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Delitto di Avetrana: l'omicidio di Sarah Scazzi
30 Marzo 2013
13:04

Michele Misseri: “Giuro che mi uccido se condannano Sabrina e Cosima”

Michele Misseri torna a dichiararsi l’unico responsabile dell’omicidio Scazzi. La solitudine che egli stesso ha creato, dichiara lo zio di Avetrana, non è più sopportabile. Solitudine e sofferenza, due condizioni vissute anche in passato, come quando a otto anni “sono stato legato e qualcuno mi ha fatto delle cose che non posso dire”
A cura di Danilo Massa
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Delitto di Avetrana: l'omicidio di Sarah Scazzi

Troppe le versioni presentate a giudici e giornalisti per essere considerato credibile: a Michele Misseri – che ora vive da solo nella propria casa di Avetrana dopo l'incarcerazione di moglie, figlia, fratello e nipote – non resta che alzare ancora una volta i toni. Al Corriere del Mezzogiorno assicura: "Aspetterò sino alla Cassazione e se anche lì non mi crederanno allora la farò finita, so già come devo ammazzarmi, ho ancora la bottiglietta in cantina. Non sopporterei ancora una vita di solitudine in questa casa". Michele descrive una quotidianità fatta di solitudine ed esclusione da parte di un paese che vedrebbe nello "zio di Avetrana" il colpevole dell'omicidio Scazzi, "ma – s'interroga – io che ci posso fare se i magistrati non mi credono?". Lo stesso rapporto con la famiglia non ha potuto reggere ai fatti di Avetrana: "Ho perso l’unico fratello che mi voleva bene, Salvatore, e con le famiglie dei miei fratelli e sorelle che vivono a Manduria ho chiuso ogni rapporto". Cosima, assicura ancora Michele Misseri, "Mi ha perdonato, Sabrina non lo so", mentre non può vedere l'altra figlia, Valentina, "perché lei vive a Roma e quando viene ad Avetrana evitiamo di incontrarci spesso perché dicono che è lei che mi manovra". Poi si torna indietro, alla prima notte dopo l'omicidio di Sarah, "avevo deciso di avvelenarmi poi ho pensato che se l’avessi fatto nessuno avrebbe saputo la verità e il corpo di quell’angelo biondo sarebbe rimasto per sempre in quel pozzo. Nessuno mi capiva, piangevo, non mangiavo, dimagrivo, mi rifiutavo di vedere la televisione, ma nessuno si chiedeva cosa avessi". Se qualcuno gli avesse mostrato interesse, ipotizza Michele, "Forse avrei detto tutto a loro [Sabrina e Cosima, ndr]". Incomprensione e solitudine ancora una volta, dunque. Del resto "ero e sono da solo, sin da bambino lo sono stato". L'adolescenza, un altro ricordo "A otto anni poi quella brutta storia che non ho mai detto a nessuno, nemmeno a mia moglie. Sotto quell’albero sono stato legato e qualcuno, un parente di mio padre, mi ha fatto delle cose che non posso dire".

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