La frana di Niscemi non si ferma: “Rischio noto da 230 anni, la città poggia sull’argilla”

Non accenna a fermarsi la frana che dal 25 gennaio sta inghiottendo Niscemi, in Sicilia. La voragine di 4 km aperta tra il quartiere Sante Croci e la strada provinciale 10 ha innescato l'evacuazione massiccia di oltre 1.500 persone, e la rabbia tra i cittadini è tanta davanti a quello che considerano un disastro annunciato, come hanno spiegato le voci raccolte in questi giorni da Fanpage.it.
Frane e smottamenti si sono verificati con regolarità nella zona almeno a partire dal 1790, e il motivo per cui i residenti hanno visto la montagna "sbriciolarsi come un biscotto" sta proprio nella particolare composizione della montagna fatta di argilla sormontata dalla roccia. Un'area che proprio per la sua particolarità era da tempo monitorata da Legambiente, tra le maggiori associazioni ambientaliste italiane.
"Fonti storiche parlano di una frana in rotazione (o a scorrimento rotazionale), come quella di questi giorni, avvenuta più di 230 anni fa. Questa memoria non si è persa, anzi, nel Pai (Piano Assetto Idrogeologico) della Sicilia, l'area è segnalata come a grande rischio. Però, come si vede in tutte le foto, sono presenti edifici sui bordi della collina, dove non avrebbero dovuto esserci", è l'analisi a Fanpage.it di Giuseppe Amato, responsabile risorse idriche di Legambiente Sicilia.
![L’area franata coincide con il confine ovest del centro urbano di Niscemi [Fonte: Piano per l’Assetto Idrogeologico della Sicilia]](https://staticfanpage.akamaized.net/wp-content/uploads/2026/01/niscemi-pai-1769587373259.jpeg)
"L'altopiano di Niscemi poggia sull'argilla"
Tra gli abitanti di Niscemi è vivo il ricordo della frana del 1997 che distrusse parte del quartiere Sante Croci, e portò all'esproprio di diverse abitazioni, diventate poi note in città come case delocalizzate, e soggette a un forte degrado. L'esproprio sarebbe stata una delle poche misure attuate in conseguenza del disastro, se non l'unica: "Vennero espropriate o distrutte circa 48 abitazioni in conseguenza di quella frana – spiega Amato – I ristori non arrivarono per decine di anni, e in generale furono fatte dalle istituzioni scelte davvero minimali. Molte persone capirono che non si poteva più abitare sui bordi della collina su cui era nata Niscemi, ma quella di oggi non è altro che la ripetizione della frana del 1997, e probabilmente anche della primissima del 1790, perché i quartieri interessati sono sempre gli stessi, e anche il funzionamento della frana è identico".
Si tratta di una frana in rotazione, detta anche a scorrimento rotazionale, e dipende proprio dalla particolare posizione della città: "La collina su cui sorge Niscemi è emersa in tempi recenti rispetto a tutto il resto dell'isola, da 5 a 3, 2,5 milioni di anni fa, poco tempo dal punto di vista geologico. È stata costruita su un altipiano di roccia che sulla sommità è piatto, e poggia sopra l'argilla. Mentre la roccia al di sopra ha un comportamento rigido, quindi è un po' come se fosse una lastra di cemento, l'argilla al di sotto è estremamente elastica. La pioggia che c'è stata nei giorni precedenti alla frana arrivava dopo un lungo periodo senza precipitazioni, quindi l'argilla è diventata una sorta di superficie viscida, mentre la roccia dell'altipiano sopra faceva percolare l'acqua giù".
"Il risultato – continua Amato – è che i pezzi del primo strato si sono staccati lungo la linea che vediamo nelle fotografie, nota in gergo come linea di distacco, e sono andati giù con un movimento a rotazione. Per questo tutto quello che era poggiato sopra, è ancora lì, auto e altri oggetti sono scesi come se fossero sopra un ascensore".

Legambiente attraverso l'analisi dei report dei principali enti nazionali ed europei da sempre monitora questa area estremamente fragile del territorio: "Nel Pai, la zona era segnalata come a grande rischio, quindi già attenzionata, e si conosceva la necessità di intervenire. L'unica azione valida in questi casi sarebbe stata quella di depotenziare la presenza dell'uomo. Dovremmo essere noi a capire che certe cose in certi posti non si possono fare, soprattutto in un paese come il nostro che è colpito da una quantità impressionante di frane".
Cosa c'entra il cambiamento climatico con la frana di Niscemi
Proprio la particolare composizione della collina di Niscemi la rende particolarmente esposta al disastro, soprattutto in presenza di forti piogge come quelle degli scorsi giorni causate dal ciclone Harry: "In Sicilia, nell'ultimo anno, ci sono stati ben 48 eventi meteorologici estremi. Noi siamo più a rischio del resto dell'Italia perché la Sicilia è al centro del Mediterraneo che è considerato un hotspot del cambiamento climatico. Significa che eventi come questo saranno sempre più frequenti in Sicilia. E livello di rischio idrogeologico, che è già elevato, è destinato ad aumentare insieme alla variabile climatica".