video suggerito
video suggerito
Strage di Crans-Montana in Svizzera

Il buttafuori di Crans-Montana: “Dovevamo far entrare tutti nel locale, mi sono salvato strisciando sotto i morti”

Il terribile racconto del buttafuori del Constellation ferito gravemente durante la strage di Crans Montana: “Sono riuscito a strisciare e a uscire di lato da sotto la pila di persone perché erano tutte morte”.
A cura di Antonio Palma
0 CONDIVISIONI
Immagine
Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su

Quando il Constellation iniziò a riempirsi troppo la sera di capodanno “mi ordinarono di smettere di controllare i documenti perché dovevamo far entrare tutti”, lo ha raccontato Predrag Jankovic, il buttafuori che durante la strage di Crans Montana era all'entrata per filtrare gli ingressi e che ha rischiato di morire a sua volta nell’incendio che ha causato 41 morti e oltre un centinaio di feriti. L’uomo era stato assoldato dall’amico che faceva servizio d’ordine nel locale dei Moretti ma non aveva nessuna formazione né contratto per lavorare, come ha ammesso lui stesso nell’interrogatorio.

Il suo turno era iniziato alle 22 col compito di controllare gli ingressi del locale, in particolare l’età dei giovani assicurandosi che non avessero meno di sedici anni. “Non sono una guardia giurata. Sono un falegname. Non ho ricevuto alcuna formazione in quel campo. Dovevo solo aprire la porta, controllare le persone che entravano e i documenti. Tutto qui. Dopodiché, gli altri li facevano entrare e li accompagnavano ai loro tavoli. Non ho effettuato perquisizioni e non ho controllato i loro effetti personali. Non dovevo controllare le borse” ha raccontato Jankovic nei verbali che Fanpage.it ha visionato, rivelando: “Quando sono arrivati a gruppi di 10 o 15 mi hanno ordinato di smettere di controllare i documenti perché dovevamo far entrare tutti”.

Secondo il buttafuori, per controllare gli ingressi Jessica Moretti aveva imposto di chiudere tute le altre uscite. “Quando sono arrivato ho assistito a una discussione tra Jean-Marc, la cameriera Cyane e Jessica Moretti. Stavano parlando delle porte, di avere un solo ingresso per impedire alle persone di entrare da altri punti. È successo proprio davanti a me” ha rivelato.

Il suo lavoro doveva finire alle 6 del primo gennaio ma all’una e mezza fuoco e fiamme hanno invaso il locale facendo una strage. Il giovane non aveva alcuna formazione per gestire la situazione né conoscenza sulla sicurezza del locale. Quando qualcuno ha iniziato ad urlare, è sceso di istinto nel seminterrato dove è quasi morto riportando ustioni di secondo grado ad arti e volto.

“Quando è scoppiato l'incendio, c'era una giovane ragazza bionda in cima alle scale, accanto al bar, che urlava: Al fuoco! Al fuoco!. Il mio primo istinto è stato di aprire la porta e gridare ‘Al fuoco!’ per far sì che la gente in coda si facesse da parte per liberare l'uscita e la gente che era al piano di sopra ha cominciato ad andarsene. Poi sono sceso e ho incrociato Jessica Moretti che stava uscendo in preda al panico. Arrivato in fondo alle scale ho cercato l'altra guardia di sicurezza ma in mezzo secondo l'intera stanza si è riempita di fumo, una folata mi ha colpito in pieno e sono caduto dalle scale” ha raccontato il buttafuori.

I momenti successivi sono stati drammatici. “Ho cercato di risalire, volevo aprire un'altra porta della veranda per far uscire le persone che si accalcavano all'interno. Ma non ci sono riuscito. Mi hanno calpestato, non potevo muovermi. Ho visto la morte avvicinarsi. Ho visto il fuoco e ho chiuso gli occhi. Quando le fiamme si sono spente, c’è stato un silenzio assoluto per tre o quattro secondi. Avevo due ragazze sopra di me, i loro occhi sporgevano dalle orbite e le ho viste perdere la vita. Sono immagini che mi rimarranno impresse per sempre nella mente" ha raccontato l'uomo.

“Alla fine sono riuscito a strisciare e a uscire di lato da sotto la pila di persone perché erano tutte morte” ha aggiunto Jankovic. La salvezza infine da una finestra della veranda che qualcuno aveva rotto: “Tastavo il terreno con le mani perché non vedevo nulla , poi ho sentito una corrente d'aria fresca e mi son diretto verso quella zona e sono uscito ma non sono stato io ad aprire fisicamente quella porta. Fuori, ho preso un po' d'aria, mi sono tolto la giacca e ho chiamato mio padre, gli ho detto che doveva venire a prendermi e portarmi in ospedale. Era una zona di guerra, è stato davvero orribile. La gente era sfigurata, con la pelle a pezzi. Urlavano. Ho indicato una ragazza priva di sensi a un poliziotto ma ha detto che non era lì per quello".

0 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views