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L’appello di Marika: “Mio marito Giovanni vive in 7 persone, vorrei poter sentire battere il suo cuore”

A Fanpage.it Marika racconta la scelta di donare gli organi del marito Giovanni, morto all’improvviso. La 47enne sta cercando di trovare i riceventi: “Mi fa stare bene l’idea che viva ancora in altre persone, vorrei sentire il battito del suo cuore”.
A cura di Eleonora Panseri
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Giovanni e Marika.
Giovanni e Marika.

Giovanni aveva 58 anni quando il 6 febbraio 2023 è morto per un aneurisma cerebrale. Dopo il decesso, gli organi dell'autotrasportatore, calabrese di origini ma residente in Veneto, e papà di quattro figli, sono stati donati.

La sua storia la racconta a Fanpage.it la moglie Marika, 47 anni, che sta cercando i riceventi. "Tutto è iniziato il 30 gennaio 2023, alle 21.32. Io e Giovanni eravamo stanchissimi, eravamo già a letto e stavamo parlando. A un certo punto, lui mi ha detto di avere molta sete e si è alzato un momento", ha ricordato.

"Quando è tornato a letto, si è messo giù e non mi ha più risposto. Ho gridato dalla finestra, chiedendo aiuto, lui non mi rispondeva più. Il calvario è iniziato così", aggiunge.

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All'arrivo dei soccorsi, purtroppo c'era già poco da fare: "La dottoressa mi disse che non sapevano se sarebbero riusciti a farlo arrivare vivo in ospedale. Mi è crollato il mondo addosso.  – aggiunge la 47enne – È rimasto in terapia intensiva per una settimana e il 6 febbraio hanno deciso di staccare i macchinari che lo tenevano in vita".

È a questo punto che Marika si è trovata di fronte alla scelta di acconsentire o meno alla donazione degli organi del suo Giovanni, il suo ‘grande amore'. "All'inizio avevo detto di no, aveva già sofferto tanto e non volevo che lo toccassero più", ci spiega. Poi però ha fatto un incontro speciale.

Giovanni.
Giovanni.

"Ho parlato con la dottoressa Patrizia Ferian del Centro trapianti di Treviso, che ora considero la mia migliore amica, e mi ha detto che avrei potuto salvare tante persone. Patrizia mi ha fatto sapere che Giovanni ha donato sette organi e che tutto era andato bene".

Gli organi sono partiti dall'ospedale ‘Ca Foncello di Treviso: il cuore è andato a Udine a un uomo di 64 anni affetto da miocardite; i reni a dei ragazzi giovani, uno a Genova e uno ad Ancona; le cornee a Mestre, alla banca degli occhi; il fegato e il pancreas invece a Padova, nel centro trapianti.

"Ho fatto il possibile e questa tragedia mi ha dato comunque modo di conoscere tante persone, infermieri e medici che mi hanno sempre dato un aiuto e continuano a darmi una parola di conforto", ci dice.

"Vorrei ringraziare i miei familiari e quelli di Giovanni, che continuano a starmi vicino. E grazie a Patrizia, la mia amica, Silvia De Pecol, il dottor Enrico Vidale, la dottoressa Michela Coppola, il direttore Giuseppe Feltrin e tutto il gruppo AIDO (Associazione italiana per la donazione di organi) di Treviso e di Mesoraca", aggiunge.

Marika ci racconta di aver mandato delle lettere ai vari riceventi ma di non aver ancora ricevuto una risposta. Pochi giorni fa invece è andata al centro trapianti di Padova e ha portato dei piccoli regali, delle stelle con delle frasi per loro.

Il post pubblicato su Facebook da Marika.
Il post pubblicato su Facebook da Marika.

"Quello che mi fa stare bene è l'idea che Giovanni viva ancora in altre sette persone. – racconta – Mi piacerebbe ancora sentir battere il suo cuore, anche se penso sia impossibile perché la legge impedisce a noi familiari di conoscere i riceventi".

Una legge che lei spera "venga cambiata perché per noi sarebbe davvero un sollievo. Se dovessi mai incontrare uno dei riceventi, mi piacerebbe chiedere se ogni tanto hanno pensato a Giovanni. Nel mio caso, e mi vergogno un po' a dirlo, si diventa un po' egoisti perché mi dico che lui se n'è andato e loro vivono, ma è così. A me basterebbe solo un ‘grazie'".

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