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“Per accompagnare mia madre in ospedale la preside ha voluto il certificato di nascita”: la denuncia di una prof

Eletta Falcone, insegnante siciliana, a Fanpage.it denuncia: “Un giorno mentre la preside mi incalzava verbalmente sono svenuta nel suo ufficio. Dopo quell’ennesimo episodio me ne sono andata dalla scuola. Vorrei dire agli altri professori dell’istituto che non sono soli”
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"Durante una discussione nel suo ufficio la preside ha iniziato a incalzarmi dicendomi ‘da questa scuola deve andare via, si trasferisca'. Questo episodio, l'ennesimo, mi causò un malessere tale da dover chiamare l'ambulanza per farmi portare in ospedale. Dopo quello mi sentii costretta ad andare via, e così feci". A parlare a Fanpage.it è Eletta Falcone, dal 2016 al 2022 insegnante di lingua e letteratura spagnola in un liceo della provincia di Catania, lo stesso istituto al centro della denuncia pubblica presentata anche da Francesco Malizia.

Nel referto del pronto soccorso nel quale è stata portata a seguito di quella discussione, è citata chiaramente la diagnosi di "stato ansioso in seguito a diverbio con la direttrice scolastica", come Fanpage.it ha avuto modo di verificare leggendo il documento. Era il luglio del 2022 e dopo poco Falcone ha deciso di lasciare quella scuola e trasferirsi in un altro istituto. Oggi, dopo aver letto del suo collega, ha scelto di raccontare i fatti che l'hanno convinta ad andarsene.

"L'astio nei miei confronti si scatena a dicembre del 2018 – spiega – quando la dirigenza trasformò una cattedra da 20 ore in una da 18 con 2 eccedenti. Queste ore in eccesso vennero affidate a me e a un'altra collega costringendomi a rimodulare le mie classi. Mi informai al provveditorato e appresi che quella cattedra, di norma, sarebbe dovuta restare integra e affidata a un altro collega, ma alla fine decisi comunque di accettare quelle ore in più. Il giorno della sigla del contratto andai nell'ufficio della preside dicendo che firmavo per coscienza e non per conoscenza. La preside mi rispose che la prossima volta che avrebbe voluto farmi un favore ci avrebbe pensato due volte. Da quel momento non ho più potuto chiedere un permesso perché non mi veniva dato".

È a quell'episodio che Falcone fa risalire l'inizio dei suoi problemi: "Non c'è stato mai un mio atteggiamento fuori procedura, ma comunque sono iniziati i richiami". E aggiunge: "Durante i consigli di classe mi apostrofava con ‘stia zitta‘, ‘lei non ha più voce in capitolo', ‘ha parlato fin troppo', e altro ancora". E aggiunge: "Un giorno dovevo portare mia madre a fare una tac, e la preside mi chiese di attestare il grado di parentela con la persona che accompagnavo in ospedale, quindi sono stata costretta ad andare al Comune in cui risiedevo per richiedere l'atto di nascita da allegare al permesso".

"Parlo perché non voglio che altri si sentano soli come mi sono sentita io"

Falcone conserva ancora le mail di diniego dei permessi, questo perché nel 2021 decise di fare ricorso per un richiamo disciplinare contestatole per assenza ingiustificata.

"Quel giorno comunicai la mia assenza seguendo la solita prassi: telefonai alla scuola alle sette e mezzo dicendo che avrei preso un permesso breve per motivi di salute e che sarei rientrata per fare le ultime due. Il mio fonogramma fu trasmesso, e dopo poco vidi che il registro delle sostituzioni portava il nome di una collega. Mentre ero in classe però ricevetti una telefonata dalla segreteria che mi informava che l’ora di permesso non era stata concessa. Questo avveniva alle 12.53 circa, e io avevo usufruito dell'ora dalle 9.15 alle 10.15, risultavo quindi assente ingiustificata".

Falcone decise di impugnare quel richiamo e il caso finì in Tribunale. La scuola obiettò con la difficoltà di trovare una sostituzione per quell'ora e alla fine l'insegnante perse il ricorso: "Il giudice del lavoro disse che io avrei dovuto aspettare il nulla osta, ma comunque non fui condannata al pagamento delle spese giudiziarie".

Successivamente al ricorso e al malore accusato dopo il confronto con la preside, Falcone pensò di rivolgersi nuovamente alla giustizia: "Avevo intenzione di rivolgermi alle autorità, ma non lo feci perché ero sola. Ho deciso di parlare adesso, dopo aver letto del caso di Francesco Malizia perché non voglio che si senta isolato come mi sono sentita io al tempo".

Raggiunta telefonicamente da Fanpage.it la direttrice dell'istituto ha fatto sapere di non volere rilasciare dichiarazioni.

Il sindacato: "Negare permessi è abuso di potere da parte dei dirigenti"

Il sindacato della Gilda degli insegnanti dimostra di conoscere bene la scuola e la sua dirigente: "Nel corso degli anni abbiamo avuto diverse segnalazioni molto simili tra loro", spiega a Fanpage.it Giorgio La Placa, che nel 2021 seguì anche il caso di Falcone.

"Negli anni i docenti ci hanno segnalato soprattutto le aggressioni verbali e la mancata concessione dei permessi. Si tratta di un abuso di potere perché per la legge sono un diritto, ma la preside li tratta come una concessione".

Si tratta di un problema diffuso nel mondo della scuola, secondo il sindacalista della Gilda: "Nel 2007, a seguito di un accodo tra i sindacati e l'Aran [L'Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni del Ministero dell'Istruzione n.d.r.], venne ridotto l'aumento stipendiale per dare 9 giorni di permesso agli insegnanti durante le attività didattiche, che così sono diventati un diritto perché di fatto già decurtati dallo stipendio. I presidi di molte scuole, come quella in questione, però fanno di tutto per non darli".

La nostra redazione riceve lettere e testimonianze relative alle difficoltà all'interno del mondo della scuola. Invitiamo i nostri lettori a scriverci le loro storie cliccando qui.

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