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Storie di italiani all'estero

“Io, italiano a Praga, vi racconto come si vive nella ‘città delle cento torri’”: la storia di Tiziano

Tiziano Marasco ha 38 anni e da 14 vive a Praga, in Repubblica Ceca. Dopo aver studiato la lingua all’Università, è arrivato nel 2006 con il progetto Erasmus e non se n’è più andato. “La città è molto ordinata e il trasporto pubblico è veramente fantastico. Le tasse sono ancora basse e la burocrazia è molto semplice”, ha raccontato il 38enne a Fanpage.it.
A cura di Eleonora Panseri
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Tiziano Marasco, friulano, dei suoi 38 anni, 14 li ha vissuti a Praga, conosciuta come "la città dalle cento torri". Dopo aver studiato ceco all'Università, ha conosciuto la città per la prima volta durante un Erasmus nel 2006.

"Io sono di Udine e, quando sono arrivato qui, mi ha subito affascinato la grande città", ha raccontato a Fanpage.it. Oggi lavora come traduttore e negli ultimi tempi ha deciso di dedicarsi anche a un'altra passione, quella della pittura. Soggetto principale dei suoi quadri è proprio la città ceca, ritratta nelle sue diverse anime.

Da 10 anni gestisce anche un blog, insieme a un connazionale, Fabrizio Martini, che si chiama ‘Italia Praga One Way‘: "È nato per spiegare le differenze tra Italia e Repubblica Ceca agli expat italiani e forniamo anche consigli a livello turistico. Negli ultimi anni la situazione si è evoluta in maniera molto rapida ed è difficile fare previsioni. Quindi ora aggiorniamo le vecchie guide in modo che rispondano alla situazione attuale".

Quando e perché ti sei trasferito a Praga?

Io ho studiato ceco e tedesco all'università per cinque anni, nel 2006 ho fatto l'Erasmus qui a Praga. Poi ho vinto due borse ministeriali nel 2009 e nel 2011 e, alla fine di questo periodo, ho deciso di restare. Sapendo che a 26 anni con una laurea in Lingue in Italia non avrei potuto trovare molto, ho cercato lavoro qui e l'ho trovato nel giro di una settimana, un lavoro part-time come receptionist. E, dopo una serie di colpi di fortuna, sono qui da 14 anni.

Uno dei miei colleghi è stato assunto come manager dalla O2, un operatore telefonico attivo soprattutto nel Regno Unito, ma anche qua in Repubblica Ceca, e mi ha trovato un posto. Sono rimasto per due anni e mezzo e questo mi ha dato la stabilità economica per tentare di fare quello che volevo io, il traduttore. Ora è questo il mio lavoro stabile, sono un freelance.

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Come sei arrivato a fare il traduttore?

Iniziare è molto difficile: serve tanta pazienza e avere un altro lavoro. Nel mentre bisogna mandare curriculum in giro, a qualsiasi agenzia di traduzioni attiva che faccia la tua coppia di lingue e poi aspettare perché vieni salvato nel loro database e poi possono passare pochi mesi o anche anni prima che ti richiamino.

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Tu però sei anche un artista.

Sì, sono in una fase in cui mi sono un po' stancato delle traduzioni e vorrei investire un po' più di tempo sull'arte. Diciamo che ho iniziato a farlo in modo serio l'anno scorso e sto rifacendo tutto il percorso che ho fatto per le traduzioni: cerco di partecipare a concorsi o chiedo alle gallerie se sono interessate a fare mostre. Certo, per i concorsi devo pagare. Il mio lavoro da traduttore mi aiuta a poter coltivare anche quest'altra attività.

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Come ti trovi a Praga? 

Negli ultimi due anni la situazione qui è un po' peggiorata perché l'inflazione è davvero alta e i guadagni non sono più a livello delle spese. La città stava diventando cara già prima, ma con un aumento più graduale. Negli ultimi anni invece è salita all'improvviso. Ora io riesco a starci dentro, ma bisogna vedere come andrà in futuro.

Sono rimasto perché quando sono venuto qui in Erasmus mi trovavo bene, più di quanto mi trovassi a vivere a Udine, una realtà molto piccola. La grande città ha avuto subito fascino su di me. Anche molti miei colleghi sono tutti andati via da Udine per alcuni anni per andare a lavorare in grandi città e poi tornare indietro. Io ho fatto la stessa cosa all'estero e senza troppa voglia di ritornare.

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Cosa ti piace della città?

A parte la birra, che costa davvero poco, trovo che la città sia molto ordinata e abbia un trasporto pubblico veramente fantastico, visto che con tre linee di metro e 26 di tram riesce a coprire quasi tutta l'area urbana. Il fatto che all'epoca costasse poco ha aiutato sicuramente. Le tasse sono ancora basse e la burocrazia è molto semplice.

Anche la sanità è ancora abbastanza buona: qualche anno fa dovevo prenotare una Tac per agosto, sono andato a giugno a fare la richiesta e mi hanno detto di ripresentarmi più avanti perché che era troppo presto. Per tanti anni, tra l'altro, la Repubblica Ceca ha avuto la disoccupazione al 2%, c'era più domanda che offerta.

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E cosa non ti piace?

Avere amici cechi è veramente difficili. Gioco con due squadre di calcio ma, tolti i giorni delle partite, con loro non ci vediamo. Sono schivo anche io, eh, ma è complicato inserirsi tra i locali che sono un po' chiusi, e buona parte degli stranieri, non conoscendo bene la lingua, nemmeno ci prova. Per cui gli expat qui vivono in una comunità tutta loro grande.

Con il clima e con il cibo non mi trovo male. Sono friulano, quindi il clima è più freddo ma piove meno e va bene così. E anche la cucina è simile, non ci sono grandi differenze. A vivere 10 anni qui può stufare ma non sviluppi una repulsione. La cucina ceca è abbastanza povera, si mangia carne di maiale, molto buona, tante minestre e cose fritte. Ci sono anche i knedlíky, una specie di canederli.

Knedlíky
Knedlíky

Ti manca qualcosa dell'Italia?

Dopo 13 anni non so neanche più com'è fatta l'Italia! A lungo andare, soprattutto per gli expat che vivono qui da tanto tempo, penso succeda facilmente. A volte mi sono arrivate delle traduzioni da adattare al Paese di arrivo e spesso mi sono chiesto: "Ma non so più come funziona questa cosa in Italia!".

Anche se si dice che tutto è fermo, immagino che in tutto questo tempo le cose siano decisamente cambiate. Adesso che mio padre è andato in pensione, i miei genitori vengono a trovarmi più spesso e circa due volte all'anno scendo io, per una settimana.

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A chi consiglieresti Praga come città dove fare un'esperienza o vivere e a chi invece la sconsiglieresti?

Per fare esperienza credo che vada bene per tutto perché offre molto lavoro anche a persone senza particolari abilità. Però c'è una discriminante: chi resta qui per più di cinque anni, è probabile che poi rimanda tutta la vita. Chi non si trova bene, se ne va via già dopo due/tre anni, in Paesi dove il clima è migliore o dove vengono pagati meglio.

Sconsiglio, ovviamente, a chi piace il caldo perché i due problemi dello stare qui sono quelli che dicevamo prima, la cucina e il clima. Anche se, se sei del nord Italia, non è che vedi tutta questa differenza.

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