Ventitré motivi per dimostrare la sua innocenza. E' quanto contenuto nel ricorso di oltre 600 pagine che sarà discusso il prossimo 12 ottobre davanti alla Corte di Cassazione, alla quale i legali di Massimo Bossetti chiedono l'annullamento della condanna all'ergastolo, confermata in appello, stabilita per il muratore ritenuto responsabile dell'omicidio di Yara Gambirasio, la 13enne di Brembate di Sopra scomparsa nel novembre del 2010 e trovata cadavere tre mesi più tardi in un campo di Chignlo d'Isola. Al centro del documento, che sarà presentato dai legali dell'uomo, Claudio Salvagni e Paolo Camporini, ci sono le presunte lacune nell'esame del Dna, la cosiddetta "prova regina", utilizzata in precedenza per dichiarare la sua colpevolezza.

Gli avvocati di Bossetti contestano, soprattutto, il fatto che il Dna sia stato estratto senza rispettare le cosiddette best pratices previste dalla comunità scientifica che, di recente, sono state ufficialmente approvate dalla stessa. L'esame, pertanto, è da ripetere. Lo stesso ragionamento, per la difesa, è applicabile a numerosi altri indizi a corollario del Dna: la compatibilità delle fibre dei sedili del furgone di Bossetti con quelle trovate sul corpo della ragazza, le immagini riprese dalle telecamere del mezzo che i legali sostengono non fosse del muratore. In altre parole, il loro obiettivo è puntare su quelle ordinanze che esclusero la richiesta di numerose perizie, lamentando la loro carenza di motivazione. In questo modo, auspicano ancora i legali, sarebbe la Cassazione a disporre un nuovo processo, invitando i giudici a disporre quelle perizie, o ad annullare la sentenza senza rinvio.

"Massimo ci crede ancora, crede nella giustizia, la sua è un’attesa drammatica, il percorso fatto finora è stato faticosissimo, è rimasto solo, ha perso i genitori, gli è rimasta solo Marita …e i figli", avevano detto gli avvocati intervenendo lo scorso mese di settembre nel corso della trasmissione di Rete 4 "Quarto Grado". Ciò che è certo che Bossetti non sarà in aula il prossimo 12 ottobre in quanto le parti private, in Cassazione, possono intervenire solo tramite i propri difensori.