Pochi tamponi, ma tanti nuovi contagi e ancora tanti, troppi decessi. I numeri aggiornati del bollettino della Protezione Civile del 14 aprile, relativo all'emergenza Coronavirus in Italia, parlano di 162.488 contagi (+2.972 rispetto a ieri, 675 i nuovi casi attivi), di cui 37.130 guariti (+1.695 rispetto a ieri) e 21.067 decessi (+602 rispetto a ieri). Dei 104.291 casi positivi accertati, 73.094 sono in isolamento domiciliare, 28.011 sono ricoverati con sintomi e 3.186 sono ricoverati in terapia intensiva (-74 unità rispetto a ieri). La regione più colpita dalla pandemia di Coronavirus resta di gran lunga la Lombardia, seguita da Emilia Romagna e Piemonte. 1.073.689 i tamponi totali effettuati sino ad ora (sono 26.779 quelli nuovi rispetto a ieri).

“Siamo su un plateau, ma è molto lento”. Giovanni Forti, 25 anni è studente di Economics all'Università di Pisa e alla Scuola Superiore Sant'Anna. Dal 2018 fa parte della redazione di YouTrend, dove di occupa della parte editoriale, dell'analisi dei dati e della produzione di data visualization e su YouTrend ha scritto diversi articoli sulla pandemia del Covid-19: “Oggi, rispetto a una settimana fa i casi dei contagi sono lievemente migliori – spiega Forti a Fanpage.it -. Questi dati ci raccontano meglio di tante parole perché non possiamo aspettarci dei crolli verticali nei contagi e nei decessi”.

D’accordo, ma siamo in quarantena da più di un mese: possibile ancora tanti contagi? O forse ora ci sono numeri più attendibili rispetto a quelli di un mese fa?

Di sicuro non possiamo dire che questi numeri siano colpa dei tanti tamponi, che in questi giorni di Pasqua sono crollati: oggi sono stati effettuati meno di 30mila tamponi. In Italia i tamponi sono quasi dimezzati rispetto alla media della settimana scorsa (-42%). I dati peggiori sono in Trentino Alto Adige (-77%), in Toscana (-66%) e in Lombardia (-53%).

Quindi i contagi, paradossalmente, potrebbero essere ancora di più…

Non si sa: non si sa i tamponi siano mirati.  In un contesto del genere la cosa più saggia da fare è un confronto del trend che fermarsi al dato singolo. E il confronto del trend ci dice che il miglioramento c’è, ma è lieve.

Quanto lieve?

La Lombardia la settimana scorsa ci aveva fatto vedere tra i 1000 e 1500 casi al giorno. Oggi ne fa 1012. Quando parlavamo di plateau parlavamo di questo: di una sorta di stallo, una volta raggiunto il picco. Prevedere quanto lentamente cresceremo nelle prossime settimane è molto difficile.

 

Possiamo aspettarci qualche centinaio di nuovi casi in meno da una settimana all’altra?

Negli ultimi 7 giorni l’aumento medio è stati di 3843 nuovi casi al giorno, nei precedenti 7 giorni era stato di 4256. Probabilmente ne usciremo a colpi di 400 casi in meno alla settimana.

Se la dinamica fosse questa, si parlerebbe di dieci settimane ancora. Ma Giuseppe Conte e il governo vogliono far finire il lockdown il prossimo 4 maggio….

Speriamo abbia ragione il Governo. Però è comunque difficile pensare che, con le medesime misure in atto, si passi da 400 a 1000 casi in meno a settimana.

Per di più non accenna a diminuire il numero dei decessi…

Il numero di decessi resta molto alto. Siamo di nuovo sopra i 600 in un giorno, molto superiore a quello degli ultimi giorni. Molto simile a quello di martedì scorsa, quando erano stati 604.

E per completare il quadro delle cattive notizie, pure il numero dei guariti aumenta molto lentamente…

Quello per dipende molto dai numeri dei tamponi che le regioni riescono a fare e a processare. Sul dato dei guariti di oggi, che è un po’ più basso rispetto alla scorsa settimana, mi terrei il beneficio del dubbio, dato il basso numero di tamponi del weekend.

Scendiamo a un dettaglio regionale. Da dove arrivano le cattive notizie? E quelle buone, se ci sono…

I dati delle regioni, soprattutto quelli del nord ovest, sono anch’essi molto negativi, soprattutto in Piemonte e Liguria. Al Sud invece le cose sono molto diverse: dall’Abruzzo in giù, Lazio escluso, abbiamo solo 265 casi, che è un numero bassissimo: parliamo di un aumento percentuale inferiore al 2%, e quindi inferiore alla media nazionale. Non sappiamo se il Sud avrà la possibilità di una riapertura differenziata, ma di sicuro i dati del Sud sono la buona notizia di oggi.