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Migliaia di finti SMS dalla banca: in un solo colpo rubano 96mila euro con la truffa dello smishing

Finti operatori inducevano le vittime a farsi dare le credenziali bancarie grazie ai messaggi truffa. Indagate 17 persone tra Pisa, Firenze, Napoli e Salerno.
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I Carabinieri hanno scoperto una centrale delle truffe che inviava centinaia di messaggi al giorno
I Carabinieri hanno scoperto una centrale delle truffe che inviava centinaia di messaggi al giorno

Si fingevano operatori di una compagnia di pagamenti digitali per derubare i correntisti. È il sistema messo in atto attraverso una vera e propria centrale delle truffe, scoperta dai Carabinieri di Chieti, tra Pisa e Firenze, con ramificazioni che arrivavano fino a Napoli e Salerno. Con un solo colpo i 17 indagati sarebbero riusciti ad impossessarsi di 96 mila euro grazie alla tecnica dello smishing.

Il messaggio truffa: "Attenzione, pagamento non autorizzato"

Secondo la ricostruzione delle Forze dell'ordine, finti operatori di una società leader nel mercato nazionale dei pagamenti digitali usavano una serie di messaggi telefonici per indurre la vittima di turno a credere di avere problemi con il conto a causa di un pagamento non autorizzato, per poi farsi dare le credenziali e accedere direttamente alle somme di denaro.

A fare emergere questo sistema è stato il caso di una donna che lo scorso 15 ottobre è caduta nella trappola. I truffatori, una volta ottenuto l’accesso all’“home banking” della vittima, hanno dapprima innalzato il limite dei bonifici istantanei e poi hanno eseguito due pagamenti: uno di 48.500 euro e l’altro di 47.800, per un totale di 96 mila.

I pagamenti sono stati indirizzati verso conti correnti intestati a due campani, stanziati tra Napoli e Salerno. Le somme di denaro sono state poi in gran parte immediatamente trasferite su conti correnti esteri, in Belgio e in Lussemburgo, riconducibili a società di proprietà e amministrate da altri soggetti campani, i quali, a seguito di immediati accertamenti, sono risultati essere, rispettivamente, titolari di numerosi rapporti finanziari presso ben 11 diversi istituti di credito.

"L’analisi dei saldi e delle giacenze medie annuali ha permesso altresì di comprendere che tali conti venivano utilizzati esclusivamente per perpetrare le truffe", hanno sottolineato i Carabinieri. La restante parte del bottino invece è stata prelevata in contanti presso gli sportelli atm nelle province di Napoli e Salerno da parte di altri indagati.

Il sistema dietro la truffa del messaggio

Il metodo era sempre lo stesso: i finti operatori inoltravano migliaia di messaggi a ignare potenziali vittime scelte a caso sul territorio nazionale. L’inoltro degli SMS avveniva tramite centinaia di SIM telefoniche inserite all'interno di un apposito dispositivo capace di ospitare simultaneamente numerosissime SIM telefoniche intestate tutte a soggetti di nazionalità straniera, per lo più pakistana.

Attraverso dispositivi multisim gli indagati mandavano centinaia di messaggi alle vittime
Attraverso dispositivi multisim gli indagati mandavano centinaia di messaggi alle vittime

Il call center principale si trovava nel Comune pisano di Santa Croce sull’Arno, mentre due sedi secondarie erano nella provincia di Firenze, a Fucecchio ed Empoli. In queste due città avveniva anche l'intestazione delle schede SIM a persone extracomunitarie non censite sul territorio nazionale e la successiva fornitura ai soggetti che poi le hanno impiegate per i fini illeciti.

Indagate 17 persone e sequestrate 685 SIM

Il 23 dicembre, quindi, militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Chieti, coordinati dalla locale Procura della Repubblica hanno eseguito una vasta operazione di polizia, che ha portato a indagare 17 persone, con perquisizioni sia l’immobile di Santa Croce sull'Arno che fungeva da vera e propria centrale – che risultava occupato da un 38enne pakistano – e sia presso i due negozi di telefonia gestiti da altrettanti cittadini pakistani, rinvenendo e sequestrando complessivamente 3 apparati modem multisim, 685 schede SIM Iliad, 6 notebook, 1 router 4G, 9 telefoni cellulari, 4 personal computer e 1 supporto informatico.

Tale risultato investigativo ha permesso di interrompere subito il flusso quotidiano di migliaia di SMS-truffa che raggiungevano una platea indiscriminata di persone, le quali – indotte in errore – fornivano l’involontario accesso ai propri risparmi: "Tale fenomeno – hanno sottolineato i militari – noto come ‘smishing‘, dalle risultanze acquisite durante l’indagine, ha procurato ingenti danni patrimoniali, soprattutto ai cittadini più anziani e, quindi, maggiormente vulnerabili".

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