Omicidio Nada Cella, Marco Soracco si difende in aula: “Io trattato come un mafioso e insultato dalla polizia”

Ha detto di essere stato "trattato come un mafioso, come Riina" Marco Soracco, il datore di lavoro di Nada Cella, la 25enne uccisa il 6 maggio 1996 nello studio di commercialisti dove era assunta come segretaria. L'uomo oggi, giovedì 26 giugno, ha fatto dichiarazioni spontanee durante la nuova udienza del processo che si sta celebrando a Genova.
Soracco è accusato di favoreggiamento perché, secondo la Procura, avrebbe coperto Annalucia Cecere, l'ex insegnante imputata per l'omicidio della ragazza. Avrebbe ucciso proprio per "motivi di gelosia": si sarebbe invaghita del commercialista e avrebbe voluto prendere il posto della vittima all'interno dello studio, sostiene l'accusa.
Difeso dall'avvocato Andrea Vernazza, non è escluso che il 58enne, dopo aver rilasciato spontanee dichiarazioni, si sottoponga in seguito all'esame in aula.
"La mia famiglia è stata descritta come potente a Chiavari e in grado di intimorire i testimoni: tutto falso. Mio padre era un funzionario del Comune, mia madre insegnante. Mio padre era stato segretario della Dc, ma negli anni '60. Non era una persona potente", ha detto oggi.
Soracco ha ribattuto a quanto emerso nel corso delle precedenti udienze. A partire dal fermacarte, ritenuto dalla pubblico ministero Gabriella Dotto uno degli oggetti usati per uccidere Nada. "Faceva parte di un set da scrivania – ha spiegato in aula – ma io non ho mai usato un fermacarte. Aveva un feltro nella parte inferiore: se fosse stato usato sarebbe rimasto sporco".
Il professionista ha risposto anche a quanto detto da Saverio Pelle, lo zio di Nada che aveva parlato di buste di soldi che giravano in studio: "Mi hanno fatto controlli, finanza e agenzia delle entrate, e non hanno mai trovato niente".
E, infine, ha parlato anche degli interrogatori fatti dalla Squadra mobile nel 2021. “Sono stato chiamato in questura due volte, a fine maggio e a inizio giugno. Dovevo essere sentito come persona informata sui fatti ma già nel primo interrogatorio, dopo un’ora e due, quando è stato introdotto l’argomento Cecere, il tono si è molto alzato perché il dirigente della mobile Stefano Signoretti sosteneva che io avessi avuto una relazione con la Cecere e fossi restio a parlarne perché nuoceva alla mia reputazione, visto che era una ragazza madre".
"Ricordo che a un certo punto mi disse che ero un moralista di me**a”. Soracco ha sottolineato come non essendo sposato né fidanzato non avrebbe avuto alcun problema a parlare di una sua relazione con Annalucia Cecere se fosse stata vera. Soracco ha aggiunto che l'interrogatorio durò circa 6 ore: "Mi trattarono con toni aggressivi".
“Mi sono tenuto un avviso di garanzia per omicidio volontario per 14 mesi e avrei avuto tutto l’interesse ad arrivare a una soluzione della vicenda”, ha aggiunto. Prima di lui sono state sentite alcune intercettazioni di Cecere che in diversi colloqui nega ogni coinvolgimento e si sfoga: "La mia vita è stata rovinata da questa storia".