video suggerito
video suggerito

In Italia un adolescente su 4 vittima di violenze nelle relazioni: il rapporto Save The Children

Save the Children: un adolescente su 4 vittima di atteggiamenti violenti in una relazione. Uno/a su tre geolocalizzato/a dal partner. Il 28% ha subito la condivisione di immagini intime senza consenso. Metà delle ragazze importunate con commenti o avances sessuali indesiderate. Il report dell’organizzazione alla vigilia di San Valentino.
A cura di Davide Falcioni
164 CONDIVISIONI
Immagine

Alla vigilia di San Valentino, mentre in tutto il mondo viene celebrato l'amore, i dati del nuovo rapporto di Save the Children – intitolato "Stavo solo scherzando" – fotografano una realtà ben diversa nelle relazioni tra adolescenti italiani: comportamenti aggressivi, controllo ossessivo e violenze che vengono sempre più spesso normalizzati. Uno su quattro è stato spaventato almeno una volta con atteggiamenti violenti come schiaffi, pugni, spinte o lancio di oggetti dalla persona con cui ha o ha avuto una relazione. A più di uno su tre il partner si è rivolto con linguaggio violento fatto di grida e insulti.

L'indagine, realizzata in collaborazione con Ipsos, mostra come queste dinamiche abbiano radici profonde e si manifestino sia nella sfera privata che in quella pubblica, online e offline. Un adolescente su tre è stato geolocalizzato dal partner, il 28% ha subito pressioni per inviare foto o video intimi. Ma la violenza non si ferma alle relazioni sentimentali: più di quattro adolescenti su dieci sono stati importunati con commenti e approcci sessuali indesiderati – percentuale che tra le ragazze sale al 50%. Al 28% è capitato che sue immagini intime fossero condivise senza consenso e il 29% si è sentito costretto almeno una volta a compiere atti sessuali indesiderati.

Immagine

Le ragazze le più colpite

A pagare il prezzo più caro secondo il rapporto di Save The Children sono proprio le ragazze, e sia in termini di rischi, che di rinunce e stigma. Il 66% ha subito catcalling in strada o negli spazi pubblici, il 70% si sente in pericolo per strada e quasi la metà (49%) sceglie di non prendere mezzi pubblici la sera da sola. Una limitazione della libertà che diventa strategia di sopravvivenza.

I dati Istat confermano la gravità del fenomeno: le adolescenti e le giovani donne sono le più colpite dalla violenza maschile. Il 37,6% delle 16-24enni dichiara di aver subito almeno una violenza fisica o sessuale negli ultimi cinque anni, quasi dieci punti in più rispetto al 2014. L'aumento è trainato soprattutto dalle violenze sessuali, passate dal 17,7% al 30,8%. L'incremento più forte riguarda gli ex partner (dal 5,7% al 12,5%) e gli uomini non partner come parenti, amici, conoscenti e sconosciuti (dal 15,3% al 28,6%).

Immagine

Il peso del contesto familiare

Il rapporto evidenzia come il contesto familiare giochi un ruolo decisivo. Vivere in famiglie conflittuali o dove si è esposti a violenza porta spesso alla riproduzione degli stessi modelli. Le percentuali di adolescenti che subiscono o mettono in atto ricatti emotivi, atteggiamenti violenti o di controllo sono sistematicamente più alte tra chi vive in un clima familiare teso o conflittuale. Il 39% di questi ragazzi usa un linguaggio violento e il 30% ha avuto atteggiamenti violenti verso il partner, contro rispettivamente il 28% e il 18% del campione generale.

"Paure ed esperienze di molestie, umiliazioni, ricatti e aggressioni attraversano luoghi e momenti diversi della vita degli adolescenti, dalle relazioni intime agli spazi pubblici, sia fisici che digitali", spiega Antonella Inverno, responsabile ricerca e analisi dati di Save the Children. "Ragazzi e ragazze in molti casi imparano e riproducono copioni di un repertorio violento, con il risultato che dinamiche di possesso, controllo e aggressività rischiano di venire giustificate e normalizzate".

Controlli e ricatti nelle relazioni

Quando interrogati su comportamenti violenti e di controllo, emerge una quasi sovrapposizione tra ciò che ragazzi e ragazze affermano di aver subito e ciò che dichiarano di aver messo in atto, sebbene siano più spesso i ragazzi ad ammettere questi atteggiamenti. Il 28% ha usato linguaggio violento, altrettanti hanno fatto leva sulle emozioni per far sentire in colpa il partner, il 21% ha fatto pressioni per ottenere foto o video intimi.

Al 44% degli adolescenti è capitato che il partner chiedesse di non uscire con alcune persone, al 43% di non accettare contatti sui social, al 40% di non vestirsi in un certo modo, al 29% di condividere le password. Il ricatto emotivo è diffuso: il 29% ha subito minacce di gesti estremi in caso di rottura. La fine del rapporto è un momento particolarmente critico. Il 27% dichiara di aver cercato con insistenza l'ex partner, il 20% di aver minacciato di farsi del male in caso di rifiuto, altrettanti di aver condiviso o minacciato di condividere messaggi o foto private per vendetta.

Immagine

Incontri occasionali, giochi e sfide sessuali

La ricerca di Save The Children mette in luce anche la diffusione di pratiche che possono diventare terreno di vulnerabilità. Al 28% degli intervistati è capitato di avere incontri intimi occasionali dopo aver bevuto troppo senza ricordare bene le circostanze il giorno dopo. Il 40% ritiene diffuso tra i coetanei bere in modo esagerato per disinibirsi sessualmente, il 24% usare sostanze o farmaci, il 23% partecipare a giochi o sfide sessuali di gruppo. Percentuali che schizzano rispettivamente al 49%, 36% e 44% tra chi vive in un clima familiare negativo.

Aumenta la consapevolezza, ma non cambiano i comportamenti

Rispetto all'indagine del 2023, gli adolescenti – soprattutto le ragazze – sembrano più consapevoli. È calata la percentuale di chi ritiene "normali" alcuni atteggiamenti di possesso: se due anni fa il 30% pensava che la gelosia fosse un segno d'amore, oggi è sceso al 23% (16% tra le ragazze). Il 73% ritiene che nessuno dovrebbe sentirsi obbligato a condividere password o posizione, il 68% che il consenso non sia mai scontato.

Tuttavia, questa maggiore consapevolezza non si traduce in un cambiamento dei comportamenti. Anzi, alcuni atteggiamenti sono in aumento: chi dichiara di essere stato spaventato con atteggiamenti violenti è passato dal 19% al 25%, chi ha subito linguaggio violento dal 31% al 36%, chi ha subito ricatti dal 22% al 31%.

Violenza negli spazi pubblici e online

Anche fuori dalle relazioni sentimentali, i ragazzi affrontano un clima di violenza pervasiva. Il 29% si è trovato in una situazione in cui si è sentito costretto ad atti sessuali indesiderati. Il 49% ha avuto almeno una volta paura di ricevere violenza da coetanei, il 38% ha subito comportamenti violenti sia offline sia online dalla stessa persona.

Sul fronte digitale, il 37% ha ricevuto richieste di foto private da persone con cui non aveva un rapporto intimo. Commenti sessisti e discriminazioni sono parte del vissuto quotidiano: il 63% ha ricevuto commenti indesiderati sul corpo, il 60% commenti giudicanti sul modo di vestirsi o comportarsi, il 36% insulti per motivi legati al genere o all'orientamento sessuale.

Le strategie di autoprotezione delle ragazze

Le ragazze sviluppano strategie di prevenzione che limitano di fatto la loro libertà. Il 60% sceglie di non andare in luoghi isolati, il 49% di non prendere mezzi pubblici da sole la sera, il 42% di evitare feste dove non conosce nessuno, il 21% di non prendere taxi da sole. Il 45% finge di essere al telefono per sentirsi più sicura tornando a casa, il 38% condivide la posizione con qualcuno di cui si fida, il 32% finge di aspettare qualcuno quando si sente minacciata.

Fiducia nella famiglia, ma poca conoscenza dei servizi

L'85% degli adolescenti parlerebbe con qualcuno in caso di violenza: il 60% con la madre, il 39% con il padre, il 24% con le amiche. Solo l'11% conosce correttamente il numero antiviolenza 1522. Meno della metà (47%) ha fatto educazione sessuo-affettiva a scuola, per lo più percorsi brevi. Eppure il 79% pensa che un corso obbligatorio sarebbe utile per contrastare la violenza di genere.

"I passi avanti nella consapevolezza sono importanti, ma ancora troppo pochi e troppo lenti", dichiara Raffaela Milano, direttrice ricerca di Save the Children. "È necessario rafforzare l'impegno affinché tutti i ragazzi e le ragazze possano crescere in un contesto di rispetto, libero da stigma e paure. Questo deve partire dalla scuola, con corsi obbligatori di educazione sessuo-affettiva".

Con la campagna #Facciamoloinclasse, l'ONG torna a chiedere una legge che preveda percorsi obbligatori di educazione all'affettività e alla sessualità, risorse per garantire sostegno psicologico alle vittime minorenni e un sistema nazionale di raccolta dati sulla violenza di genere.

164 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views