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“Palpare una donna sotto il seno non è molestia”: Procura Biella archivia accuse contro responsabile di reparto

La Procura di Biella ha chiesto l’archiviazione delle accuse di molestie sessuali contro un 51enne, responsabile di reparto in un’azienda nella Valle di Mosso, denunciato da una dipendente per presunti tocchi e battute inappropriate. Una decisione che fa discutere.
A cura di Biagio Chiariello
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immagine di repertorio
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La Procura di Biella ha chiesto l'archiviazione delle accuse di violenza e molestie sessuali mosse da una dipendente nei confronti del suo diretto superiore in azienda, un 51enne responsabile di un reparto di un'azienda di Valdilana, nella Valle di Mosso. La decisione, spiegano fonti giudiziarie, nasce dalla difficoltà di accertare con precisione i presunti episodi denunciati e di collocarli nel tempo e nello spazio.

La donna, con 26 anni di anzianità nell’impresa, aveva raccontato di essere stata vittima di "condotte mobbizzanti e persecutorie" a partire dal settembre 2013, subito dopo aver respinto le avances del superiore. "Comportamenti vessatori e sessualmente molesti" che, secondo la querela, le avrebbero causato uno stato di "shock e terrore". Tra gli episodi segnalati, tocchi ripetuti al fondoschiena, che la Procura definisce però "non sufficientemente precisi" per sostenere un procedimento penale, perché non è chiaro se siano avvenuti sul seno – considerato zona erogena – o immediatamente sotto.

La lavoratrice ha inoltre denunciato battute inopportune, riferimenti sessuali e richieste esplicite, come "me la dai?", "Mi pensi durante i fine settimana", "devi dirmi con chi esci". In un episodio successivo al rientro in azienda dopo il Covid, l'uomo si sarebbe abbassato "i pantaloni", mostrando "il rigonfiamento della propria ernia inguinale", rimanendo in "mutande". La dipendente si sarebbe rifugiata in bagno per sfuggire a quello che definisce un "gesto osceno e sessualmente esplicito".

Il pubblico ministero Dario Bernardeschi ha evidenziato anche la tardività della querela, presentata a luglio 2024, diversi mesi dopo le dimissioni della donna a marzo, per fatti "avvenuti prima della data del licenziamento". La Procura sottolinea che la legge non equipara un "luogo di lavoro", in questo caso un’azienda con circa 40 dipendenti, a un "ambiente familiare" per cui sono previste le norme sui maltrattamenti, e che il diritto di difesa dell’indagato deve essere garantito, soprattutto per episodi risalenti a molti anni prima.

Infine, sebbene alcuni colleghi abbiano confermato comportamenti problematici dell’indagato o riferito pressioni sulla vittima, gli elementi raccolti "non permettono di identificare con chiarezza tempo e luogo degli episodi". Per questo, il fascicolo è stato proposto per archiviazione, e alla donna, assistita dagli avvocati Cristina Morrone e Lara Ferrara, viene consigliato di rivolgersi al giudice del lavoro per eventuali tutele civili o professionali.

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