Investì e uccise soccorritrice del 118 caduta a terra e si allontanò, prete a processo a Bari: “Pensavo fosse un sasso”

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Fabiana Chiarappa e don Nicola D'Onghia
Il processo per la morte della soccorritrice del 118 Fabiana Chiarappa si aprirà il prossimo 3 febbraio a carico di don Nicola D’Onghia, accusato di omicidio stradale e omissione di soccorso per l’incidente avvenuto il 2 aprile 2025.

Andrà a processo con l’accusa di omicidio stradale e omissione di soccorso don Nicola D'Onghia, il sacerdote pugliese che lo scorso anno investì e uccise con la sua auto la motociclista e soccorritrice del 118 di 32 anni Fabiana Chiarappa che era appena caduta a terra in strada. Dopo il terribile incidente stradale, avvenuto alla serata del 2 aprile 2025 sulla strada statale 172, tra Turi e Putignano, nel Barese, il 55enne al volante dell’auto si era lontanato dalla zona, rimanendo però per diverso tempo nei paraggi prima di tornare a casa. Il prete ha sempre sostenuto di non essersi accorto di aver investito la donna ma di aver pensato di aver colpito un sasso in strada.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini, ora al centro del processo che si aprirà il 3 febbraio prossimo, la 32enne Fabiana Chiarappa era appena scivolata sull’asfalto cadendo dalla moto e rimanendo in mezzo alla strada ma non era ferita gravemente e stava cercando di rialzarsi quando è stata investita e uccisa. Per l’accusa, il sacerdote non prestava attenzione alla strada perché sarebbe stato distratto dal telefono e avrebbe guidato la sua Fiat Bravo a velocità non adeguata quando ha investito in pieno la 32enne.

Dopo l’incidente, il prete ha proseguito la marcia per alcune centinaia di metri fermandosi poi in una stazione di servizio poco lontano dove sarebbe rimasto per circa 45 minuti prima di ritornare a casa. Il sacerdote ha sempre sostenuto di aver avuto questo comportamento anomalo perché credeva di aver colpito un grosso sasso in strada e voleva sincerarsi delle condizioni del mezzo prima di proseguire la marcia.

L’uomo ha dichiarato di aver sentito un rumore provenire dal pianale della propria auto ma di non essersi accorto in alcun modo di aver investito la motociclista a terra. Dopo l’individuazione della sua vettura, il sacerdote era finito anche agli arresti domiciliari per alcuni giorni. Dopo la chiusura delle indagini e la richiesta di rinvio a giudizio, ora la difesa ha rinunciato all'udienza preliminare preferendo il giudizio immediato il dibattimento. Al processo i genitori della vittima si costituiranno parte civile.

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