I genitori che decidono di non mandare i figli a scuola perché mancano i docenti di sostegno

Immagine
Immagine di repertorio
“Senza insegnanti di sostegno non li mandiamo a scuola”: a Fanpage.it la denuncia delle famiglie della provincia di Belluno che segnalano carenze di personale e frequenze ridotte per bambini con disabilità.

La nostra redazione raccoglie segnalazioni e testimonianze di famiglie che ogni giorno si confrontano con difficoltà legate all'inclusione scolastica. Se anche tu stai vivendo una situazione simile o hai una storia da raccontare, scrivici a segnalazioni@fanpage.it o clicca qui.

Ci sono bambini che a scuola ci vanno soltanto per alcune ore. E ci sono bambini che, in assenza dell'insegnante di sostegno, hanno scelto di non mandarli affatto. È il quadro che emerge dalle segnalazioni raccolte nelle ultime settimane in diversi comuni della provincia di Belluno e portate all'attenzione della ONG Bon't Worry iNGO. Una situazione che, se confermata, porrebbe una questione: quella del diritto all'inclusione scolastica dei bambini con disabilità e della possibilità concreta di frequentare la scuola con un'assistenza adeguata.

Il problema non sembrerebbe essere uguale ovunque. In alcuni istituti, secondo quanto riferito a Fanpage.it, il docente di sostegno sarebbe presente, ma non per l'intero orario, con la conseguenza che molte famiglie accompagnano i figli a scuola soltanto nelle ore in cui è garantita la copertura "a singhiozzo". In altri casi, invece, il docente non ci sarebbe proprio. Così, alcune famiglie, ha raccontato la ONG, avrebbero deciso di tenere i figli a casa. "Una scelta che non nasce dalla volontà di sottrarre i bambini alla scuola", ma, al contrario, dalla convinzione dei genitori che mandarli in classe senza il necessario supporto "non garantisca loro un percorso educativo realmente adeguato". La questione riguarderebbe, in particolare, bambini autistici, per i quali cambiamenti, interruzioni e discontinuità possono rappresentare una difficoltà ulteriore.

"Abitiamo in provincia di Belluno. Mio figlio ha lo spettro autistico, ha quattro anni e frequenta l'asilo", ha raccontato a Fanpage.it una delle madri coinvolte. "È un bambino che fa molta fatica con i cambiamenti, ma ogni anno cambia insegnante". Secondo la madre, infatti, nella sua esperienza il problema non sarebbe tanto l'assenza assoluta del sostegno, quanto la continuità e l'adeguatezza dell'intervento. "Non fanno fare nulla ai bambini, li fanno giocare. Ma a loro servono queste attività per crescere". La famiglia ha anche valutato una soluzione drastica: trasferire il bambino in una scuola del vicino Trentino-Alto Adige, dove, secondo la madre, ci sarebbe maggiore attenzione al percorso individuale di bambini in fascia debole. Questo, però, significherebbe affrontare circa quaranta minuti di viaggio ogni giorno. Veronica ha quindi precisato che, in altri istituti, la situazione sarebbe diversa e ancora più radicale: "Il problema da noi non è che mancano insegnanti di sostegno, quanto il fatto che ci siano insegnanti non qualificati e non adatti. In molte altre scuole però non ci sono proprio".

È questo il punto sul quale la ONG ha deciso di accendere i riflettori: non il giudizio sul singolo insegnante, che rischierebbe di trasformare una questione strutturale in una controversia tra famiglia e scuola, ma il fatto che in alcune realtà la carenza di personale possa tradursi nella mancata o ridotta frequenza dei bambini con disabilità. "Altri sindaci mi hanno detto che i genitori non li stanno più mandando a scuola perché mancano insegnanti o non sono qualificati per gestire bambini di fascia debole", ha rincarato a Fanpage.it Bo Guerreschi, presidente della Bon't Worry iNGO. "Quei bambini vanno tutelati". E ha aggiunto: "Un bambino autistico ha una forte intelligenza, ma se non fa le giuste attività non riesce a svilupparla".

Dopo aver ricevuto decine di segnalazioni, la ONG si è quindi mobilitata chiedendo un confronto urgente con il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani. La richiesta non riguarda soltanto l'organizzazione scolastica, ma chiama in causa la tutela dei minori e il loro futuro. Ed è proprio questo il punto che rende particolarmente delicata la vicenda: se un bambino con disabilità finisce per frequentare la scuola soltanto quando è disponibile il personale necessario, o addirittura resta a casa perché quel personale non c'è, il problema non è più soltanto organizzativo, ma riguarda il diritto stesso all'istruzione, all'inclusione e a un percorso educativo adeguato alle esigenze di decine di bambini.

autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views