emerge dalla comunicazione del 27 febbraio è quella che sembra essere la priorità del Direttore del Dipartimento Salute: la tutela dell'immagine pubblica del sistema sanitario regionale. Draisci scrive testualmente: "Vi chiedo di adoperarvi affinché la situazione non riveste poi un carattere mediatico del quale non ne abbiamo bisogno". E ancora, in chiusura, quasi a voler serrare i ranghi: "I media stanno aspettando che qualcuno faccia dichiarazioni… Quindi ciascuno faccia la sua parte". Non è chiaro chi avrebbe dovuto allertare i media in caso di riduzione della raccolta sangue nei centri trasfusionali. Draisci questo non lo specifica, e noi non ci avventuriamo in ipotesi; sta di fatto, comunque, che dopo la sua mail di "richiamo" la raccolta di sangue torna ad aumentare, in barba alle richieste di Montanari.
Il risultato di questo braccio di ferro tra chi si preoccupava per le sacche di plasma che rischiano di finire nella spazzatura e chi sembrava preoccuparsi anche per i titoli dei giornali è scritto nei numeri dell'inchiesta di Fanpage.it, a cui ha fatto seguito anche un'indagine dei Nas dei carabinieri e diverse interrogazioni parlamentari: centinaia di chili di plasma buttati, a partire almeno dal 14 marzo. Un danno erariale da centinaia di migliaia di euro, ma soprattutto un tradimento verso migliaia di pazienti e donatori che hanno visto il proprio sangue trasformarsi in un rifiuto speciale da smaltire.