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Morto Bruno Contrada, l’ex 007 della guerra di mafia a Palermo: venne condannato e poi assolto

È morto a 94 anni Bruno Contrada, ex poliziotto ed ex numero 3 del Sisde. Condannato per concorso esterno in mafia, la sua sentenza fu revocata dopo la decisione della Corte europea dei diritti umani.
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Bruno Contrada
Bruno Contrada

È morto all'età di 94 anni, Bruno Contrada, poliziotto e soprattutto agente segreto durante gli anni più duri della guerra di mafia a Palermo. Contrada era nato a Napoli nel settembre del 1931 ma la sua storia si svolge soprattutto in Sicilia dove è stato al centro di una delle vicende giudiziarie tra le più controverse della storia italiana recente. Il suo nome è rimasto noto per l'associazione tra mafia e apparati dello Stato negli anni delle stragi. Fu condannato a 10 anni di reclusione ma la Corte europea dei diritti umani revocò la condanna, corrispondendogli anche un risarcimento.

Nella sua lunga carriera è stato capo della Squadra mobile di Palermo, capo della sezione siciliana della Criminalpol, e soprattutto numero tre del Sisde, il servizio segreto italiano. Proprio in questa veste il suo nome venne associato agli ambienti della criminalità organizzata sui quali stava indagando. Dopo la strage di via D'Amelio, in cui perse la vita il giudice Paolo Borsellino, alcuni collaboratori di giustizia, tra i quali Tommaso Buscetta, fecero il suo nome.

Da queste accuse partì il processo che lo vide imputato per concorso esterno in associazione mafiosa. Nonostante la difesa promossa da alcuni colleghi ai vertici della polizia, Contrada venne condannato nel 1996 a dieci anni di reclusione e tre di libertà vigilata. Dopo l'assoluzione in Corte d'appello perché "il fatto non sussiste", l'uomo venne condannato nuovamente in via definitiva.

Nel 2014 la Corte europea dei diritti dell'uomo condannò l'Italia per la mancata concessione degli arresti domiciliari a Contrada quando era gravemente malato. Successivamente, la stessa Corte condannò l'Italia a risarcire l'ex poliziotto ritenendo che non dovesse essere né processato né tantomeno condannato perché all'epoca quel tipo di reato a lui contestato non era né chiaro né prevedibile. Così due anni dopo la sentenza della Cedu, la Cassazione revocò il provvedimento inflitto a Contrada sottolineando fosse "ineseguibile e improduttiva di effetti penali la sentenza di condanna". In quell'anno, il 2017, l'allora capo della Polizia Franco Gabrielli revocò il provvedimento di destituzione, reintegrando Contrada nella Polizia di Stato come pensionato.

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