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7 Febbraio 2019
16:36

I giornalisti di Fanpage.it vicini a Davide Falcioni, condannato per aver fatto il suo lavoro

I giornalisti di Fanpage.it esprimono piena solidarietà al giornalista Davide Falcioni condannato a 4 mesi di reclusione per aver fatto il suo lavoro. Con fortissima preoccupazione, la redazione di Fanpage.it si stringe attorno a un suo giornalista, condannato oggi dalla Corte d’appello di Torino, che ha confermato la sentenza di primo grado, per aver seguito la manifestazione dei No Tav nella sede torinese della Geovalsusa. In un paese democratico, non si può condannare la libera informazione.
A cura di Redazione
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I giornalisti di Fanpage.it esprimono piena solidarietà al giornalista Davide Falcioni condannato a 4 mesi di reclusione per aver fatto il suo lavoro. Dopo il tentativo di revocare la scorta a Sandro Ruotolo, ci troviamo a denunciare con forte preoccupazione un altro attacco ad un nostro giornalista condannato a quattro mesi di reclusione per aver semplicemente fatto il suo lavoro di cronista.

In queste ore, infatti, è arrivata la decisione della Corte d’appello di Torino su Davide Falcioni, che il 24 agosto del 2012 aveva seguito la manifestazione dei No Tav nella sede torinese della Geovalsusa e per questo era stato chiamato come testimone. Proprio per aver testimoniato che quello a cui aveva assistito con i suoi occhi, mentre svolgeva il suo lavoro, non corrispondeva a quello che l’accusa paventava contro i manifestanti è alla base dell’indagine a suo carico.

Secondo i giudici, Davide Falcioni sarebbe dovuto rimanere fuori dall’edificio e aspettare di conoscere come si erano svolti i fatti tramite le note della Polizia. Non è così che noi intendiamo il nostro lavoro di giornalisti impegnati in prima linea nel racconto dei fatti. Per questo i giornalisti di Fanpage.it, il Cdr e il direttore Francesco Piccinini vogliono pubblicamente esprimere solidarietà a Davide Falcioni e intendono interessare del caso l’Ordine e il sindacato dei giornalisti, perché in un paese democratico non si può condannare la libera informazione.

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