Personal trainer abusa della figliastra 13enne: lei muore di overdose e lui rischia il processo per violenza
Ci sono voluti anni perché una giovanissima di Treviso denunciasse le violenze subite quando era appena 13enne. Non vedrà mai compiersi la giustizia che le spetta, però, perché è morta di overdose a soli 18 anni. Aveva raccontato delle molestie subite dall'ex patrigno proprio durante la seduta con gli esperti del Serd, il centro che si occupa di diagnosi e cura delle persone con problemi di dipendenza da sostanze.
Per l'uomo, oggi 44enne, la Procura di Treviso ha chiesto il rinvio a giudizio con l'accusa di violenza sessuale aggravata. Secondo i pm, si sarebbe approfittato delle "condizioni di inferiorità fisica e psichica" della vittima. Lo riporta Il Gazzettino che ricostruisce la vicenda.
Sarebbero state proprio quelle molestie a fare piombare la giovanissima nel tunnel della dipendenza. Un malessere dal quale non si è più ripresa e che l'ha condotta alla morte per overdose a 18 anni. Il suo però non sarebbe un caso isolato.
Legali famiglia: "Altre tre minorenni molestate nello stesso modo"
Secondo le testimonianze raccolte dai legali della madre, che si è costituita parte civile al processo, il 44enne avrebbe usato il ruolo di personal trainer per molestare almeno altre tre ragazze. Tante sono le giovani che hanno deciso di parlare, tutte minorenni all'epoca dei fatti e con fragilità fisiche e psicologiche.
Nell'udienza preliminare fissata davanti al gup per il prossimo 5 novembre, il personal trainer è chiamato a rispondere solo delle molestie alla figlia della ex compagna. La difesa della famiglia della giovane però spera di provare un modus operandi ricorrente. Le testimonianze raccolte infatti hanno tutte lo stesso scenario: il teatro delle molestie è sempre la palestra, e la scusa è un aiuto per fare gli esercizi. Con questo pretesto l'uomo metteva le mani addosso alle ragazze.
La confessione della vittima prima della morte per overdose
Le molestie sono emerse solo tempo dopo, durante una seduta con i professionisti che seguivano la giovane nel suo percorso per uscire dalla dipendenza. Neanche la madre sapeva cosa succedeva nella palestra frequentata dalla figlia e dall'ex compagno.
È stata proprio quella confessione a fare scattare le indagini che poi hanno condotto la pm titolare del fascicolo, Anna Ortica, a chiedere il rinvio a giudizio per il 44enne.