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Mamma e figlia avvelenate a Campobasso, nuovi interrogatori. E l’avvocato del padre lascia l’incarico

L’avvocato Arturo Messere lascia l’incarico di legale di Gianni Di Vita, padre e marito delle due donne morte a Campobasso, per “motivi contingenti”. L’indagine per duplice omicidio prosegue per ricostruire cosa abbia determinato l’avvelenamento di madre e figlia: ripresi interrogatori in Questura.
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Antonella Di Ielsi
Antonella Di Ielsi

L'avvocato Arturo Messere ha lasciato l'incarico di legale di Gianni Di Vita, padre e marito della 15enne Sara e di Antonella Di Ielsi, morte avvelenate a Campobasso tra il 27 e il 28 dicembre 2025. Raggiunto da Fanpage.it, Messere, 84 anni, dice di aver fatto questa scelta per "motivi contingenti". Sollecitato, l'avvocato si limita ad aggiungere: "Sono di grande correttezza, faccio questo lavoro da oltre 50 anni".

A ricoprire il nuovo incarico sarà l'avvocato Vittorino Facciolla, consigliere regionale molisano del Partito democratico. A legarlo a Gianni Di Vita, 55 anni, è proprio il partito di appartenenza, al quale a lungo legato è stato in qualità di segretario amministrativo regionale.

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Per la morte di Sara Di Vita e di sua madre la Procura di Larino ha aperto un fascicolo a carico di ignoti per duplice omicidio premeditato. Secondo i riscontri acquisiti sino ad ora, le due donne non sono morte per un'intossicazione alimentare, ma sarebbero state avvelenate.

Gli inquirenti in queste ore stanno ascoltando tutte le persone che nei giorni di Natale avrebbero mangiato con loro, a cominciare da Gianni Di Vita e dalla figlia maggiore Alice. Ascoltata in Procura anche la cugina e vicina di casa che li ospita entrambi da quando sono stati dimessi dall'ospedale.

L'attenzione degli investigatori è concentrata sui giorni immediatamente precedenti alla Vigilia, in particolare il 23 dicembre quando sarebbero stati presenti in casa il padre, la madre e la figlia minore, mentre la maggiore era fuori. Alice è stata anche l'unica a non avere sintomi da intossicazione nei giorni successivi alla morte della madre e della sorella. Il padre invece è stato ricoverato in buone condizioni prima all'ospedale di Campobasso e poi allo Spallanzani di Roma. Anche i fatti della cena del 24 dicembre, quando in casa Di Vita c'erano circa 15 persone, sono al vaglio della Procura.

A cambiare il corso dell'indagine, iniziata con l'ipotesi dell'intossicazione alimentare, è stato il riscontro di ricina, una sostanza altamente tossica, individuata nel sangue di entrambe le vittime e in un capello di Antonella Di Ielsi a seguito degli accertamenti condotti dal Centro antiveleni Maugeri di Pavia.

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