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Benedetto XVI, il Papa emerito è morto a 95 anni

Padre Georg racconta le ultime ore di Benedetto XVI: Ratzinger rimasto vigile quasi fino alla fine

Non fu mai ipotizzato un trasferimento in ospedale perché era chiaro che Benedetto XVI si stava spegnendo e che nessuna cura avrebbe potuto salvargli la vita. Il racconto di Georg Ganswein nel libro “Nient’altro che la verità”.
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Il libro di Georg Ganswein “Nient’altro che la verità” è stato mandato alle stampe in fretta e furia, anche per sfruttare l’eco mediatica della morte di Benedetto XVI.

Nelle librerie dal 12 gennaio, il libro racconta nei dettagli, nelle ultime pagine, le ultime ore di vita di Joseph Ratzinger e cosa ha fatto Ganswein nei giorni tra la dipartita del Papa emerito, avvenuta lo scorso 31 dicembre, e il 5 gennaio 2023, data dei funerali.

Ganswein, che aveva già dato alcune anticipazioni su questi temi alla stampa mondiale, nel libro va più nello specifico e racconta come il giorno di Natale la salute di Benedetto XVI fosse ancora abbastanza buona, al punto che avevano festeggiato a pranzo insieme.

Assicuratosi che non ci fossero problemi, il monsignore era partito in aereo per la Germania per andare a trovare alcuni parenti martedì 27, ma all’alba successiva Ganswein è stato svegliato da una telefonata che lo avvertiva dell’improvviso aggravamento delle condizioni del pontefice emerito a causa di una crisi respiratoria.

In fretta e furia quindi Ganswein ha preso il primo aereo disponibile ed è sbarcato nuovamente a Roma.

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Il 27 dicembre pomeriggio “il Papa emerito – scrive Ganswein – aveva un grande affanno, ma era lucidissimo. Gli proposi di amministrargli l’unzione degli infermi, e lui accettò immediatamente. L’ultimo incontro con il suo confessore, un penitenziere di San Pietro, era stato appena qualche giorno prima”.

A quel punto Benedetto XVI non fu più lasciato solo: infermieri, medici, collaboratori, lo stesso Ganswein, le laiche consacrate che si prendevano cura di lui da anni, si alternarono al suo capezzale. Tra giovedì 29 e venerdì 30 il personale sanitario constatò “un leggero miglioramento, anche se l’età avanzata faceva prevedere il lento spegnimento delle sue condizioni vitali”.

Non fu mai ipotizzato un trasferimento in ospedale perché era chiaro a tutti che Benedetto XVI si stava spegnendo lentamente e che nessuna cura avrebbe potuto salvargli la vita. Neppure gli fu chiesto, nella certezza che avrebbe rifiutato.

Attorno alle 3 del mattino del 31 dicembre, un infermiere vide Benedetto XVI rivolgere lo sguardo al Crocifisso appeso sulla parete di fronte al letto e pronunciare, in italiano (e non in tedesco come riportato da alcuni media) in modo flebile ma chiaramente distinguibile, le parole "Signore, ti amo!".

Le sue ultime parole comprensibili: poi non è stato più in grado di esprimersi. Benedetto è comunque rimasto vigile quasi fino alla fine. Capiva tutto, ma non poteva parlare e cercava di rispondere a cenni.

Ganswein, poco prima delle nove, ha iniziato a pregare vicino al letto del Papa, poi alle 9 Benedetto è entrato in agonia. I presenti nella stanza hanno cominciato a recitare le litanie e le preghiere di accompagnamento di un morente e il monsignore tedesco gli ha impartito l’indulgenza plenaria in punto di morte.

Il cuore del Papa emerito si è fermato alle 9.34, alla presenza del monsignore, dei collaboratori più stretti, del medico personale del pontefice, del personale sanitario.

La preghiera finale è stata pronunciata in tedesco, quindi Ganswein ha benedetto la salma del Papa emerito, poi ha preso in mano il telefono e ha chiamato papa Francesco, che dieci minuti è arrivato per pregare per l’anima del suo predecessore.

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