L’avvocato della famiglia di Melania Rea: “Oggi Parolisi avrebbe l’ergastolo. La serie tv? Spero aiuterà altre donne”
"Oggi Parolisi avrebbe preso l'ergastolo. Dal 2018 in poi basta il rapporto di coniugio per escludere il ricorso al rito abbreviato. Non servirebbero altre aggravanti, ma semplicemente il fatto che fosse stato il marito a uccidere la moglie per fargli ottenere l'ergastolo". Lo spiega a Fanpage.it l'avvocato Mauro Gionni che durante tutta la complessa vicenda giudiziaria del caso di Melania Rea ha rappresentato la famiglia della vittima.
Il 6 novembre uscirà su Hbo Max la serie ispirata al delitto avvenuto il 18 aprile 2011. Quel giorno la 28enne Melania venne uccisa con trentacinque coltellate nel bosco di Ripe di Civitella, nel Teramano, per essere ritrovata solo due giorni dopo con una svastica incisa sulla coscia sinistra e una siringa conficcata nel petto. A essere condannato in via definitiva per il vilipendio di cadavere e l'omicidio è stato il marito della donna, Salvatore Parolisi.
Secondo l'avvocato Gionni, quello di Melania Rea potrebbe essere stato "uno dei primi femminicidi mediatici" della storia recente. Tuttavia i giudici non hanno riconosciuto né l'aggravante del vincolo coniugale – che all'epoca non esisteva – né quella della crudeltà. Una decisione che, come fa presente l'avvocato, ha lasciato con un senso di dispiacere la famiglia della donna: "L'aggravante della crudeltà cadde in Cassazione perché i giudici ritennero che le coltellate erano finalizzate all'omicidio e non a procurare un'ulteriore sofferenza alla vittima, anche se in realtà c'era una crudeltà morale".
Parolisi ha potuto ricorrere al rito abbreviato, beneficio che dal 2018 in poi non è più accordato a chi è accusato dell'omicidio del coniuge.
"Non ci hanno mai risposto sull'esclusione dell'aggravante della crudeltà"
A quasi sedici anni di distanza si torna a parlare dell'omicidio di Melania Rea. Tra i motivi c'è l'uscita della serie diretta da Stefano Mordini di cui è protagonista Maria Esposito. Anche l'avvocato Gionni è stato contattato durante le ricerche per la scrittura della serie: "Racconta una certezza, un fatto passato in giudicato e processualmente concluso. Mi richiamo però alle parole di Michele [fratello di Melania n.d.r.] e mi aspetto che possa essere di aiuto a tutte quelle donne che magari non riescono a cogliere alcuni segnali di allarme, o la pericolosità della persona che hanno accanto".
Restano però alcuni punti dolorosi della vicenda, anche se conclusa a livello giudiziario. Uno di questi riguarda l'aggravante della crudeltà, centrale per la famiglia Rea perché la sua esclusione ha determinato la riduzione della pena per Parolisi dall'ergastolo a vent'anni.
Secondo le ricostruzioni della Cassazione, tra le 35 coltellate e la morte effettiva sopraggiunta per dissanguamento, Melania sarebbe rimasta agonizzante per 15 minuti circa. In questo frangente, nell'auto a pochi metri da lei, si trovava anche la figlia di solo un anno e mezzo. Per l'avvocato, la donna si sarebbe resa conto che la bambina sarebbe stata affidata proprio alla persona che la stava uccidendo.
"La Cassazione non ha riconosciuto l'aggravante – ricorda il legale – Noi presentammo ricorso, perché a nostro avviso, mentre moriva, Melania sapeva di stare lasciando la figlia nelle mani di quella persona. Una crudeltà che non è di tipo fisico ma morale. Ci è stato risposto che non sappiamo se la figlia avesse visto effettivamente la madre mentre veniva ammazzata. A distanza di anni, ancora ignoro il perché non si sia voluto dare risposta a quell'aspetto rispondendo tutt'altro".
Il giorno della morte di Melania Rea: "Parolisi è l'unico a non aver mai partecipato alle ricerche"
Parolisi quel 18 aprile 2011 dopo aver ucciso la moglie si è recato in auto in un bar di Colle San Marco, innescando le ricerche, alle quali però lui non avrebbe mai preso davvero parte, e anzi, avrebbe usato la scusa di organizzarle per mettere in atto il vilipendio. "Durante il processo – ricorda l'avvocato – è stato ricostruito che Parolisi con una motivazione illogica sarebbe andato in caserma con la scusa di organizzare i suoi commilitoni per le ricerche, salvo poi arrivare in caserma e cercare di dissuaderli, dicendo che sarebbero stati solo d'intralcio".
Secondo Gionni, Parolisi sarebbe stato l'unico "che non ha mai partecipato alla ricerca della moglie".