Omicidio Tarna, l’avvocato di Andrea Vescovo: “Probabile disturbo di personalità. Nessun accordo per uccidere”

Andrea Vescovo, il 38enne di Spinea arrestato con l'accusa di essere stato il complice del vigile Riccardo Salvagno nell'omicidio di Sergiu Tarna, sarà sottoposto a controlli allo scopo di accertare il suo stato mentale. Lo spiega a Fanpage.it il legale di Vescovo, l'avvocato penalista Fabio Crea.
Il consulente incaricato dalla difesa è il neuropsicologo forense Giuseppe Sartori. "Prossimamente si recherà in carcere da Vescovo – conferma l'avvocato – Sappiamo che c’è una patologia, ma ora si tratta di approfondirne la tipologia e soprattutto qual è stata la rilevanza sul contesto criminoso".
Vescovo, infatti, non sarebbe stato nuovo a problematiche di natura psichiatrica, come sostiene il suo legale: "Era già in cura presso il centro di salute mentale di Mestre per un disturbo di personalità, ma siamo ancora in attesa di accertare quale, aspettiamo le cartelle mediche".
Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, Salvagno e Vescovo la notte del 31 dicembre avrebbero prelevato con la forza il 25enne di origine moldava Sergiu Tarna appena uscito da un bar di Chirignago. I due poi lo avrebbero condotto in una zona rurale di Mira sotto la minaccia di una pistola, e lì lo avrebbero freddato con un colpo alla testa. Una modalità che il procuratore vicario Stefano Ancilotto, titolare del fascicolo, ha definito "un'esecuzione".
Il movente su cui si stanno concentrando gli inquirenti girerebbe attorno a un video hot di Salvagno con una ballerina transessuale nota come Lady Bruneth. Immagini che sarebbero servite per ricattare il vigile, ma che non sono state trovate né sui due cellulari di Tarna, né in quello che Salvagno ha consegnato dopo l'arresto.
A portare Vescovo sul luogo dell'omicidio non sarebbe stato quindi un interesse personale, ma il legame con il vigile: "C'era un contesto di frequentazione e amicizia tra i due – ammette Crea – ma fatico a pensare a un accordo, soprattutto se si è trattato di un gesto repentino di Salvagno. Vescovo lo ha aiutato nel prelevamento, ma da qui a sostenere l'esistenza di un accordo per uccidere c'è una grande differenza. Sarà un elemento della battaglia difensiva".
Nel corso del suo interrogatorio di garanzia, è stato proprio Salvagno a fare il nome di Vescovo, il 38enne di Spinea, invece, ha preferito avvalersi della facoltà di non rispondere, e affidare le sue dichiarazioni all'avvocato: "Vescovo è presente a se stesso, ha un ricordo lucido di quella giornata [il 31 dicembre, data dell'omicidio n.d.r.], e mi ha consegnato un memoriale in una decina di cartelle con tutti gli elementi".
Sul sopralluogo che, per i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Venezia, i due avrebbero effettuato insieme prima di mettere in atto l'omicidio, però, l'avvocato preferisce non esprimersi rilevando solo che: "quei campi sono vicini all'abitazione di Salvagno".