Il caso sulla morte di Imane Fadil, l'ex modella 34enne testimone chiave dell'accusa di Silvio Berlusconi nel processo Ruby, potrebbe giungere alla fine. I pm di Milano, Tiziana Siciliano, Antonia Pavan e Luca Gaio hanno infatti chiesto oggi l'archiviazione dell'inchiesta aperta per omicidio volontario, spiegando che è cosa ormai certa che la ragazza sia deceduta a causa di una aplasia midollare lo scorso marzo dopo un mese di agonia all'ospedale Humanitas di Rozzano. I pubblici ministeri hanno anche escluso responsabilità medica. Intanto, i familiari della giovane, di origine marocchina, stanno valutando di opporsi alla richiesta di archiviazione, come già emerso nei giorni scorsi quando è arrivata la notizia dell'annullamento del funerale della 34enne affinché potesse essere sottoposta ad una nuova perizia.

"Ignote le cause che hanno generato l'aplasia midollare"

Potrebbe così concludersi una vicenda, avvolta dal mistero, durata mesi. All'inizio si pensava che la ragazza fosse stata avvelenata con sostanze radioattive. E in effetti dai primi accertamenti su un campione di urine di Imane Fadil era stato "individuato un movimento positivo relativo alle onde alfa con una frequenza radioattiva vicina a quella del polonio", dovuto però, su accerterà in seguito ad una anomalia del sistema dopo l'autopsia, come ha spiegato oggi in conferenza stampa il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano, che ha ripercorso l'allarme poi rientrato di un possibile avvelenamento "da radiazioni" come causa della morte della modella marocchina. Siciliano ha spiegato poi che i successivi e ripetuti accertamenti hanno escluso definitivamente qualsiasi "traccia di radioattività". Inoltre, nel ripercorrere le tappe degli esami che hanno portato ad accertare come causa della morte l'aplasia midollare, ha sottolineato che in tutti gli organi della ragazza fu trovata anche "in quantitativi elevati una sostanza tossica, la piridina". Dunque, il decesso sarebbe avvenuto naturalmente, anche se restano ancora ignote "le cause che hanno generato la patologia, possono essere molteplici, da un'infezione ad altre, ha specificato il procuratore di Milano, Francesco Greco.

Morte Fadil, "scelte terapeutiche non azzeccate"

Ma la famiglia promette battaglia. Dalla consulenza medico legale sulla morte di Imane Fadil è anche emerso che "le scelte terapeutiche non sono state azzeccate, che la consulenza ha sì escluso la colpa medica, ma questo fronte delle terapie deve essere approfondito e la famiglia farà di tutto per sapere come è morta Imane e se poteva essere salvata con un trattamento più idoneo", come ha spiegato l'avvocato Mirko Mazzali, il quale ha aggiunto che "dati alla mano ci saranno dei consulenti che potranno dirci se e come andare avanti. Queste conclusioni mi hanno lasciato un po' perplesso, poi vedremo". Per altro sempre al legale, la stessa ragazza prima di morire avrebbe detto: "Vogliono farmi fuori", alimentando il sospetto che potesse essere stata uccisa. Ipotesi che al momento è stata scartata. Proprio ill file audio della telefonata è stato fatto sentire ai giornalisti durante la conferenza stampa in cui la Procura di Milano sta dando conto dei risultati del lavoro dei periti sul decesso della 34enne.