La discesa riparte, dopo qualche giorno di stallo. Oggi in Italia si contano 165.155 contagi da nuovo Coronavirus (+2667 rispetto a ieri, 1127 i nuovi casi attivi), di cui 38.092 guariti (+962 rispetto a ieri) e 21.645 decessi (+578 rispetto a ieri). Questi i numeri del bollettino diffuso dalla Protezione Civile oggi, mercoledì 15 aprile. Il bilancio è stato comunicato come di consueto dal capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, nel corso del punto stampa delle ore 18.

”Oggi i dati sono buoni, ma attenzione: un quarto dei nuovi casi, il 24% si sono verificati in due sole città: Milano e Torino”. Giovanni Forti, 25 anni è studente di Economics all'Università di Pisa e alla Scuola Superiore Sant'Anna. Dal 2018 fa parte della redazione di YouTrend, dove di occupa della parte editoriale, dell'analisi dei dati e della produzione di data visualization e su YouTrend ha scritto diversi articoli sulla pandemia del Covid-19: “L’epidemia non inizia oggi e i grandi focolai fortunatamente non ci sono stati a lockdown iniziato, altrimenti parleremmo di numeri molto peggiori – spiega Forti a Fanpage.it -. Però è l’ennesima riprova che nelle città è molto più difficile far rispettare le regole, e il distanziamento sociale è più difficile, anche a lockdown in corso”.

Colpa dei milanesi e dei torinesi indisciplinati, questi dati?

Non direi. Guardando il tracciamento delle celle telefoniche, relativi ai dati di Apple, Google, Enel si vede che i milanesi sono estremamente ligi alle regole. Il crollo della mobilità è stato repentino sin da quando Milano non era nemmeno zona arancione. Non si possono accusare i cittadini di comportarsi male.

E allora, cosa?

Torino e Milano sono città piene di supermercati, di negozi alimentari, di uffici e pure di fabbriche. La grande offerta di beni di prima necessità e di esercizi che vendono beni di prima necessità è un fattore di rischio. Questo tipo di lockdown arancione, nelle grandi città, lascia al virus la possibilità di riprodursi.

 

Per il resto i numeri di oggi sono positivi, no?

Si, ma non esageriamo. Il fatto che ci sia stato un altro numero di decessi conferma che siamo in una fase di lentissima discesa. Addirittura, se facciamo la media mobile dei decessi ci accorgiamo che è in lentissima crescita.

Cosa significa, questo?

È un dato questo che ci dice come si è diffusa l’epidemia nelle altre regioni italiane, toccando luoghi delicati come le RSA e i centri per anziani.

E poi ci sono stati anche pochi guariti, oggi…

È vero, oggi ci sono stati solo 962 guariti, il numero più basso da 10 giorni. Non diamo troppa importanza a questo dato, però, che risente molto dei pochissimi guariti di oggi in Lombardia (+34), oltre che dei pochi tamponi fatti durante il weekend di Pasqua

I contagi, invece?

Relativamente ai contagi la percentuale di crescita è la più bassa di sempre e il valore assoluto dell’aumento non era così basso dal 13 marzo, in presenza di un numero di tamponi medio, più basso rispetto ai record della settimana scorsa, più alto rispetto al crollo di ieri. Siamo tornati in media rispetto alla scorsa settimana.

Da dove vengono questi contagi?

Come abbiamo detto, Lombardia e Piemonte da sole, trainate da Milano e Torino, valgono più della metà di tutta l’Italia. Assieme fanno 1366 nuovi casi su 2667. Il Piemonte è anche la regione con l’aumento percentuale più alto, pari al 2,9%. I dati delle altre regioni invece sono abbastanza buoni. L’unico dato più alto è quello Pugliese, ma è un aumento di poco più del 2%, così come la Liguria.

Ieri dicevamo che confrontando le medie mobili settimanali si poteva stimare una diminuzione dei contagi a ritmo di circa 400 contagi in meno a settimana…

Oggi i dati sono migliorati, è vero. Ma se confrontiamo la media mobile di questa settimana con quella della settimana scorsa siamo ancora sui 400-500 casi in meno a settimana. Il che vuol dire che le settimane che ci separano dallo zero casi sono ancora, circa, dalle 8 alle 10. Il che significa che, ai ritmi attuali, potremo dire di esserne davvero fuori nella seconda metà di giugno.