La fede in Dio per contrastare l’avanzata del Coronavirus. Il crocifisso con cui parlava don Camillo, interpretato da Fernandel nei film ispirati dai libri di Giovanni Guareschi, da stamattina campeggia nella piazza principale di Brescello, di fronte alla chiesa di Santa Maria Nascente, dall’altra parte della piazza dove c’è il municipio in cui, secondo la finzione scenica, operava il sindaco Peppone.

L’iniziativa è del parroco, don Evandro Gherardi, che ha così commentato la sua decisione: “Da stamattina, il Crocifisso di don Camillo è esposto all’esterno della chiesa di Brescello. Cristo, morto e risorto per la nostra salvezza, faccia cessare l’epidemia su Brescello, l’Italia e il mondo intero!”

Il valore simbolico di questa scelta è grande: così come don Camillo parlava con il crocifisso, i cittadini che passeranno nella piazza potranno dunque chiedere a Cristo di fermare la diffusione del Coronavirus. Nei libri di Giovanni Guareschi dedicati alla saga di Peppone e don Camillo, così come nei film, il crocifisso che parla con il sacerdote rappresenta la voce della coscienza del prelato, pronta a consigliare, quando necessario, don Camillo.

Il crocifisso, in genere, si trova in una cappella laterale della chiesa parrocchiale di Santa Maria Nascente ed è uno dei tre che furono usati durante le riprese del film. Molti non sanno, infatti, che ne esistevano tre versioni, con altrettante espressioni del volto differenti, da usare a piacimento a seconda del tono del film. Fu realizzato in legno leggero di balsa da un falegname di Brescello, Emilio Bianchini, su bozzetti dello scenografo Bruno Aversani. Per renderlo più leggero fu anche svuotato del legno al suo interno. Al termine delle riprese, la produzione lo fece benedire e lo donò alla chiesa parrocchiale, che non è quella che si vede nei primi film, in cui la chiesa di don Camillo è riprodotta in un set a Cinecittà.