La mamma di Zoe Trinchero ricorda l’incontro con l’assassino: “Mi ha mentito guardandomi in faccia”

"La mia speranza è che Zoe sia morta sul colpo, che non abbia sentito nulla". Una frase, quella di Mariangela Auddino, che nessun genitore immaginerebbe mai di pronunciare, ma che è diventata per lei atroce realtà dopo che la figlia 17enne, Zoe Trinchero, le è stata strappata la notte tra il 6 e il 7 febbraio a Nizza Monferrato (Asti). A ucciderla il 20enne Alex Manna, reo confesso, oggi in carcere con l'accusa di omicidio aggravato dai futili motivi. "Voglio sapere cosa ha vissuto mia figlia in quei momenti, voglio togliermi questo tormento. Lotterò, lotterò per questa cosa e contro il femminicidio", aggiunge Mariangela, che ripercorre con Fanpage.it la vita e la morte di Zoe.
La sera e poi la notte tra il 6 e il 7 febbraio. Che ricordi ha di quelle ore?
"Zoe era andata a lavorare e poi andava a prenderla un suo amico. Ci siamo sentite intorno alle 22:30 e mi ha detto che avrebbero mangiato una pizza in compagnia e poi sarebbe rientrata, perché era stanca e il giorno dopo lavorava. Di solito quando è così l'aspetto per mezzanotte, mezzanotte e mezza. Io quella sera ero presa a piegare i vestiti di tutta la settimana e ho perso la cognizione del tempo. Ho provato a chiamarla verso l'una, ma non mi ha risposto e poi ho ricevuto la telefonata di un signore, ma all'inizio pensavo mi stesse prendendo in giro".
Che cosa le ha detto?
"Diceva che era successo qualcosa, di andare subito dove c'era il canale. Per convincermi mi ha ribadito ‘Signora, guardi che sono serio, ho 50 anni, venga qua'. Allora sono scesa giù, non ho neanche svegliato il mio compagno e quando sono arrivata sul posto, che è dietro l'angolo, perché si trova a 100 metri da casa mia, ho visto un sacco di persone che guardavano, c'erano i pompieri con la gru che andava giù nel canale e ho chiesto ‘È lei? Laggiù è lei?'. Non capivo come fosse finita laggiù, volevo scendere la scaletta e andare da lei ma mi hanno fermata. Intanto mi dicevano che la stavano rianimando, ma ho fatto la soccorritrice del 118 in passato e a un certo punto ho chiesto di non mentirmi, perché so cosa vuol dire quando le manovre di rianimazione durano così tanto".

Sul luogo del ritrovamento c'erano anche gli amici di sua figlia?
"Ho trovato sul posto un ragazzino, che è il migliore amico di mia figlia, e quello che l'aveva ripresa dal lavoro. Lui mi ha riferito di essersi allontanato giusto dieci minuti e di averla lasciata con tale Alex Manna. Io non ricordavo chi fosse, ma ho visto lì anche lui".
Vi siete parlati?
"Sì, gli ho chiesto cosa era successo, lui straparlava un po’, piangeva come un bambino. E subito mi ha detto qualcosa tipo ‘Stavamo… e non ha retto…'. Solo dopo ha aggiunto il racconto dell'aggressione, dicendo che erano stati aggrediti da un ragazzo di colore e che lui si era spaventato ed era scappato, pensando che lei lo seguisse. Io gli ho detto ‘Come? Vi aggredisce un ragazzo, tu che sei grande e grosso scappi e lasci indietro Zoe? Che uomo sei?'. Però si è contraddetto mentre mi rispondeva, perché la prima versione era quel ‘Lei non ha retto', io gli chiedevo che cosa non avesse retto, se avevano bevuto, non capivo… E in quel momento si è messa tra noi una ragazza, che poi ho scoperto essere la sua fidanzata, l'ha abbracciato e gli ha detto qualcosa nell'orecchio. Solo dopo lui ha tirato fuori il racconto dell'aggressione".
Alex Manna ha poi confessato. Lei che idea si è fatta sul movente?
"Sono sicura che lui ci abbia provato con Zoe e che Zoe lo abbia respinto. Per come è fatta, sapeva che me l'avrebbe detto e l'avrebbe denunciato".
Le aveva mai confidato di essere preoccupata per le attenzioni di Manna?
"No, questo Alex l' ho poi riconosciuto come un ragazzo che le veniva dietro anni fa, ma solo guardando una vecchia foto, ai tempi Zoe mi aveva detto che lui non le piaceva, non era il suo tipo. Solo dopo ho scoperto, dai racconti degli amici di mia figlia, che era tornato alla carica, ma che Zoe gli aveva detto di no ed era tranquilla sull'argomento".

Se Alex Manna le chiedesse di incontravi, accetterebbe?
"Lo farei a patto che mi dicesse la vera verità, non cavolate, non bugie. Non credo però che otterrà mai il mio perdono. Io lo so, è un ragazzo, ha vent'anni, immagino anche la sua famiglia distrutta. I suoi familiari hanno detto di essere stati minacciati di morte, che si sono nascosti, ma assolutamente nessuno di noi ha fatto minacce alla sua famiglia, anzi, io da mamma non oso immaginare sua madre che cosa stia vivendo. Però intanto suo figlio è lì, anche se è chiuso in carcere, io la mia non la vedrò più".
Chi era Zoe Trinchero?
"Era ragazza un po’ come tutte le adolescenti, con tanti sogni, tanti obiettivi. A volte pigra, a volte piena di energia. Sempre in lotta con e contro di me perché ero la mamma e secondo lei le davo troppe regole, anche se poi in realtà le ascoltava tutte. Nell'ultimo periodo era felice, era serena, entusiasta, aveva capito cosa voleva fare e aveva imbastito anche il suo percorso. Dopo aver frequentato per tre anni una scuola da parrucchiera, aveva capito che non voleva fare quello come lavoro, ma che avrebbe voluto riprendere a studiare per diventare in futuro psicologa. Dovevamo capire anche come fare, perché non aveva fatto il liceo, ma lei era disposta a iscriversi e ripetere le superiori, avevamo chiamato per informarci proprio il giorno prima che venisse uccisa".
Che cosa le ha lasciato Zoe?
"Quando avevamo deciso il nome l’avevamo proprio scelto perché Zoe significa ‘l'essenza della vita' e lei per me era l'essenza della vita. Amo le mie figlie, tutte quante, ma non lo so come la supererò questa perdita. Ogni notte entro ancora in camera sua a controllare che lei sia lì che dorme, come facevo tutte le notti. Spero veramente di vederla nei miei sogni e che mi parli: coglierò tutti i messaggi che l'universo potrà mandarmi, perché credo me ne manderà, anche se in questo momento non non li sento e non li vedo".
(Ha collaborato Maria Neve Iervolino).