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Malati uccisi in ambulanza e “venduti” per 300 euro alle pompe funebri: 50 casi sospetti

Tre i casi accertati, uno l’anno dal 2014 al 2016. Un arresto e tre indagati. Le vittime sono una donna e un uomo molto anziani e un 55enne. Si indaga però su 50 casi di cui almeno sette ritenuti più concreti dagli inquirenti.
A cura di Antonio Palma
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Non solo le tre vittime accertate, dietro la macabra pratica della cosiddetta Ambulanza della morte a Catania che  ha portato all'arresto di un barelliere di 42 anni, Davide Garofalo, potrebbero esserci numerosi altri casi. Lo hanno comunicato gli inquirenti della Procura distrettuale di Catania spiegando che sono stati svolti accertamenti su oltre 50 casi di decessi avvenuti tra il 2012 e il 2016. Tra questi, oltre ai tre casi oggetto dell'ordinanza di custodia cautelare, ce ne sarebbero almeno sette ritenuti "di maggiore pregnanza processuale" dagli investigatori e per questo oggetto di ulteriori verifiche che potrebbero portare a nuovi sviluppi nell'inchiesta.

Le indagini infatti proseguono per chiarire i contorni di ulteriori analoghe vicende. A questo scopo nell'inchiesta sono finiti altri due barellieri che risultano indagati per episodi simili e a cui sono contestati gli stessi reati avvenuti su altre ambulanze. La Procura non ha voluto precisare la loro attuale posizione che al momento non è stata portata all'attenzione del Gip, ma secondo i pm dagli accertamenti è apparsa evidente l'ampiezza e la gravità del fenomeno. Durante le indagini, i carabinieri hanno acquisito numerose cartelle cliniche di pazienti morti dopo le dimissioni dall'ospedale e contemporaneamente hanno sentito numerosi testimoni e parenti delle vittime scoprendo che ai malati terminali veniva iniettata aria nelle vene mentre venivano trasferiti dall'ospedale di Biancavilla a casa, procurando loro la morte per embolia gassosa.

Il tutto sarebbe avvenuto per intascare un compenso dalle  onoranze funebri da dividere poi con i clan della zona che avrebbero svolto un ruolo chiave piazzando gli uomini già istruiti sulle ambulanze. Tre i casi accertati, uno l'anno dal 2014 al 2016. Le vittime sono una donna e un uomo molto anziani, e un 55enne deceduto nel 2015. All'arrestato, oltre che l'omicidio volontario aggravato dall'avere favorito la mafia, è contestato anche "l'avere agito con crudeltà verso le persone, di avere approfittato delle circostanze di tempo e di luogo tale da ostacolare la pubblica e privata difesa e di avere commesso il fatto con abuso di prestazione d'opera".

Alle condotte criminali era completamente estraneo il personale sanitario. Secondo l'accusa, al momento della consegna della salma ai familiari, veniva riferito falsamente che il decesso era avvenuto per cause naturali durante il trasporto. Così gli addetti all'ambulanza privata avrebbero incrementato il loro guadagno, svolgendo anche il servizio della ‘vestizione' dei defunti e percependo un importo di circa 200-300 euro, che dovevano dividere con il clan. Secondo la Procura distrettuale di Catania, infatti, era la mafia a imporre il personale a bordo dell'Ambulanza, per ottenerne un beneficio economico.

"Si tratta di comportamenti che anticipano il decesso di persone gravemente malate, allo stato terminale, per profitto, per denaro, con disprezzo totale della vita umana e della dignità della persona", ha dichiarato procuratore aggiunto Francesco Puleio, che, col procuratore Carmelo Zuccaro e il sostituto Andrea Bonomo, ha coordinato le indagini dei carabinieri della compagnia di Paternò e del Reparto operativo del comando provinciale dei carabinieri di Catania. Fondamentale per l'inchiesta, secondo i pm, è stata "l'azione dei carabinieri sul territorio che ha portato a numerosi arresti di affiliati a clan e boss della zona". "I testimoni hanno visto molte delle persone coinvolte erano in carcere e hanno avuto meno paura e maggiore fiducia nelle Istituzioni", ha sottolineato Puleio. L'indagine sull'Ambulanza della Morte, infatti costituisce la naturale prosecuzione dell'attività intrapresa dalla Procura Distrettuale di Catania e dai Carabinieri della Compagnia di Paternò nel territorio del comune di Biancavilla ad un anno esatto dall'operazione "Onda d'Urto" e a nove mesi dall'operazione "Reset".

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