Omicidio Maria Chindamo, il fratello: “Conosco i nuovi 8 indagati, con alcuni ho festeggiato le feste di Natale”
"Lì conosco tutti i nuovi indagati". Parla a Fanpage.it il fratello di Maria Chindamo, la 44enne imprenditrice di Laureana di Borrello in provincia di Reggio Calabria uccisa il 6 maggio del 2016 e il cui corpo sarebbe stato dato prima in pasto ai maiali e i cui resti sarebbero stati poi distrutti con la fresa del trattore. È in corso il processo nei confronti di Salvatore Ascone, di 60 anni: si sta difendendo dall'accusa di aver collaborato alla pianificazione, organizzazione ed esecuzione dell'omicidio in concorso con l'ex suocero di Maria Chindamo, Vincenzo Punturiero, che nel frattempo è morto. In queste settimane la Direzione Distrettuale Antimafia di Catanzaro ha iscritto nel registro degli indagati otto persone Giovanni Capone, Vincenzo e Francesco Arceri, Tommaso e Antonino Biondo, il bulgaro Sasho Emilov Dimitrov, Davide Errigo e il romeno Laurenthiu Georghe Nicolae. A tutti è contestato anche il 416bis: avrebbero agito favorendo la cosca di ‘ndrangheta dei Mancuso e avrebbero agito con il metodo mafioso.
Il fratello di Maria, Vincenzo Chindamo, ribadisce di conoscerli tutti: "Non sono pochi. Li conosco tutti, nessuno mi ha mai contattato per dirmi che non c'entra nulla con l'omicidio. Dopo dieci anni pensavo che non si stava più andando avanti con le indagini. Invece gli inquirenti stavano proseguendo con tutti gli accertamenti del caso". Poi ha aggiunto: "Tra gli indagati ci sono persone con cui ho passato anche alcune feste di Natale, Capodanni, compleanni e comunioni. Nel nostro territorio la subcultura patriarcale violenta e mafiosa coinvolge anche uomini per bene. E quello che possono fare fa venire i brividi". Al momento risultano indagati, bisognerà aspettare per capire se per loro inizierà un processo.
Dopo dieci anni si indaga ancora. Ma finora quale sarebbe il movente dietro a un omicidio così atroce? Maria Chindamo si era separata dal marito che poco dopo si è tolto la vita. A commissionare l'omicidio sarebbe stato l'ex suocero Vincenzo Punturiero che avrebbe imputava il suicidio del figlio alla separazione con la moglie. Salvatore Ascone avrebbe partecipato all'omicidio per favorire la cosca di ‘ndrangheta Mancuso che puntava all'acquisto dell'azienda agricola di Maria Chindamo. Tutto dovrà essere accertato in una sentenza.
In questo nuovo filone di indagini sull'omicidio è al lavoro anche il Ris di Messina che sta eseguendo gli accertamenti tecnici non ripetibili su alcuni oggetti ancora sotto sequestro. Come si legge dalle carte, tra questi c'è anche la fresa agricola: qui si cerca il materiale genetico della vittima perché il sospetto è che il corpo sia stato fatto a pezzi con la fresa di un trattore. Si cerca anche il DNA su: veicolo marca Mitsubishi modello Pajero; su un paio di scarpe ginniche marca Legea; due mozziconi di sigarette; l'auto Dacia Duster di proprietà della vittima e una macchina Fiat Cinquecento di colore nero nella disponibilità di Giovanni Capone. Infine, verrà analizzata anche una cintura per pantaloni da donna in cuoio di colore nero spezzata in due. Sempre come si legge dalle carte, questa cintura è stata trovata il primo giugno del 2016 durante le operazioni di ricerca e gli scavi nell'azienda di proprietà di Vincenzo Arceri. A cosa è servita questa cintura? La speranza è che ora si arrivi alla completa verità sull'omicidio di Maria Chindamo.