Da lunedì 18 maggio, con la riapertura di bar, ristoranti e negozi, si entrerà nel vivo della cosiddetta Fase 2, quella di una convivenza con il coronavirus. Milioni di persone torneranno a una vita simile a quella "pre-lockdown", si potranno rivedere gli amici con maggiore libertà e gli spostamenti in tutto il territorio regionale saranno possibili senza autocertificazione. Insomma, si comincerà una "nuova normalità" senza dimenticare che il virus è ancora tra noi e che inevitabilmente i contagi continueranno. Per questo l'uso della mascherina dovrà diventare un'abitudine quotidiana, e per questo il dpcm impone di indossarla in tutti i luoghi chiusi e – quando non sarà possibile rispettare il distanziamento fisico – anche all'aperto.

L'uso delle mascherine sarà obbligatorio anche dal 18 maggio

"Ai fini del contenimento della diffusione del virus COVID-19 – si legge nel decreto – è fatto obbligo sull’intero territorio nazionale di usare protezioni delle vie respiratorie nei luoghi al chiuso accessibili al pubblico, inclusi i mezzi di trasporto e comunque in tutte le occasioni in cui non sia possibile garantire continuativamente il mantenimento della distanza di sicurezza. Non sono soggetti all’obbligo i bambini al di sotto dei sei anni, nonché i soggetti con forme di disabilità non compatibili con l’uso continuativo della mascherina ovvero i soggetti che interagiscono con i predetti". I cittadini non saranno obbligati a indossare mascherine chirurgiche ma potranno usare anche quelle di comunità, ovvero – come chiarisce sempre il dpcm – "mascherine monouso o mascherine lavabili, anche auto-prodotte, in materiali multistrato idonei a fornire una adeguata barriera e, al contempo, che garantiscano comfort e respirabilità, forma e aderenza adeguate che permettano di coprire dal mento al di sopra del naso. L’utilizzo delle mascherine di comunità si aggiunge alle altre misure di protezione finalizzate alla riduzione del contagio (come il distanziamento fisico e l’igiene costante e accurata delle mani) che restano invariate e prioritarie".

Cosa sono le mascherine di comunità, lavabili e riutilizzabili

Le mascherine di comunità sono tutte le soluzioni fai-da-te o commerciali in tessuto e vanno considerate come una semplice misura igienica per limitare la diffusione del coronavirus: non s tratta dunque di strumenti professionali certificati, bensì di semplici barriere fisiche tra chi le indossa e il patogeno. Esse possono essere auto-prodotte e realizzate con materiali multistrato, e naturalmente vanno utilizzati tessuti “né tossici né allergizzanti né infiammabili”, spiega il Ministero della Salute. Secondo una ricerca dell'Università tecnologica del Missouri, le mascherine di comunità con la migliore capacità filtrante sono risultate essere quelle in tessuto per trapunte (cotone trapuntato), con un doppio strato di tessuto batik o con un doppio strato di flanella e cotone.