L’assessore alla Salute della Regione Marche rifiuta la commissione d’inchiesta sul plasma buttato

Paolo Calcinaro, assessore alla Salute della Regione Marche, rifiuta la proposta di costituire una commissione d'inchiesta sullo "scandalo sangue", la vicenda delle migliaia di sacche di plasma scadute ed eliminate (o in corso di eliminazione) dopo essere state raccolte da altrettanti donatori volontari. Intervistato dai giornalisti a margine di una seduta del Consiglio Regionale, Calcinaro ha commentato la proposta delle opposizioni di fare piena luce su quanto avvenuto negli ultimi mesi nei laboratori dell'officina trasfusionale dell'ospedale Torrette di Ancona.
"Questo – ha detto l'assessore – è un tema che riguarda anche la maggioranza, ma la nomina di una commissione di verifica esattamente per le stesse finalità, con esperti del mestiere e super partes, l'abbiamo fatta". Di tale commissione fanno parte il dottor Massimo Mazzieri, il dottor Edoardo Berselli, la dottoressa Marianna Cataini e il dottor Antonio Canzian; quest'ultimo era uno dei destinatari delle email di allarme inviate nelle scorse settimane da Mauro Montanari, all'epoca direttore dell'officina che aveva ripetutamente segnalato le gravi criticità nella lavorazione del plasma e proposto un rallentamento della raccolta sangue.

"Credo sia importante attendere l'esito anche presentandolo in Commissione salute. – ha aggiunto Calcinaro – Vediamo quella che sarà la decisione della maggioranza, ma bisogna dare la precedenza a quello che uscirà fuori da questa commissione fatta di tecnici molto quotati". In merito alle mail pubblicate nei giorni scorsi da Fanpage.it, nelle quali emergono gli allarmi del Dipartimento regionale di medicina trasfusionale (Dirmt) sulla carenza di personale e sui rischi di non poter processare il plasma prelevato e le pressioni dei vertici sanitari della Regione per procedere con i prelievi, Calcinaro ha risposto sostenendo che non si fosse mai parlato di gettare nei rifiuti le sacche. "A me la cosa che onestamente un po' sconcerta è che tra tutte queste mail di allarme non c'è mai stata una comunicazione in cui si diceva che era stata buttata una sacca. – conclude l'assessore – Questo credo che sia difficilmente spiegabile e qualcuno appunto deve dare una spiegazione".
La commissione d'inchiesta proposta dall'opposizione
Proprio questa mattina le opposizioni di centrosinistra del Consiglio regionale delle Marche avevano chiesto l'istituzione di una commissione d'inchiesta per fare luce sulla vicenda. "È evidente che c'è una disfunzione del sistema. – ha detto Valeria Mancinelli, capogruppo del Pd al Consiglio regionale delle Marche – La sensazione è che nessuno governi la situazione e la soluzione non è uno scaricabile su qualche funzionario tecnico". "Per capire bene che cosa è successo, le cause della crisi così grave e le responsabilità gestionali e politiche, abbiamo quindi deciso di chiedere l'istituzione di una commissione d'inchiesta. – aggiunge la dem – Uno strumento previsto dall'ordinamento per fare luce piena sulla vicenda. Quella proposta da Calcinaro (la Commissione di Verifica, ndr) è una riunione di lavoro con chi ha ruoli e funzioni, ma non è sufficiente. Servirà un voto del Consiglio regionale, la maggioranza non scappi. Nel corso dei lavori o in seguito ad altri accertamenti valuteremo le ulteriori iniziative da prendere".
L'ospedale scarica le responsabilità sul dottor Montanari
Ieri sera, intanto, l'Azienda ospedaliero universitaria delle Marche (Aoum) ha scaricato tutte le responsabilità della vicenda sulla precedente gestione del Dipartimento regionale di medicina trasfusionale delle Marche. Senza neppure attendere l'esito degli accertamenti della Commissione di Verifica, e neppure le indagini dei carabinieri del Nas, l'Aoum ha puntato il dito contro il dottor Montanari. "Emerge con chiarezza che le criticità riscontrate non sono riconducibili a carenze strutturali o a insufficienza di personale. – scrive l'azienda – Bensì a una non adeguata rimodulazione organizzativa, a una gestione non efficiente delle risorse umane disponibili, non coerente con la dotazione assegnata".
In realtà, come ampiamente documentato da Fanpage.it, le criticità di personale c'erano ed erano note almeno dal gennaio 2025: il fabbisogno reale dell'officina – basato sul metodo ufficiale CNS Agenas – avrebbe previsto che per lavorare gli attuali volumi di sangue sarebbero serviti 14 tecnici, ma ne erano operativi solo 8. Proprio per questo Montanari – unico ad aver rassegnato le dimissioni in questa vicenda – aveva chiesto non solo di implementare i tecnici, ma anche di ridurre la raccolta di sangue onde evitare sprechi. Il suo appello, tuttavia, è rimasto inascoltato.