Plasma Marche, la dirigente che avrebbe dovuto vigilare sul sangue ora è stata promossa e controlla se stessa

Vi fidereste mai di un arbitro che, nel bel mezzo di una partita particolarmente accesa, decida di sfilarsi la casacca per indossare la maglia di una delle due squadre in campo, pretendendo però anche di mantenere il fischietto tra i denti per decidere quali falli punire e quali invece ignorare? È questo il paradosso che si sta consumando nella sanità della Regione Marche dopo lo scoppio dello "scandalo sangue", la vicenda delle migliaia di sacche di plasma scadute ed eliminate (o in corso di eliminazione) dopo essere state raccolte da altrettanti donatori volontari.
Qui, nella regione amministrata da Francesco Acquaroli, il confine tra chi deve vigilare e chi deve operare è stato ufficialmente cancellato cinque giorni fa da un atto amministrativo che sfida ogni logica di trasparenza. Nelle Marche, il sistema di gestione del sangue e del plasma è scivolato in un corto circuito istituzionale dove la figura del controllore e quella del controllato coincidono.
Cos'è il Centro Nazionale Sangue (CNS) e chi è Giovanna Salvoni
Per comprendere la criticità di questa sovrapposizione, bisogna fare un passo indietro e spiegare cos'è il Centro Nazionale Sangue (CNS), l’organismo che governa e coordina l'intero sistema trasfusionale italiano sotto l'egida del Ministero della Salute e con sede presso l'Istituto Superiore di Sanità (ISS). Il CNS opera tramite le sue diramazioni territoriali chiamate Strutture Regionali di Coordinamento (SRC), e nelle Marche questa struttura fa capo alla dottoressa Giovanna Salvoni. Il suo compito – stabilito dall'Accordo Stato-Regioni del 13 ottobre 2011 – è quello di essere un "cane da guardia" indipendente. Secondo la legge, l'SRC deve assicurare il monitoraggio e il controllo della conformità delle unità di plasma e delle procedure di invio all'industria farmaceutica. In sostanza, la Struttura Regionale di Coordinamento deve monitorare il lavoro dei centri trasfusionali e delle "officina del sangue" e garantire che il plasma non venga sprecato, che le macchine funzionino a dovere e che i contratti milionari con le industrie siano rispettati. Se qualcosa non va, la SRC deve intervenire, denunciare e correggere.
L'allarme del 20 febbraio ignorato dalla Struttura Regionale di Coordinamento
Che qualcosa nelle Marche non andasse era noto da tempo, da ben prima che lo scandalo delle sacche di plasma finite al macero diventasse di dominio pubblico. Il 20 febbraio 2026, il dottor Mauro Montanari, all'epoca direttore dell'officina trasfusionale regionale (dimessosi poi il 20 marzo), inviava una mail dai toni drammatici – pubblicata da Fanpage.it nei giorni scorsi – destinata, tra gli altri, anche a Giovanna Salvoni, nella sua veste di responsabile del Centro Regionale Sangue.

In quella comunicazione, Montanari scattava una fotografia impietosa del collasso imminente: due congedi per gravidanza avevano ridotto il personale tecnico (TSLB) a livelli minimi, rendendo la lavorazione del sangue "problematica" nei giorni critici come il lunedì, il venerdì e il sabato. Il documento svelava che una spedizione di plasma verso l'industria Takeda era già stata annullata e che i congelatori stavano raggiungendo la saturazione, con l'impossibilità di stoccare ulteriore plasma o inviarlo ad altri centri. Montanari chiedeva di ridurre la raccolta di sangue per qualche giorno e chiudeva la mail con un appello: definiva "fondamentale e urgente" che il Centro Regionale Sangue, ovvero la Salvoni, si esprimesse sulla situazione e proponesse una soluzione. La richiesta di Montanari non è stata ascoltata: al contrario, il 27 febbraio la Regione Marche ha richiesto di riprendere la raccolta di sangue a pieno regime per evitare "casi mediatici".
Cosa ha fatto il Centro Regionale Sangue di fronte a questo grido d'allarme? Mentre i congelatori si riempivano oltre il limite e le procedure di invio saltavano, il monitoraggio che la SRC avrebbe dovuto esercitare per legge pare essere rimasto al palo. Non risultano infatti interventi risolutivi, mentre ci sono prove di centinaia di sacche di plasma rese inutilizzabili e destinate allo smaltimento, un danno immenso che nei giorni scorsi ha spinto persino il Centro Nazionale Sangue ad avviare una verifica ufficiale sulla gestione marchigiana, parallelamente a quella dei Nas dei carabinieri. Fanpage.it ha chiesto un'intervista alla dottoressa Salvoni, ma al momento non abbiamo ricevuto risposta.

La "promozione" di Salvoni: controllore e anche controllato
Ma non è tutto, perché il vero colpo di scena non è l'inefficienza del monitoraggio da parte dell'SRC, bensì il "premio" che ne è seguito. Invece di essere chiamata a rispondere del mancato controllo, il 25 marzo 2026 la dottoressa Salvoni ha ricevuto una "promozione" che chiude il cerchio di quello che appare quasi come un conflitto di interessi. Con un incarico firmato dalla direzione aziendale la dirigente è stata nominata referente dell’Officina Trasfusionale per la Direzione Generale. Il passaggio più incredibile dell'atto è la motivazione: l'incarico le viene conferito proprio "in qualità di responsabile del Centro Regionale Sangue". In un colpo solo, l'amministrazione marchigiana ha deciso che la persona incaricata di vigilare sull'Officina debba essere la stessa che la dirige operativamente. In un colpo solo, arbitro e giocatore sono diventate la stessa persona.

Questo incarico, giustificato con una generica "situazione emergenziale", rischia di svuotare di ogni significato la funzione di garanzia e controllo del Centro Regionale Sangue prevista dalle leggi nazionali. Se oggi un tecnico dell'Officina dovesse rilevare uno spreco o un errore nella lavorazione del sangue, a chi dovrebbe riferire? Al suo superiore, la dottoressa Salvoni. E chi dovrebbe, eventualmente, sanzionare o segnalare quel fallimento operativo? Ancora la dottoressa Salvoni, nella sua veste di capo della struttura di monitoraggio, l'SRC. Si rischia così di dare vita a un sistema di "auto-certificazione" che potrebbe eliminare ogni testimone scomodo e trasformare la vigilanza in una questione privata.
Mentre il Centro Nazionale Sangue cerca di capire come sia stato possibile accumulare migliaia di unità di plasma inutilizzabili, la sanità marchigiana si blinda dietro questa doppia poltrona. Chi vigilerà sul destino delle sacche non ancora eliminate? Chi garantirà che le procedure future non siano viziate dalla stessa opacità? E perché non mettere a capo dell'officina trasfusionale una figura "terza"? A pensar male, il sospetto è che la nomina del 25 marzo della dottoressa Salvoni possa rischiare di "coprire" le eventuali omissioni e gli errori del passato. Nelle Marche, controllore e controllato sono la medesima persona, con la benedizione di una giunta regionale che sembra aver scambiato la trasparenza per un fastidioso ostacolo burocratico.