Anche se al momento ci sono ben 179 candidati vaccini in via di sviluppo in tutto il mondo, di cui 17 già alla fase clinica, "non credo potremo contare su di loro per contrastare una eventuale seconda ondata di Coronavirus nel dicembre/gennaio 2020-2021″. Per questo, bisogna puntare "sugli anticorpi monoclonali capaci di neutralizzare Sars-CoV-2 e sul plasma dei soggetti convalescenti". Così Guido Silvestri, il virologo di origine italiana, oggi capo dipartimento di Patologia all'Università Emory di Atlanta, Stati Uniti, ha fatto il punto della situazione dell'emergenza Coronavirus in Italia e nel mondo, facendo anche delle previsioni sulle cure che potrebbero aiutare a superare la pandemia, che ha finora fatto più di 530mila morti a livello globale e che in molti Paesi si trova ancora nella fase più acuta.

In Italia contagio stabile nonostante le riaperture

Secondo Silvestri, "la situazione in Italia rimane buona, con ad oggi solo 71 persone in terapia intensive per Covid-19 (1.7% del picco di 4.068 ricoveri), 940 ricoveri ospedalieri (erano 29.010 al picco) e 14.621 casi attivi". Sul perché non si sia verificata un'impennata di nuove infezioni dopo le riaperture, l'esperto avanza qualche ipotesi: "Stagionalità, distanziamento sociale, interventi di prevenzione mirata, immunità naturale, ma sarà importante continuare ad analizzare e capire cosa sta succedendo, perché se la R0, l'indice di trasmissione per Sars-CoV-2 in Italia (ed in Europa) rimane inferiore a 1 senza lockdown è una notizia bella ed importante per tutti". Tuttavia, i numeri dell'emergenza continuano a crescere nel resto del mondo, Stati Uniti e Brasile in testa, ma "l'aumento del numero dei nuovi casi che va avanti da quasi due mesi ma non è accompagnato da un aumento corrispondente del numero delle morti – ha specificato Silvestri -. A questo punto è chiaro che la pandemia si è diffusa più o meno ovunque, anche se la mortalità pro-capite nei climi equatoriali e tropicali rimane molto minore di quella vista in Europa e Nord America nel periodo marzo-aprile 2020 (questo nonostante servizi sanitari in genere molto meno efficienti)".

Cure e trattamenti tra vaccino e anticorpi monoclonali

Oltre ai progressi segnalati nei "nuovi approcci per condurre interventi mirati di prevenzione basati sul monitoraggio dello status virologico: rapid testing e group testing", Silvestri si è espresso con ottimismo anche sulla questione vaccino, unica vera arma, secondo gli esperti, per sconfiggere Covid-19 e tornare alla normalità. "Ci sono al momento 179 – non è un errore: sono proprio centosettantanove – candidati vaccini in via di sviluppo, di cui 17 in fase clinica – ha spiegato il virologo -. Appartengono a ben nove categorie diverse: vaccini a virus inattivato, virus attenuato, subunità proteica, DNA, RNA, vettori virali replicanti, vettori virali non-replicanti, virus-like particles (VLP), ed altri". Grande ottimismo, molti candidati promettenti, ma "non credo che, nonostante questa tempistica accelerata, potremo contare su questi vaccini per contrastare una eventuale seconda ondata nel dicembre/gennaio 2020-2021. Forse però potremo per questa ondata contare su un’altro game changer". Il riferimento di Silvestri è agli anticorpi monoclonali e al plasma dei convalescenti per il trattamenti dei pazienti Covid: "Ci sono vari anticorpi monoclonali derivati dal sangue di soggetti guariti, da usare da soli o in combinazioni (i cosiddetti cocktails), che si sono dimostrati potentissimi nei vari modelli animali per Covid-19 e che ora sono in studi clinici di Fase I e II. Ricordo che la loro efficacia sarà più veloce da dimostrarsi di quella dei vaccini, in quanto si prefigurano almeno inizialmente come agenti di terapia e/o profilassi post-esposizione. Siccome l’emivita di questi anticorpi è nell’ordine di 3-4 settimane, si potrebbe configurare uno scenario in cui tali anticorpi avranno un impatto drammatico nel ridurre i danni clinici di una eventuale seconda ondata nell’inverno 2020-2021″. Sul plasma di soggetti convalescenti "dico solo che abbiamo una bellissima notizia che viene proprio dalla nostra Emory University – ha concluso Silvestri -, di cui però non posso ancora parlare. È una storia splendida, che presto condivideremo".