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Covid 19
15 Novembre 2022
16:08

L’epidemiologa Salmaso spiega perché in Italia il numero dei decessi Covid è ancora così alto

L’intervista di Fanpage.it a Stefania Salmaso, dell’Associazione Italiana di Epidemiologia: “Contagi e ospedalizzazioni sono stabili, ma quello che ora preoccupa è l’aumento dei decessi Covid, forse legati all’incremento delle reinfezioni. Dovremmo saperne di più per superare la pandemia”.
Intervista a Dott.ssa Stefania Salmaso
membro dell’Associazione Italiana di Epidemiologia che ha diretto a lungo il Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della Salute dell'Istituto superiore di sanità (Iss).
A cura di Ida Artiaco
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"È vero che i contagi e le ospedalizzazioni sono stabili in Italia, ma quello che ora preoccupa è l'aumento dei decessi Covid. Vorremmo saperne di più, anche se questa situazione possa essere collegata all'incremento delle reinfezioni, con tutte le conseguenze che queste comportano".

A parlare a Fanpage.it è Stefania Salmaso, membro dell’Associazione Italiana di Epidemiologia che ha diretto a lungo il Centro nazionale di epidemiologia, sorveglianza e promozione della Salute dell'Istituto superiore di sanità (Iss), che ha fatto il punto della situazione epidemiologica in Italia, evidenziando come uno dei problemi più preoccupanti al momento riguardi il numero dei decessi più che quello dei contagi.

Dott.ssa Salmaso, quale è la situazione al momento in Italia?

"Contagi e ricoveri sono stabili ma non i decessi. C'è una situazione ancora da definire, anche perché non riusciamo a leggerla correttamente con i dati che arrivano su base settimanale. Quelli che vengono usati anche dall'Associazione italiana di epidemiologia per valutare l'andamento epidemiologico ci dicono che rispetto alle infezioni c'è stata variabilità molto accentuata, legata soprattutto alle festività di Halloween ed Ognissanti.

Per cui c'è stato un momento di calo dell'incidenza che ha influenzato un po' i calcoli successivi, però negli ultimi giorni, nonostante la tendenza alla diminuzione, c'è stato un leggero incremento.  Quello che sembra preoccupante è che invece il numero dei decessi che non tende a diminuire, mentre le ospedalizzazioni si mantengono più o meno costanti. Questa situazione andrà valutata con i dati ulteriori che arriveranno nei prossimi giorni. Il problema è che possiamo fare queste considerazioni solo una volta alla settimana dal momento che i dati vengono rilasciati meno frequentemente".

A cosa è dovuto secondo lei questo aumento dei decessi?

"Non sappiamo a cosa sia legato. C'è però una caratteristica che sta emergendo: tra le infezioni che vengono riportate ci sono parecchi casi di reinfezione. Nell'ultimo bollettino dell'Iss quest'ultime sono più del 17%, stanno cioè diventando sempre più frequenti nelle stesse persone. Il che potrebbe comportare anche una maggiore gravità con determinate condizioni. Anche su Nature di recente è uscito un articolo su uno studio, realizzato però su una sottopopolazione abbastanza selezionata, tra coloro cioè che hanno prestato servizio militare, dove si dimostra che le reinfezioni sono associate ad un raddoppio dei decessi e un rischio di tre volte superiore per quanto riguarda le ospedalizzazioni per patologie di diversa natura. Non è ancora assodato che si verifichi in tutte le tipologie di pazienti ma può essere legato al fatto che le reinfezioni abbiano conseguenze più severe. È ancora presto per avere conferme.

Cosa ci dice tutto questo?

"Il discorso è che la pandemia, in quanto infezione che colpisce una popolazione interamente suscettibile, si è esaurita perché ormai quasi tutti almeno in Italia sono parzialmente immuni, perché guariti o vaccinati, e questo vuol dire che gli effetti della prima ondata in cui eravamo tutti totalmente suscettibili hanno poca probabilità di riverificarsi.

Però è anche vero che l'infezione continua a circolare e a portarsi dietro un incremento del rischio di mortalità e anche di ricoveri. Quindi pensare che sia tutto finito e tornare completamente alla normalità è un problema. Tra l'altro ormai quando vediamo questi numeri di decessi vorremmo saperne di più, ma non ci è dato sapere se queste persone avevano situazioni concomitanti severe, non solo legate all'età ma anche allo stato di salute, e sapere se la diagnosi è avvenuta tardivamente o se c'è stato un ritardo nella somministrazione della terapia. Fino a quando non sappiamo i motivi di questa situazione sembra difficile pensare che si possa ignorare la circolazione dell'infezione dove i più fragili restano a rischio".

C'entra anche il fatto che la somministrazione delle quarte dosi di vaccino non è decollata?

"La quarta dose richiama l'immunità. Sappiamo che quella che circola adesso è una sottovariante di Omicron e che il vaccino non protegge dall'infezione ma protegge contro gli effetti più severi. Quindi funziona molto bene da questo punto di vista. La riluttanza a vaccinarsi è dovuta a messaggi contrastanti".

Il governo Meloni è pronto a ridurre la quaratena per i positivi. Cosa ne pensa?

"Anche qui ci sono messaggi contrastanti. Tutti noi abbiamo grande voglia di normalità e vorremmo avere anche meno restrizioni possibili. Se c'è un virus altamente contagioso e potenzialmente pericoloso le persone dovrebbero stare a casa o comunque in isolamento.

Da questo punto di vista un provvedimento che tenda a far sottovalutare il rischio togliendo le imposizioni ma senza una raccomandazione ufficiale mi sembra contraddittorio, può portare ad un aumento delle infezioni e reinfezioni con tutte le conseguenze del caso".

Le informazioni fornite su www.fanpage.it sono progettate per integrare, non sostituire, la relazione tra un paziente e il proprio medico.
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